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Perdere peso senza pesare sull’ambiente

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Perdere peso in dieci semplici mosse

L’estate è ufficialmente arrivata e la temuta “prova-costume” bussa ormai alla porta. Da settimane si susseguono consigli per tornare in forma in poco tempo, cicli di palestra super concentrati, diete di ogni genere e suggerimenti last minute per perdere peso, col rischio però di adottare scelte alimentari dannose per noi e per l’ambiente. Nella rincorsa alla forma migliore saranno diversi i Paesi che dovranno sostenere sfide importanti. Secondo il Food Sustainability Index[1] – elaborato da Barilla Center for Food & Nutrition (BCFN) e The Economist Intelligence Unit (EIU) – sono Israele, Stati Uniti e – un po’ a sorpresa – l’Italia i Paesi dove andranno compiuti gli sforzi maggiori per perdere peso, perché è qui che si registra il più alto tasso di persone che “consumano troppo cibo” (con un punteggio rispettivamente di 9.53 su 100; 14.90 su 100 e di 15.55 su 100). Non c’è da stupirsi, insomma, se proprio da questi Paesi partirà la corsa alla dieta ideale. Ma sarà meglio scegliere quella a zona o quella del super metabolismo? Quella del gruppo sanguigno o la paleolitica? O ancora, è più opportuno puntare sulla tradizionale Mediterranea o su un’iperproteica? L’approccio più corretto sarebbe quello di parlare di modelli alimentari da seguire tutto l’anno, perché al di là del semplice fattore estetico, non bisogna dimenticare che, da un lato, seguire un regime dietetico sbagliato può portare al sovrappeso e all’obesità, con gravi rischi per la salute e, dall’altro, può provocare gravi danni al nostro Pianeta. Un esempio? BCFN ha stimato che abitudini alimentari più o meno ricche di carne possono portare a ridurre in una sola settimana le emissioni di CO2 equivalente anche di 9 Kg e il consumo di acqua di 6.900 litri/pro capite (dati riferiti ad una dieta come quella mediterranea, che prevede fonti di proteine provenienti da pesce, uova, carne bianca e soprattutto legumi almeno due volte a settimana, rispetto ad una che prevede il consumo di carne tutti i giorni). Proprio quello che mettiamo nel piatto, insomma, rappresenta oggi uno dei principali fattori di inquinamento a livello globale. La sfida quindi è perdere peso senza “pesare” sul Pianeta.

Katarzyna Dembska, Ricercatrice della Fondazione BCFN, ribadisce l’importanza di fare scelte alimentari corrette nel corso di tutto l’anno: “I ritmi della vita quotidiana, la mancanza di educazione alimentare e la comoda disponibilità di alimenti processati, spesso ricchi di zucchero, sale e grassi, ci sta allontanando lentamente dalla Dieta Mediterranea, che invece ci ha garantito salute e longevità oltre a sostenibilità ambientale. Non dobbiamo dimenticare che viviamo in un sistema globale in cui la popolazione e il consumo di risorse come acqua, suolo ed energia aumentano in maniera esponenziale, pertanto sarebbe meglio individuare un modello dietetico che ci aiuti a restare in forma senza inquinare. L’arrivo dell’estate può essere un’ottima occasione per tornare in forma e in salute, riscoprendo la nostra cultura alimentare sana e sostenibile, cercando di mantenere un corretto stile di vita tutto l’anno. Come BCFN abbiamo studiato 10 semplici consigli per tornare in forma, facendo bene a noi stessi ma anche all’ambiente”.

 

PESO, ITALIANI I PIÚ “SANI” AL MONDO, MA È ALLERTA PER 1 UNDER 18 SU 4 CHE È SOVRAPPESO

Secondo il Bloomberg Global Health Index gli italiani sono il popolo più “sano” al mondo, anche grazie ai benefici della Dieta Mediterranea. Eppure, soprattutto tra i più giovani, si starebbe affermando un diverso approccio all’alimentazione che rischia di allontanarci da questo modello alimentare. Anche il Food Sustainability Index di BCFN ed EIU pone l’attenzione su questo fronte: l’Italia occupa oggi il 3° posto tra i 25 Paesi analizzati per tasso di persone che mangiano “troppo” (15.55 punti su 100). Il dato considera due parametri: la “percentuale di sovrappeso fra i 2 e i 18 anni” (il 23,25% della popolazione in target è sovrappeso, peggio solo di Israele dove si arriva al 24%)[2], dove l’Italia registra una situazione delicata. E la “percentuale di popolazione maggiore di 20 anni in sovrappeso o obesa” (Italia 13ma nell’Index[3]), con il 58,8% di italiani che ha una massa corporea superiore o uguale a 25, sostanzialmente in linea con altri grandi Paesi. Associando questi dati alla modesta propensione allo sport che registriamo c’è sicuramente da riflettere (per l’Index solo il 36% dei nostri connazionali si impegna a raggiungere ogni settimana i livelli di attività fisica suggeriti, ben distante da Paesi come Russia, UK, Argentina o Francia che ci precedono in questa graduatoria). Infatti, la combinazione di una vita sedentaria ad abitudini alimentari mutate a favore di un regime dietetico ricco di proteine animali e grassi, se proiettato sul futuro, può portare ad un cambiamento in negativo del tasso di incidenza di malattie (secondo l’ultimo rapporto dell’OCSE il 13% della popolazione italiana al di sopra dei 15 anni sarà obesa entro il 2030). Le conseguenze possono essere il diffondersi di: diabete (con un nuovo caso ogni 5 secondi nel mondo), patologie cardiache (che rimangono la prima causa di morte al mondo con 20 milioni di decessi nel 2015) e patologie croniche (che determinano il 60% dei decessi a livello globale)[4].

 PERDERE PESO, 10 MOSSE PER ESSERE IN FORMA (NON SOLO D’ESTATE)

  1. Aumenta il consumo di cereali integrali: farro, orzo e riso, ma anche quinoa, miglio e amaranto forniscono energia a basso indice glicemico e sono versatili e ideali per tante ricette e piatti freddi
  2. Ricorda che frutta e verdura non dovrebbero mai mancare, sia nei pasti principali che come spuntini: la varietà che arriva con la bella stagione rappresenta un’ottima occasione per aggiungere colore, vitamine, fibra e sali minerali alla dieta. Magari puntando sui produttori locali
  3. Riduci la carne e i formaggi e sostituiscili con fagioli, lenticchie, ceci: sono ottimi sostituti delle proteine animali e possono essere consumati come hummus, insalate o in abbinamento con pasta e riso. Scegliere i legumi, in sostituzione di carne e formaggi, vuol dire ridurre le emissioni di gas serra associabili (per i legumi sono pari a 0,63 Kg di CO2 equivalente, mentre quelli della carne rossa arrivano a circa 25 Kg CO2 equivalente), senza considerare che per produzione e trasformazione dei legumi si stima un consumo di acqua pari a 2,711 L/k, a fronte della carne rossa che necessita mediamente di 18,799[5]
  4. Consuma più pesce, meglio se quello azzurro pescato in maniera sostenibile nel nostro mare, come alici e sarde
  5. Riduci il sale, insaporendo i piatti con erbe aromatiche: prezzemolo, origano, basilico, salvia, rosmarino, che sono ricchi di vitamine e sostanze antiossidanti
  6. Usa l’olio extravergine di oliva, sia per condire a crudo che per cucinare: “l’oro verde” degli antichi, oltre ad avere una buona proporzione di acidi grassi monoinsaturi, è ricco di tocoferoli e fitosteroli
  7. Aumenta il consumo di frutta secca: scegli quella non salata come mandorle, nocciole, pistacchi, noci. Una manciata al giorno non fa ingrassare e protegge l’organismo da malattie cardiovascolari
  8. Bevi acqua per dissetarti, perché succhi di frutta e bibite sono molto ricche di zuccheri, aumentano la sete e le calorie assunte in maniera significativa
  9. Trova il tempo per il movimento nella tua giornata, perché una dieta da sola può non bastare. Spostarsi a piedi e in bicicletta favorisce una perdita di peso salutare e riduce le emissioni causate dai mezzi di trasporto
  10. Ritrova il piacere della lentezza e della convivialità: scegli cibi che provengono dalla tua regione e che siano coltivati localmente, per preparare i piatti tradizionali da condividere insieme a qualcuno

 

PESO, LA DOPPIA PIRAMIDE ALIMENTARE E AMBIENTALE

Insomma, numerosi studi sembrano confermare che la dieta Mediterranea sia il modello alimentare migliore per prendersi cura della propria salute e dell’ambiente. Si tratta di un vero e proprio “elisir di lunga vita”: un’alta aderenza a questa dieta, rispetto a chi adotta altri modelli alimentari, può tradursi in circa 4,5 anni[6] di aspettativa di vita in più. L’abbinamento salute-sostenibilità può sintetizzarsi nella Doppia Piramide Alimentare Ambientale elaborata dalla Fondazione BCFN. Si tratta di un modello grafico che alla classica piramide alimentare (i cui principi coincidono con quelli della dieta mediterranea) affianca una nuova piramide (capovolta) ambientale nella quale gli alimenti vengono classificati in base alla loro impronta ecologica (Ecological Footprint), ossia l’impatto che la loro produzione può avere sull’ambiente. Oggi sono più di 1300 le fonti scientifiche utilizzate per l’elaborazione della Doppia Piramide, un elemento che ha rafforzato ulteriormente l’attendibilità delle ipotesi formulate nella sua prima edizione. La Doppia Piramide permette di visualizzare come gli alimenti a minore impatto ambientale siano gli stessi per i quali i nutrizionisti consigliano un consumo maggiore, mentre quelli con un’impronta ambientale più alta sono quelli che andrebbero consumati con moderazione.

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