Home C'era una volta Meat Loaf, il polpettone del rock

Meat Loaf, il polpettone del rock

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Il 27 settembre 1948 nasce a Dallas, nel Texas, Marvin Lee Aday, destinato a diventare uno dei più pittoreschi personaggi del rock mondiale con il nome di Meat Loaf.

Un nome d’arte ispirato alla mole

Imponente ciccione deve proprio alla sua ingombrante mole fisica il nome d’arte, che tradotto in italiano equivale a “polpettone”, preso in prestito dal soprannome di un famoso allenatore di football americano. Non ha ancora vent’anni quando forma a Los Angeles la sua prima band, la Meat Loaf Soul che successivamente cambia nome in Popcorn Blizzard. Pur non andando al di là dei confini californiani, la sua popolarità si allarga a macchia d’olio grazie all’esuberanza scenica e a una voce dotata di notevole estensione e con un timbro inusuale per i cantanti rock. Insieme alla sua band si esibisce anche come supporter nei concerti californiani di artisti come gli Who, Johnny & Edgar Winter, Ted Nugent e Iggy Pop. Nel 1971 pubblica alcuni singoli per la Rare Earth Records, l’etichetta “bianca” della Motown, e l’album Stoney & Meat Loaf, con la cantante Stoney, conosciuto dai collezionisti anche con il titolo di Rock on. L’album verrà ripubblicato nel 1979 con il titolo Meat Loaf & Stoney.

Un album in classifica per anni

Nei primi anni Settanta partecipa a musical come “Rainbow in New York” o “Rocky Horror Picture Show”, nel quale riveste il ruolo di Eddie. Proprio questa interpretazione fa di lui un personaggio popolarissimo. Nel 1974 incontra Jim Steinman autore di vere e proprie storie in musica che consentono a Meat Loaf di utilizzare al meglio le sue qualità vocali e la sua capacità teatrale. Da quel momento, smentendo gli esperti d’immagine, il ciccione sudato inizia una straordinaria scalata al successo. Nel 1977 il suo album Bat out of hell frantuma tutti i record di vendita con ottantadue settimane di permanenza in classifica negli Stati Uniti e oltre tre anni in Gran Bretagna, superando i sette milioni di copie vendute in tutto il mondo. L’ormai trentenne Meat Loaf diventa così un idolo dei giovanissimi grazie alla sua carica dal vivo e al fascino delle storie un po’ wagneriane di Jim Steinman. La popolarità si manterrà intatta anche negli anni successivi nonostante una produzione non sempre all’altezza della sua fama e un delicato intervento chirurgico alla gola che lo obbligherà a star fermo per molto tempo.

 

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Scrivere è il mio principale mestiere, comunicare una specializzazione acquisita sul campo. Oltre che per comunicare scrivo anche per il teatro (tanto), il cinema e la TV. È difficile raccontare un'esperienza lunga una vita. Negli anni Settanta ho vissuto la mia prima solida esperienza giornalistica nel settimanale torinese "Nuovasocietà" e alla fine di quel decennio mi sono fatto le ossa nella difficile arte di addetto stampa in un campo complesso come quello degli eventi speciali e dei tour musicali. Ho collaborato con un'infinità di riviste, alcune le ho anche dirette e altre le dirigo ancora. Ho organizzato Uffici Stampa per eventi, manifestazioni e campagne. Ho formato decine di persone oggi impegnate con successo nel settore del giornalismo e della comunicazione. Ho scritto e sceneggiato spot e videogiochi. Come responsabile di campagne di immagine e di comunicazione ho operato anche al di fuori dei confini nazionali arrivando fino in Asia e in America Latina. Dal 1999 al 2007 mi sono occupato di storia e critica musicale sul quotidiano "Liberazione".

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