Home C'era una volta Joan Baez arrestata per la protesta contro la guerra nel Vietnam

Joan Baez arrestata per la protesta contro la guerra nel Vietnam

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«Non un uomo, non un soldo per la sporca guerra nel Vietnam. Tornate a casa!». Il 16 ottobre 1967 i pacifisti si sono dati appuntamento davanti al Centro di Reclutamento dell’esercito statunitense a Oakland, in California.

Una folla variopinta

Ci sono giovani delle principali università, ragazzi e ragazze dei college, ma anche anziani combattenti della seconda guerra mondiale con le loro decorazioni bene in vista e qualche reduce del Vietnam. Fin dalle prime ore della mattinata, quando il sole sta ancora litigando con le ultime ombre della notte, i manifestanti arrivano alla spicciolata. Piccoli gruppi colorati scendono da auto scassate e si mescolano a signori con l’abito della festa. Molti arrivano provati dopo un lungo viaggio in autostop e vengono rifocillati dai militanti delle comuni hippies con bevande calde. Il clima è festoso. Dalle sacche escono strumenti musicali. Verso mezzogiorno l’ingresso del Centro di Reclutamento è bloccato. Gli agenti che lo presidiano non possono fare nulla. La folla variopinta li circonda, li stringe da vicino, li copre di fiori, di festoni di carta colorata e, soprattutto, li invita a gettare alle ortiche la divisa.

124 arresti

Un ufficiale chiede di parlare ai manifestanti e spiega che il blocco al Centro di Reclutamento non può essere tollerato oltre. «Avete dieci minuti per garantire il passaggio a chi deve entrare e uscire. Se non lo fate, ci vedremo costretti a intervenire». È evidente che nessuno ha intenzione di lasciare libero l’accesso del Centro di Reclutamento ed è altrettanto evidente che lo sgombero avrà inizio. Arrivano migliaia di agenti in assetto antisommossa e senza preavviso iniziano le cariche. Scoppiano scontri furibondi che si protraggono per tutto il pomeriggio. Al termine della giornata il bilancio è di 124 arrestati. Tra loro c’è Joan Baez. La notizia dell’arresto della cantautrice, battuta dalle agenzie, fa il giro del mondo e mette in estremo imbarazzo le autorità statunitensi. La situazione si complica quando Joan si autoaccusa degli stessi reati che vengono contestati agli altri arrestati rendendo così impossibile il suo rilascio, senza la contemporanea scarcerazione dei suoi compagni. La detenzione durerà dieci giorni. Con lei usciranno dal carcere anche tutti gli altri manifestanti arrestati davanti al Centro di Reclutamento di Oakland.

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Scrivere è il mio principale mestiere, comunicare una specializzazione acquisita sul campo. Oltre che per comunicare scrivo anche per il teatro (tanto), il cinema e la TV. È difficile raccontare un'esperienza lunga una vita. Negli anni Settanta ho vissuto la mia prima solida esperienza giornalistica nel settimanale torinese "Nuovasocietà" e alla fine di quel decennio mi sono fatto le ossa nella difficile arte di addetto stampa in un campo complesso come quello degli eventi speciali e dei tour musicali. Ho collaborato con un'infinità di riviste, alcune le ho anche dirette e altre le dirigo ancora. Ho organizzato Uffici Stampa per eventi, manifestazioni e campagne. Ho formato decine di persone oggi impegnate con successo nel settore del giornalismo e della comunicazione. Ho scritto e sceneggiato spot e videogiochi. Come responsabile di campagne di immagine e di comunicazione ho operato anche al di fuori dei confini nazionali arrivando fino in Asia e in America Latina. Dal 1999 al 2007 mi sono occupato di storia e critica musicale sul quotidiano "Liberazione".

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