Home C'era una volta Bob Dylan e il ricordo di Kerouac

Bob Dylan e il ricordo di Kerouac

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Il 2 novembre 1975 Bob Dylan è a Lowell, una cittadina del Massachusetts nella quale deve esibirsi con la Rolling Thunder Revue, il grande circo messo in piedi richiamando accanto a lui una lunga serie di vecchi amici come l’ex Byrds Roger McGuinn, Joan Baez, Mick Ronson, Scarlet Rivera, Joni Mitchell e altri.

Il coraggio ritrovato

Il folksinger sta attraversando un periodo di intensa creatività e voglia di fare. In più sembra aver ritrovato il coraggio dei primi tempi della sua vicenda umana e artistica. Pochi mesi prima ha anche riscoperto l’impegno sociale pubblicando Hurricane, un’accorata e militante difesa del pugile Hurricane Carter accusato di omicidio. Insomma, il “nuovo” Dylan ha i tratti del vecchio combattente che aveva affascinato e trascinato i giovani degli anni Sessanta. Questo nuovo spirito è apparso evidente fin dal concerto d’avvio della Rolling Thunder Revue, avvenuto qualche giorno al Memorial Auditorium di Plymouth, sempre nel Massachusetts. La tappa di Lowell del suo tour gli da’ la possibilità di compiere un gesto di grande valore simbolico nella riscoperta delle sue antiche ragioni. In un cimitero nei pressi della città, infatti, riposano i resti di Jack Kerouac, uno dei profeti della beat generation.

Con Bob Ginsberg sulla tomba del profeta della beat generation

Il buon Bob ha dato appuntamento a un altro vecchio amico che risponde al nome di Allen Ginsberg. I due si avviano insieme verso il luogo dove è sepolto Kerouac. Dylan ha con sé una chitarra chiusa nella custodia e Ginsberg un pacco di fogli di carta. Arrivati nei pressi della tomba si fermano un attimo in silenzio, poi il folksinger estrae la chitarra dalla custodia e inizia ad accordarla, mentre il suo compagno rilegge quanto scritto sui fogli. Quindi, come in una sorta di rispettoso show Bob suona alcuni brani con la chitarra e mentre Ginsberg improvvisa alcune poesie. Non sono soli. Con loro c’è anche un operatore che riprende tutto. L’omaggio dei due artisti al padre della “beat generation” verrà poi inserito nel film “Renaldo e Clara”.

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Scrivere è il mio principale mestiere, comunicare una specializzazione acquisita sul campo. Oltre che per comunicare scrivo anche per il teatro (tanto), il cinema e la TV. È difficile raccontare un'esperienza lunga una vita. Negli anni Settanta ho vissuto la mia prima solida esperienza giornalistica nel settimanale torinese "Nuovasocietà" e alla fine di quel decennio mi sono fatto le ossa nella difficile arte di addetto stampa in un campo complesso come quello degli eventi speciali e dei tour musicali. Ho collaborato con un'infinità di riviste, alcune le ho anche dirette e altre le dirigo ancora. Ho organizzato Uffici Stampa per eventi, manifestazioni e campagne. Ho formato decine di persone oggi impegnate con successo nel settore del giornalismo e della comunicazione. Ho scritto e sceneggiato spot e videogiochi. Come responsabile di campagne di immagine e di comunicazione ho operato anche al di fuori dei confini nazionali arrivando fino in Asia e in America Latina. Dal 1999 al 2007 mi sono occupato di storia e critica musicale sul quotidiano "Liberazione".

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