Home C'era una volta Gli Stones sulle barricate

Gli Stones sulle barricate

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Cinque mesi dopo la data annunciata, il 5 dicembre 1968 viene finalmente pubblicato l’album Beggar’s banquet dei Rolling Stones. Molte sono le ragioni di questo ritardo, la prima è che il 1968 è un anno speciale per i giovani di tutto il mondo e gli Stones sono profondamente immersi nella grande fiammata che tenta di incendiare le vecchie istituzioni della società borghese.

In sintonia con il Sessantotto

Mick Jagger e i suoi compagni, che hanno visto la loro Jumpin’ Jack flash volare sulle barricate del maggio francese, sono affascinati dalla voglia della loro generazione di prendere in mano il proprio destino. La loro attività musicale si mescola in modo non occasionale con l’impegno politico e sociale come dimostra il fatto che le sedute di registrazione del brano Simpathy for the devil vengano riprese da Jean-Luc Godard e montate, con vari commenti politici, nel lungometraggio “One plus one”. L’album non può che attingere a piene mani la sua ispirazione da questo clima. Il brano più significativo, Street fighting man, sembra un omaggio esplicito ai giovani scesi in piazza e alle barricate del maggio francese e suscita più di una perplessità nei distributori britannici che ne temono il sequestro per incitamento alla violenza.

I difficili rapporti con il marketing

C’è poi una seconda ragione per il ritardo nell’uscita ufficiale del disco: il lungo braccio di ferro tra la band, i responsabili commerciali e i distributori del disco per l’immagine di copertina. Gli Stones hanno tentato fino all’ultimo di pubblicare l’immagine del muro di una latrina e si sono arresi soltanto dopo una lunga serie di diffide legali. Superati tutti gli scogli il 5 dicembre viene dunque presentato ufficialmente il disco. La società di distribuzione ha imposto ai Rolling Stones una conferenza stampa tradizionale, seguita da un rinfresco. Mick Jagger e compagni, però, non si fanno scappare l’occasione. Durante il rinfresco polemizzano con alcuni giornalisti. Dalle polemiche verbali si passa ai fatti fino a degenerare in una vera e propria battaglia con lancio di cibi sugli invitati. La vivacità del momento è resa in modo perfetto dall’album che verrà considerato negli anni successivi da quasi tutti i critici come il migliore degli Stones negli anni Sessanta e uno dei dischi più belli in assoluto tra i tanti prodotti dalla band.

 

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Gianni Lucini
Scrivere è il mio principale mestiere, comunicare una specializzazione acquisita sul campo. Oltre che per comunicare scrivo anche per il teatro (tanto), il cinema e la TV. È difficile raccontare un'esperienza lunga una vita. Negli anni Settanta ho vissuto la mia prima solida esperienza giornalistica nel settimanale torinese "Nuovasocietà" e alla fine di quel decennio mi sono fatto le ossa nella difficile arte di addetto stampa in un campo complesso come quello degli eventi speciali e dei tour musicali. Ho collaborato con un'infinità di riviste, alcune le ho anche dirette e altre le dirigo ancora. Ho organizzato Uffici Stampa per eventi, manifestazioni e campagne. Ho formato decine di persone oggi impegnate con successo nel settore del giornalismo e della comunicazione. Ho scritto e sceneggiato spot e videogiochi. Come responsabile di campagne di immagine e di comunicazione ho operato anche al di fuori dei confini nazionali arrivando fino in Asia e in America Latina. Dal 1999 al 2007 mi sono occupato di storia e critica musicale sul quotidiano "Liberazione".

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