Home C'era una volta Il più grande successo di Tommy James & The Shondelles

Il più grande successo di Tommy James & The Shondelles

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Il 24 dicembre 1966 Tommy James & The Shondelles registrano I think we’re alone now, il brano di maggior successo della band che verrà poi ripreso nel 1980 da Lene Lovich. La canzone segna il culmine del momento d’oro di Thomas Jackson (questo è il nome vero di Tommy James) uno degli emblematici protagonisti del successo della “bubblegum music”, un genere caratterizzato dall’orecchiabilità non ossessionante, la ballabilità e il disimpegno.

La scelta di un dj cambia il destino

Nato a Daytona, nell’Ohio porta ancora i calzoni corti quando forma il suo primo gruppo battezzato Tommy James & The Tornados Successivamente si unisce agli Shondells, un gruppo di Greensboro, sobborgo di Pittsburgh, composto dal chitarrista Joe Kessler, dal sassofonista George Magura, dal batterista Vinnie Pietropaoli, dal tastierista Ronnie Rosman e dal bassista Mike Vale. L’inizio dell’avventura non è incoraggiante. Nel 1963, infatti, l’album At the saturday hop e il singolo Hanky Panky fanno fiasco. La delusione è tanta e il gruppo si separa. Il destino però ha in serbo un altro finale. Tre anni dopo, nel 1966, un dj dell’emittente radiofonica KDKA di Pittsburgh comincia a mettere sul piatto in modo ossessionante proprio Hanky Panky. Il disco, ormai fuori mercato, diventa il più richiesto e il più prenotato in città tanto che viene ristampato dalla Roulette e in pochi giorni arriva al vertice delle classifiche di vendita con oltre un milione di copie vendute negli Stati Uniti. Visto il successo la casa discografica rintraccia in tutta fretta il buon Tommy e, denaro alla mano, lo convince a rimettere in piedi la sua band. Gli Shondells rinascono così con una formazione che comprende, oltre a Tommy e ai “vecchi” Mike Vale e Ronnie Rosman, il chitarrista Eddie Gray e il batterista Peter Lucia.

Un successo che va al di là della bubblegum music

È l’inizio di un successo travolgente. Fino al 1970 Tommy James and The Shondells riusciranno a piazzare venti brani consecutivi nelle classifiche, tutti scritti da Tommy James e Bob King con la supervisione, obbligatoria per contratto, della coppia di autori e produttori Bo Gentry e Ritchie Cordell. A differenza di altri gruppi della “bubblegum music” Tommy e la band fanno intravedere una notevole potenzialità musicale, che sembrò eccessivamente compressa dalla necessità di sfornare prodotti di rapida commercializzazione. It think we’re alone now rappresenta il culmine di una parabola scandita da brani come Out of the blue, Get out now o Mony Mony. Alla fine il gruppo, stanco di essere imprigionato nella monotonia commerciale della bubblegum music si liberò della produzione di Gentry e Cordell e decise di autoprodursi. Il primo risultato è la splendida Crimson and clover registrata in due versioni: una di cinque minuti e mezzo per l’album omonimo e una ridotta per il singolo. Nel 1970 Tommy viene colpito da un collasso in Alabama e la band finisce anche se gli Shondells proseguiranno per un po’ con il nome di Hog Heaven.

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Gianni Lucini
Scrivere è il mio principale mestiere, comunicare una specializzazione acquisita sul campo. Oltre che per comunicare scrivo anche per il teatro (tanto), il cinema e la TV. È difficile raccontare un'esperienza lunga una vita. Negli anni Settanta ho vissuto la mia prima solida esperienza giornalistica nel settimanale torinese "Nuovasocietà" e alla fine di quel decennio mi sono fatto le ossa nella difficile arte di addetto stampa in un campo complesso come quello degli eventi speciali e dei tour musicali. Ho collaborato con un'infinità di riviste, alcune le ho anche dirette e altre le dirigo ancora. Ho organizzato Uffici Stampa per eventi, manifestazioni e campagne. Ho formato decine di persone oggi impegnate con successo nel settore del giornalismo e della comunicazione. Ho scritto e sceneggiato spot e videogiochi. Come responsabile di campagne di immagine e di comunicazione ho operato anche al di fuori dei confini nazionali arrivando fino in Asia e in America Latina. Dal 1999 al 2007 mi sono occupato di storia e critica musicale sul quotidiano "Liberazione".

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