Home C'era una volta Gli Specials primi tra le barricate contro i razzisti

Gli Specials primi tra le barricate contro i razzisti

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Nel secondo fine settimana del luglio 1981, le notizie di gravi disordini a sfondo razziale in due tra le maggiori città inglesi oscurano per qualche giorno i mielosi reportages sulle nozze tra l’erede al trono d’Inghilterra Carlo e Diana. Dopo la guerriglia della notte gli elicotteri della polizia che sorvolano i quartieri popolari di Liverpool e Manchester all’alba di sabato 11 luglio 1981 segnalano alla centrale che la partita non è ancora chiusa.

Si reagisce alle violenze razziste

In entrambe le città i giovani immigrati, sostenuti da varie formazioni giovanili progressiste, hanno deciso di reagire alle continue aggressioni e violenze dei fascisti del National Front, che avevano fatto della “caccia allo straniero” il passatempo preferito dei week-end. Nella notte, alla prima aggressione è scattata la risposta. L’intervento della polizia, particolarmente violento, ha complicato ancora di più la situazione e ben presto la situazione è sfuggita a qualunque controllo. Mentre il fumo delle barricate incendiate si alza nel cielo illuminato dalle prime luci dell’alba, le radio diffondono le note della canzone al vertice delle classifiche dei dischi più venduti in Gran Bretagna. Si tratta di Ghost town, un brano degli Specials che parla della vita, delle ingiustizie e delle contraddizioni sociali nelle grandi città industrializzate colpite dalla depressione economica, inserito anche nella colonna sonora di “Dance craze”, il film cult degli amanti dello ska. È quasi un fatto simbolico che proprio in quell’11 luglio di tensione il gruppo simbolo dello ska, multirazziale e impegnato da sempre sui temi sociali, conquisti la vetta del successo commerciale con un brano che appare premonitore. D’altronde gli Specials non sono un gruppo qualunque. Detestati dagli impresari per la loro capacità di attirare guai, sono divenuti uno dei principali bersagli degli estremisti di destra, che tentano frequentemente di interrompere i loro concerti. Non accade per caso.

La musica non è tutto

Gli Specials, infatti, sotto la guida del tastierista Jerry Dammers, non si sono mai limitati a comporre e a suonare musica, ma hanno dedicato, fin dal primo momento della loro esistenza, un’attenzione nuova verso i problemi sociali, soprattutto quelli a sfondo razziale. Per non rinunciare alla loro libertà hanno fondato la casa discografica 2-Tone, divenuta in breve tempo un laboratorio dello ska, quella strana musica nata dalla mistura tra la secca essenzialità del punk e la ritmica armoniosa delle musiche giamaicane. Nel lavoro di Dammers e dei suoi compagni affondano le radici anche gruppi come i Madness, i Beat, i Selecter, gli Swingin’ Cats e le Bodysnatchers, interamente femminile. Per qualche tempo il movimento ska diviene così il simbolo di un rinnovamento musicale e di un impegno sociale diretto, innestato nei processi reali della società e lontano dalla visione disperata e nichilista del punk. Con il successo commerciale di Ghost town la band tocca l’apice della sua popolarità , ma inizia a dare segni di stanchezza nei rapporti interni. Tra Dammers e gli altri membri del gruppo nascono tensioni destinate a provocare in breve tempo la dissoluzione della formazione storica degli Specials. Nell’autunno il cantante Terry Hall, il percussionista Neville Staples e il chitarrista Lynval Golding saranno i primi a lasciare i compagni per dare vita ai Fun Boy Three. Poche settimane dopo sarà il turno dell’altro chitarrista, Roddy “Radiation” Byers che formerà, senza grande fortuna, i Tearjerkers, seguito a ruota da Horace “Gentleman” Parker. Il leader della band Jerry Dammers, con nuovi musicisti, recuperata l’antica denominazione del gruppo, Specials Aka, diventerà uno dei protagonisti della scena musicale antifascista e antirazzista inglese e sarà uno dei fondatori dell’associazione Artist Against Apartheid. Nel nuovo millennio si moltiplicheranno i tentativi di riunione.

 

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Gianni Lucini
Scrivere è il mio principale mestiere, comunicare una specializzazione acquisita sul campo. Oltre che per comunicare scrivo anche per il teatro (tanto), il cinema e la TV. È difficile raccontare un'esperienza lunga una vita. Negli anni Settanta ho vissuto la mia prima solida esperienza giornalistica nel settimanale torinese "Nuovasocietà" e alla fine di quel decennio mi sono fatto le ossa nella difficile arte di addetto stampa in un campo complesso come quello degli eventi speciali e dei tour musicali. Ho collaborato con un'infinità di riviste, alcune le ho anche dirette e altre le dirigo ancora. Ho organizzato Uffici Stampa per eventi, manifestazioni e campagne. Ho formato decine di persone oggi impegnate con successo nel settore del giornalismo e della comunicazione. Ho scritto e sceneggiato spot e videogiochi. Come responsabile di campagne di immagine e di comunicazione ho operato anche al di fuori dei confini nazionali arrivando fino in Asia e in America Latina. Dal 1999 al 2007 mi sono occupato di storia e critica musicale sul quotidiano "Liberazione".

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