Home C'era una volta A Berkeley la prima scintilla

A Berkeley la prima scintilla

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Il 18 maggio 1968 a Berkeley, in California, migliaia di studenti occupano il campus universitario. L’obiettivo dell’occupazione è quello di bloccare i procedimenti della magistratura contro 866 studenti che si sono rifiutati di partire per combattere in Vietnam.

Una lotta che non nasce all’improvviso

Proprio nello stesso giorno gli studenti della Columbia University di New York, occupano la loro università per protestare contro la requisizione “per utilità pubblica” di un campo giochi per bambini in un’area abitata quasi esclusivamente da popolazione afroamericana. I due fatti sono emblematicamente indicativi di una lotta, quella degli studenti universitari americani, che non nasce per caso, visto che i leader che guidano gli scioperi degli studenti si sono formati all’inizio del decennio nel movimento di massa contro la guerra fredda e la proliferazione nucleare oltre che nelle rischiose azioni dei Freedom Riders contro il segregazionismo negli stati del Sud. Chi sono i Freedom Riders? Sono gruppi di studenti organizzati, bianchi e neri, provenienti soprattutto dal nord e dall’ovest degli Stati Uniti, che si recano negli stati del sud per “de-segregare” materialmente i luoghi pubblici con atti anche punitivi nei confronti dei razzisti. Sono azioni pericolose supportate da un’accurata preparazione che prevedono vari livelli di resistenza agli insulti e alle azioni razziste, non tutti pacifici e non violenti. Verso la metà degli anni Sessanta le istanze contro la guerra fredda e per i diritti civili si saldano con la spinta antiautoritaria. Il controllo sulla circolazione notturna tra le aree femminili e maschili dei campus e i divieti opposti dalle autorità accademiche alla richiesta di poter fare politica nelle cittadelle universitarie, avevano portato nel 1964 alla prima rivolta di Berkeley.

Lo sviluppo e la crisi

La mobilitazione ha momenti di azione diretta, come la cacciata dalle università degli addetti al reclutamento e la denuncia del coinvolgimento delle università nella guerra, soprattutto a livello di ricerca tecnico-scientifica. Il 18 maggio 1968 a Berkeley inizia una nuova fase del movimento, la cui caratteristica più importante non è l’ulteriore radicalizzazione, che pure c’è, ma l’inizio del suo allargamento, dai campus privati alle università statali, nelle quali più tiepida era stata fino a quel momento la partecipazione alle mobilitazioni. È un processo destinato a proseguire per tutto il biennio successivo, fino a raggiungere la fase di massima espansione nel 1970 dopo l’uccisione da parte della Guardia Nazionale di quattro studenti nella Kent State University dell’Ohio, che, non a caso, è un’università statale. Nei giorni successivi l’ostilità contro la guerra del Vietnam toccherà l’apice con ben quattrocento campus occupati dagli studenti e altri due ragazzi uccisi dalla polizia a Jackson, nel Mississippi. Proprio in quegli anni, però, nel movimento entreranno i germi della frantumazione e dell’autodissoluzione. La rottura dell’unità d’azione tra i gruppi radicali bianchi e il Black Panther Party, lasciato solo a subire una repressione violentissima, e le divisioni crescenti tra i vari gruppi che compongono il movimento finiranno per esaurirne rapidamente la forza.

 

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Gianni Lucini
Scrivere è il mio principale mestiere, comunicare una specializzazione acquisita sul campo. Oltre che per comunicare scrivo anche per il teatro (tanto), il cinema e la TV. È difficile raccontare un'esperienza lunga una vita. Negli anni Settanta ho vissuto la mia prima solida esperienza giornalistica nel settimanale torinese "Nuovasocietà" e alla fine di quel decennio mi sono fatto le ossa nella difficile arte di addetto stampa in un campo complesso come quello degli eventi speciali e dei tour musicali. Ho collaborato con un'infinità di riviste, alcune le ho anche dirette e altre le dirigo ancora. Ho organizzato Uffici Stampa per eventi, manifestazioni e campagne. Ho formato decine di persone oggi impegnate con successo nel settore del giornalismo e della comunicazione. Ho scritto e sceneggiato spot e videogiochi. Come responsabile di campagne di immagine e di comunicazione ho operato anche al di fuori dei confini nazionali arrivando fino in Asia e in America Latina. Dal 1999 al 2007 mi sono occupato di storia e critica musicale sul quotidiano "Liberazione".

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