Home C'era una volta Alejandro Finisterre, il papà del calciobalilla

Alejandro Finisterre, il papà del calciobalilla

SHARE

Il 4 marzo 2007 i media di tutto il mondo annunciano in ritardo la morte di Alejandro Finisterre, poeta, filosofo, editore, ballerino di tip tap, coraggioso oppositore del franchismo e tra i primi dirottatori aerei della storia dell’aviazione. Egli resta nella storia del costume per aver inventato quello che lui chiamava “futbolìn” e che in Italia è stato ribattezzato “calciobalilla”.

Un gioco per divertire i ragazzi feriti dalle bombe

La storia della nascita di uno dei giochi da tavolo più diffusi del mondo inizia nel 1936 durante le sanguinose vicende della guerra civile spagnola. Finisterre, che in realtà si chiama Alexandre Campos Ramírez, ha soltanto diciassette anni e resta ferito durante uno dei tanti bombardamenti che colpiscono Madrid. Vista la gravità delle ferite dopo una breve permanenza in altre strutture viene trasferito nell’ospedale di Montserrat, una sorta di anticamera dell’inferno che ospita i feriti più problematici. Rispetto ad altri ragazzi ricoverati le sue ferite, pur dolorose e lunghe da rimarginare appaiono ben poca cosa. La maggior parte dei giovani che si trovano nelle corsie di quell’ospedale, infatti, sono più perché hanno subito l’amputazione degli arti inferiori. Appassionato di ping pong il giovane e intraprendente Alejandro si ispira a quel mini tennis giocato con le racchette su un tavolo verde per fare lo stesso con il calcio. A dargli una mano c’è il basco Francisco Javier Altuna, un carpentiere che lavora nell’ospedale e che realizza i piccoli calciatori di legno da infilare in lunghe aste orizzontali. Costruita la struttura apre poi due aperture sui lati corti del piano di compensato e le circonda con una piccola rete come accade sui veri campi di calcio. L’invenzione viene registrata nel 1937 a Barcellona.

Una data di morte ballerina

La fine della guerra civile con la vittoria di Franco lo costringono a fuggire in Francia attraversando a piedi e sotto una pioggia torrenziale i Pirenei. Nel corso dell’arrampicata sugli impervi sentieri di montagna i fogli di carta che attestano il deposito del calciobalilla si trasformano in una pappa liquida e illeggibile. Rifugiatosi a Parigi si laurea in filosofia e poi se ne va in sudamerica. Proprio in Guatemala inizia a produrre industrialmente il calciobalilla. Il suo attivismo antifascista gli procura nuovi guai in occasione del colpo di stato d’estrema destra che nel 1954 porta al potere Carlos Casitllo Armas. Catturato e consegnato agli agenti del regime franchista durante il viaggio di trasferimento in aereo verso la Spagna riesce a liberarsi e a dirottare l’aereo (la leggenda racconta che abbia trasformato una saponetta della toilette dell’aereo in un credibile modello di pistola con l’ausilio di un po’ di carta stagnola). In quegli anni si assiste al successo mondiale del calciobalilla, ma nessun soldo finisce nelle sue tasche perché, complice la sua latitanza, le industrie di Valencia che lo realizzano se ne guardano bene dal versargli i diritti. Lui fa spallucce e rifugiatosi definitivamente in Messico sbarca il lunario come può fondando una casa editrice. Si dice che non abbia mai più giocato a calciobalilla con la sola eccezione di una sfida estemporanea con Ernesto Che Guevara. Dopo la caduta del franchismo torna in Spagna dove muore nella città di Zamora a ottantasei anni. Nel dare la notizia della sua morte con un mesetto di ritardo giornali e media danno… i numeri sulla data del decesso. La lapide posta sulla sua tomba riporta la data dell’8 febbraio ma ogni giornale ha una versione diversa. Finisterre viene fatto morire il 9 (anche da quel regno dell’imperfetto chiamato Wikipedia), il 10, il 22 febbraio o anche all’inizio di marzo in una sorta di caleidoscopico delirio di ipotesi. È probabile che uno spirito libero e irriducibile come lui avrebbe apprezzato questa varietà di interpretazione di un fatto che ai più appare inoppugnabile come il momento della morte.

 

SHARE
Previous articleIl potere dei cristalli
Next articleIl carnevale di Wunder Mrkt ai Bagni Misteriosi
Gianni Lucini
Scrivere è il mio principale mestiere, comunicare una specializzazione acquisita sul campo. Oltre che per comunicare scrivo anche per il teatro (tanto), il cinema e la TV. È difficile raccontare un'esperienza lunga una vita. Negli anni Settanta ho vissuto la mia prima solida esperienza giornalistica nel settimanale torinese "Nuovasocietà" e alla fine di quel decennio mi sono fatto le ossa nella difficile arte di addetto stampa in un campo complesso come quello degli eventi speciali e dei tour musicali. Ho collaborato con un'infinità di riviste, alcune le ho anche dirette e altre le dirigo ancora. Ho organizzato Uffici Stampa per eventi, manifestazioni e campagne. Ho formato decine di persone oggi impegnate con successo nel settore del giornalismo e della comunicazione. Ho scritto e sceneggiato spot e videogiochi. Come responsabile di campagne di immagine e di comunicazione ho operato anche al di fuori dei confini nazionali arrivando fino in Asia e in America Latina. Dal 1999 al 2007 mi sono occupato di storia e critica musicale sul quotidiano "Liberazione".

Warning: A non-numeric value encountered in /web/htdocs/www.dailygreen.it/home/wp-content/themes/Newsmag/includes/wp_booster/td_block.php on line 353

LEAVE A REPLY