Home Eco Cultura “Annientalismo”, l’arte contro il degrado contemporaneo

“Annientalismo”, l’arte contro il degrado contemporaneo

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Annientalismo

Massimo Boddi e Gabriele Nannetti danno vita a un movimento artistico che ambisce al ruolo di avanguardia. Un’esplosione di generi e tecniche espressive. Laboratorio di nuova autocoscienza che vuole essere sfida alla storia e alla civiltà dell’uomo-robot.

Viviamo davvero calati in un sistema cospirativo che sceglie per noi? Siamo forse felici della nostra alienazione sociale e consumistica? Di vero c’è che ogni giorno subiamo costanti bombardamenti pubblicitari, siamo invasi da prodotti e merci, nella maggioranza dei casi utili solo a generare bisogni artificiali. Le logiche erotiche dei talk show, sempre più retrocessi al thrash, ci chiamano a gran voce sul divano di casa. Bene, nel sottosuolo della società di massa si muove ora una voce che lancia segnali di controtendenza.

Ecco da dove ha origine: “L’Annientalismo è qualcosa che ti possiede, non il contrario. Un fuggevole stato di oscurità interiore che adombra tutto il vomicreato, rivoltandolo come uno stampo di silicone e mostrandone gli oscuri risvolti interiori”. Lo dichiarano Gabriele Nannetti e Massimo Boddi nel Manifesto da cui prende corpo il movimento artistico da loro fondato che, tengono a precisare, “non è uno stile di vita e non è una moda” ma uno “strumento di emancipazione neurale”.

Risvegliarsi con una scossa. L’essere umano ha perso il contatto con se stesso e con la natura, ha smarrito la fiducia di poter indirizzare il corso della vita verso obiettivi ambiziosi. Inizia da qui il bisogno di intervenire nella storia attraverso l’arte e quello dell’Annientaliamo è il grido di autocoscienza di chi prende la parola per rompere le catene da qualsiasi forma di dominazione: sociale, culturale, morale, massmediale. Raggiungere il fruitore, prenderlo alla sprovvista, costringerlo a ripensarsi e a reagire: è questa la sfida lanciata.

In attesa di un’applicazione multimediale che ne raccolga il corpus artistico, in corso di sviluppo, abbiamo letto, ascoltato e visto in anteprima alcune tra le prime opere di questo movimento culturale che interessa ogni forma di arte, dalla poesia alla prosa, dall’audiovisivo alla fotografia, dalla composizione musicale alle illustrazioni. Lasciando spazio alla libera improvvisazione perché, come affermano Nannetti e Boddi, “rappresenta la forma più potente di espressione, in quanto elimina ogni filtro mentale e collega direttamente con la parte psico-emotiva”.

I messaggi traggono ispirazione dalla vita quotidiana, dagli aspetti dell’esistere fino ad ottenere, della realtà, “una visione disincantata e profonda”. Di seguito, alcuni bozzetti tratti dai brani di Gabriele Nannetti e Massimo Boddi:

Cerchi di tirar fuori un piatto, una ricetta, una formula che ti rimette insieme. Un modo per ricomporre il puzzle, un mosaico dissonante. Ma non c’è. Il problema è che non c’è. Non esiste. E forse anche tu, sarebbe meglio se non esistessi. E, tuttavia, ti ostini a mischiarti, a sporcarti l’anima con quegli esseri inferiori, alieni, quei mostri. E tu che non sei puro, almeno un tempo ti credevi migliore; ma forse adesso è troppo tardi per cercare uniformità. L’annullamento. Lo scioglimento nel mare. Sei un essere insolubile che galleggerà sempre. Non sei biodegradabile. Sei un rifiuto non differenziabile. Un problema da inceneritore. Accettalo, oppure no, non fa differenza. Tanto, continuerai ad essere un punto blu sul muro rosa (“Diversity”, Nannetti).

La gente intorno, io la vedo: non si è accorta di un cazzo. Perché fondamentalmente si evita lo sguardo quando può posarsi su qualcosa che ci assomiglia e ci potrebbe dare cognizione di ciò che noi stessi, a volte, siamo e, a volte, cerchiamo di nascondere. E allora si preferisce chiacchierare della foto postata, del cagnolino dell’amica o di cosa si è mangiato alla mensa di lavoro, o di quel film da quattro soldi. E intanto c’è qualcuno che si riavvolge in sé, si raggomitola (“Nessuno sguardo alla pioggia”, Nannetti).

Sei una sagoma di cartone che scorre al poligono di tiro in attesa di essere crivellata. I buchi sono il tuo unico diversivo, i fori di proiettile ti rendono quasi reale. Ma in realtà è tutto un binario preordinato. C’è un carnefice e tu non hai neanche l’accortezza di fuggire o di urlare. Sei una vittima silenziosa e inerte (“Asensorio”, Nannetti).

Qualcuno ti ha rovesciato su un marciapiede come una bevanda di poco sapore, diluita con troppo ghiaccio. Lo spessore del tuo carattere non è mai stato un granché. Ammettilo. Sei una macchia urbana confusa tra le altre, e in quel calpestìo svelto, spostandoti di suola in suola, in quella sarabanda di clacson, voci sparse, luci, vetrofanie, mozziconi accesi… ti senti perfettamente a tuo agio. Ma continua a piovere. Mano a mano ti sciogli anche tu e scivoli via nelle fogne insieme a nastri colorati, assorbenti, merda di cane. Immagina ora di essere un pesce e forse avrai nuova vita. Forse. Ma non ti illudere. Salterai sempre dentro un nuovo acquario, perché è così, perché è scritto nel tuo DNA. Perché sei biodegradabile (“Macchia urbana”, Boddi).

Ogni giorno che passa è una nuova manche alla roulette russa: ricordi quando da bambino ti divertivi ad esplodere formiche nel tamburo della pistola a fulminanti? Volevi fare dio e bruciare il mondo. Beh, ora la formica sei tu. Sei così piccolo, piccolo, piccolo. A chi ti affiderai adesso per risolvere il puzzle della tua vita? (“Caso o caos?”, Boddi).

L’unico modo che hai per resistere alla follia che corre nelle strade è chiuderti in uno scafandro di piombo, colare a picco, scendere sempre più in basso. Allenare i muscoli della mente a esercizi di stile libero. Perché le parole sono armi che sparano proiettili come nuvole di insetti. Recuperare la salvezza fuori da ogni logica comune. Esistere, ma esistere per qualcosa (“Catrame”, Boddi).

Sono composizioni la cui forza risiede anche nella contaminazione di generi. Ne è un esempio “Jotunnheim”:

Abbiamo visto in anteprima anche due cortometraggi, dei quali rimandiamo ai trailer:

 Mente catturaprede

Eterno ritorto

Per seguire da vicino l’Annientalismo, oppure per partecipare al movimento, segnaliamo il sito web e i canali social attivi:

http://annientalismo.com/

https://www.instagram.com/annientalismo/

https://www.facebook.com/annientalismo

https://twitter.com/annientalismo


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