Home C'era una volta Arnett Cobb, il sax tenore più selvaggio della storia del jazz

Arnett Cobb, il sax tenore più selvaggio della storia del jazz

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Il 10 agosto 1918 nasce a Houston, nel Texas, il sassofonista Arnett Cobb o, come risulta all’anagrafe, Arnett Cleophus Cobb, considerato il sax tenore “più selvaggio” della storia del jazz.

Attacchi improvvisi e aggressivi

Il suo swing mordente al punto da sembrare violento, i suoi attacchi improvvisi e aggressivi contribuiscono a farlo entrare nella leggenda. Non è male per un musicista la cui carriera sembrava destinata a svilupparsi nella musica classica. Cobb, infatti, studia a lungo pianoforte e violino prima di scoprire il fascino del sassofono tenore. Il suo debutto sulle scene jazzistiche avviene nel 1933 quando si esibisce con l’orchestra di Frank Davis nella città dove è nato. Tra lui e il jazz, ma soprattutto tra lui e il sassofono, è amore a prima vista, una passione intensa che lo porta a vagabondare tra le maggiori orchestre di quel periodo. Dal 1934 al 1936 è con Chester Booner, poi se ne va con la band di Milton Larkins dove incontra Illinois Jacquet ed Eddie Vinson. Sono queste due vecchie volpi a incoraggiare il suo lato musicalmente più aggressivo e a fare di lui un protagonista della scena jazzistica mondiale. A partire dal 1942, con l’orchestra di Lionel Hampton, la sua popolarità si consolida definitivamente.

La malattia e la rinascita

Nell’aprile del 1947, deciso a sfruttare fino in fondo il buon momento artistico, lascia Hampton e si mette in proprio con una band costruita su misura per mettere in risalto le sue caratteristiche. L’esperienza dura soltanto qualche settimana perché Cobb si ammala seriamente. Per due anni il suo orizzonte diventano le pareti che circondano il letto dove sta combattendo contro una malattia che i medici ritengono incurabile. Alla fine la ce la fa a vincere la battaglia, ma non potrà più abbandonare le stampelle. Nonostante tutto riprende il sax tenore e ricomincia da capo. Nel 1951, a quattro anni dalla scomparsa dalle scene, torna a esibirsi in pubblico con una piccolo gruppo di cui è l’indiscusso leader. Le difficoltà fisiche e la lunga malattia non ne hanno compromesso in alcun modo l’irruenza. La sua ostinata caparbietà ha fatto il miracolo. L’ambiente lo accoglie con immutata simpatia e spesso il suo vecchio leader Lionel Hampton lo vuole accanto a sé nel ruolo che l’ha reso famoso. Indimenticabile resta la sua apparizione alla Grande Parade di Nizza, in Francia, del 1978 con la band di Hampton, dove riconferma sul campo anche di fronte a un pubblico difficile come quello europeo la sua fama di sax tenore “più selvaggio” della storia del jazz. Muore il 24 marzo 1989.

 

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Gianni Lucini
Scrivere è il mio principale mestiere, comunicare una specializzazione acquisita sul campo. Oltre che per comunicare scrivo anche per il teatro (tanto), il cinema e la TV. È difficile raccontare un'esperienza lunga una vita. Negli anni Settanta ho vissuto la mia prima solida esperienza giornalistica nel settimanale torinese "Nuovasocietà" e alla fine di quel decennio mi sono fatto le ossa nella difficile arte di addetto stampa in un campo complesso come quello degli eventi speciali e dei tour musicali. Ho collaborato con un'infinità di riviste, alcune le ho anche dirette e altre le dirigo ancora. Ho organizzato Uffici Stampa per eventi, manifestazioni e campagne. Ho formato decine di persone oggi impegnate con successo nel settore del giornalismo e della comunicazione. Ho scritto e sceneggiato spot e videogiochi. Come responsabile di campagne di immagine e di comunicazione ho operato anche al di fuori dei confini nazionali arrivando fino in Asia e in America Latina. Dal 1999 al 2007 mi sono occupato di storia e critica musicale sul quotidiano "Liberazione".

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