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Biancospino, una pianta mitologica ed un potente antiossidante

Marcel Proust parla così della celebre siepe:
“Qui e là si aprivano le loro corolle con una grazia spensierata,
trattenendo negligentemente, in un ultimo, vaporoso alone il
mazzo degli stami, che le velavano di una nebbia”.

Il Biancospino è noto fin dai tempi più antichi, pare che fu Teofrasto a chiamarlo con il nome poi mantenuto dai botanici: “crataegus” dal greco “kratos” (forza, robustezza). I  greci ricorrevano ai suoi ben auguranti rami fioriti per le processioni nuziali; i cristiani ne associavano i fiori immacolati al culto della Madonna, che secondo una storiella lavò i camici di Gesù bambino e poi li stese ad asciugare proprio su un arbusto di biancospino.
Nell’antica Roma era il fiore dei matrimoni, augurio di felicità e prosperità, che proteggeva i bimbi nelle culle, nel Medioevo (probabilmente a causa del suo odore “putrescente”), i suoi rami divennero simbolo di malasorte se introdotti in casa. Le antiche popolazione celtiche gli dedicavano un intero mese (da metà maggio a metà giugno odierni) e lo consideravano l’albero delle fate. Il 13 maggio, sempre secondo il calendario degli alberi celtico, si festeggiava il Giorno del Biancospino, rimedio magico contro ogni negatività.

Biancospino, un’erba mitologica

Nella mitologia romana, il biancospino è la pianta consacrata alla dea Flora (la dea della primavera) e alla dea Maia (la dea del mese di maggio), secondo la leggenda si narra che la dea Maia imponeva la castità e, quindi, durante il suo mese non si potevano celebrare matrimoni. In casi veramente eccezionali quando celebrare il matrimonio era necessario, per placare le eventuali ire di Maia, si dovevano accendere in suo onore cinque torce fatte di legno di biancospino.

In epoca medioevale durante il mese di maggio era usanza popolare mettere un albero di biancospino nella piazza del paese, questo veniva poi riccamente decorato e qualche giorno dopo si celebrava una festa nel corso della quale si eseguivano danze propiziatore, proprio intorno all’albero di biancospino.  Invece durante la Rivoluzione Francese, l’importanza del biancospino venne mantenuta rinominandolo “albero della libertà”: nel corso di quegli anni in Francia ne vennero piantati più di 60.000.

In Inghilterra il biancospino è accompagnato da un’antica leggenda che riguarda Giuseppe d’Arimatea, il membro del Sinedrio che si rifiutò di condannare Gesù Cristo. La leggenda vuole che Giuseppe d’Arimatea dopo aver raccolto il sangue di Gesù Cristo ed averlo seppellito, partì verso la Britannia e una volta giunto sull’isola, piantò il suo bastone in terra. Il bastone dopo qualche tempo germogliò dando vita ad una pianta di biancospino. Accortosi dell’evento, Giuseppe d’Arimatea decise di edificare, accanto alla pianta, una chiesa che fu la prima chiesa costruita in Inghilterra. Da quel momento in poi ogni anno durante il periodo natalizio il biancospino fioriva ed un suo ramoscello in fiore veniva portato in dono ai regnati Inglesi. Secondo le credenze inglesi i fiori bianchi rappresentano l’Immacolata Concezione, gli stami rossi le gocce del sangue versato da Gesù Cristo e, le spine simboleggiano la corona di spine posta sul suo capo. In molte popolazioni il biancospino veniva inoltre considerato immune ai fulmini; i suoi rami servivano per conservare la carne e per impedire al latte di andare a male.

Ad alimentare nei secoli il suo forte simbolismo è stato soprattutto il caratteristico odore amaro dei fiori, che i chimici confermano derivare dalla trimetilamina: la stessa componente prodotta dalla decomposizione di piante e animali. Gli insetti che se ne cibano sono gli stessi che visitano i bellissimi fiori del biancospino per impollinarli.

I latini la chiamavano con lo stesso nome con cui indicavano il cuore: Crategone cioè cratere del corpo umano dal quale fuoriesce il sangue che circola e dà vita e energia all’intero organismo.
Al giorno d’oggi il biancospino di qualità crataegus monogyna viene utilizzato da alcuni artigiani poiché produce un legno di altissima qualità che dopo la lavorazione rimane lucente.
Nel linguaggio dei fiori e delle piante simboleggia la dolce speranza ed è la pianta ideale da regalo quando si vuole augurare buona fortuna.

Biancospino, curiosità

Il biancospino è presente 5 volte nei libri di Harry Potter

«Biancospino e crine di unicorno. Dieci pollici esatti. Sufficientemente elastica. Questa era la bacchetta di Draco Malfoy». «Era?» ripeté Harry. «Non è più sua?»
Il fabbricante di bacchette (Cap. 24 Harry Potter 7)
   Harry fissò la bacchetta di Biancospino che era appartenuta a Draco Malfoy. Aveva scoperto con sorpresa e piacere che per lui funzionava bene
La Gringott (Cap. 26 Harry Potter 7)
   Harry sollevò la bacchetta di Biancospino sotto il Mantello, la puntò contro il vecchio folletto e sussurrò, per la prima volta in vita sua: «Imperio!» Una curiosa sensazione percorse il suo braccio, un caldo formicolio che sembrava scorrere dalla sua mente lungo i nervi e le vene, legandolo alla bacchetta e alla maledizione che aveva appena scagliato. Il folletto prese la bacchetta di Bellatrix, la esaminò attentamente e poi disse: «Ah, una bacchetta nuova, signora Lestrange!»
La Gringott (Cap. 26 Harry Potter 7)
   «Non più» ansimò Harry, stringendo la presa sulla bacchetta di Biancospino. «Chi vince tiene, Malfoy. Chi te l’ha prestata?»
La battaglia di Hogwarts (Cap. 31 Harry Potter 7)
   Harry agitò la bacchetta di Biancospino e sentì gli sguardi di tutti i presenti su di essa.
La falla nel piano (Cap. 36 Harry Potter 7)
Fonte: http://www.potterpedia.it/?speciale=citazioni&cerca=Biancospino#ixzz4vHMZ9hhj
Il biancospino è dato dalle foglie e dalle sommità fiorite di
Crataegus laevigata o C. monogyna Jacq. (Fam Rosaceae). Sono arbusti o piccoli alberi spinosi, con foglie di un verde brillante e fiori bianchi o un po’ rosati e profumati; il frutto è una piccola bacca che diventa rossa a maturità. Le due specie di Crataegus possono essere distinte sulla base della forma delle foglie,
C. monogyna ha foglie con 3-7 lobi acuti e poco dentati, peduncoli fiorali vellutati, antere nere, un unico stilo e una bacca con un solo nocciolo. La droga contiene procianidine (1-3%), flavonoidi (kaempferolo,quercetina, apigenina, luteolina, vitexina, iperoside; 0,1% nelle bacche e 1% nelle parti aeree), proantocianidine, catechine, triterpenoidi.
Nella maggior parte degli studi di farmacologia sperimentale sono stati utilizzati estratti idroalcolici standardizzati. Questi studi hanno evidenziato un effetto inotropo positivo(aumenta la forza di contrazione cardiaca), dromotropo positivo (aumenta la velocità di conduzione dell’impulso elettrico), batmotropo negativo (diminuisce l ‘eccitabilità delle cellule cardiache) nonché un aumento della perfusione e della circolazione coronarica (potenzialmente utile nell’angina)ed un effetto antipertensivo.

In genere gli effetti cardiovascolari sono stati attribuiti alla frazione flavonoidica. Dei flavonoidi del biancospino studiati, la luteolina, l’iperoside e la rutina sono risultati attivi come la teofillina nell’aumentare la contrattilità cardiaca ed il flusso coronarico, mentre la vitexina ed i suoi derivati si sono rivelati meno potenti.

Le proprietà ben dimostrate e tipiche del biancospino sono quella inotropa positiva e quella antiaritmica; inoltre è da segnalare che il biancospino possiede attività antiossidante, quest’azione è particolarmente rilevante. E’ stato dimostrato, inoltre, che il biancospino è in grado di aumentare la forza di contrazione. Una proprietà peculiare del biancospino è quella antiaritmica in quanto la maggior parte dei farmaci ad azione inotropa positiva può produrre aritmie.

Biancospino, agisce sul ritmo cardiaco

Il biancospino agisce sul sistema cardiovascolare in due modi:
(1) dilata la muscolatura dei vasi (in particolare coronarici) e quindi riduce la resistenza periferica ed abbassa la pressione arteriosa (pertanto limita gli attacchi di angina);
(2) agisce direttamente sul miocardio provocando un’azione inotropa positiva. Il biancospino, inoltre, protegge l’endotelio vascolare e riduce il colesterolo ed i trigliceridi plasmatici.
I dati clinici a sostegno dell’efficacia terapeutica del
biancospino nel trattamento della ICC sono molto incoraggianti. Si consiglia l’uso delle foglie e dei fiori nel caso di riduzione della gittata cardiaca,raccomandando però di consultare il medico qualora,nonostante il trattamento, i sintomi dovessero protrarsi per più di sei settimane e nel caso in cui si dovesse osservare un rigonfiamento delle gambe. Non si consigliano invece le preparazioni ottenute dai soli fiori (Crataegi flos), quelle
ottenute dalle sole foglie (Crataegi folium) e l’impiego dei frutti
(Crataegi fructus), adoperati questi ultimi per il trattamento dei
disturbi delle coronarie, dei disturbi cardiaci e della circolazione,
nonché nei casi di ipotensione e nell’arterosclerosi

Il biancospino è una droga sicura, con un rischio terapeutico inferiore a quello dei digitalici. La somministrazione orale di 3 g/kg
di un estratto idroalcolico (rapporto droga:estratto 5:1) non provoca morte nei roditori. Questa dose corrisponde a 210 g negli uomini, ovverad una dose che è 233 volte superiore alla massima dose consigliata.

Non si riportano effetti collaterali, né controindicazioni né interazioni con farmaci. Effetti collaterali lievi e reversibili (nausea, vertigini,disturbi gastrointestinali e cardiaci, anche alla dose giornaliera di 1800 mg di estratto, ovvero il doppio della dose raccomandata) sono stati riportati negli studi clinici.

La scarsa tossicità del biancospino è stata confermata da studi post-marketing. Gli effetti avversi più frequentemente riportati sono stati vampate di calore, disturbi gastrici, palpitazioni,vertigine, dispnea, mal di testa ed epistassi.

Il biancospino può essere somministrato insieme ai digitalici, senza l’insorgenza di effetti tossici; infatti, è stato dimostrato che il biancospino non alterava i parametri farmacocinetici della digossina in seguito a tre settimane di terapia concomitante.

Biancospino, i consigli del farmacista

Si raccomanda una dose giornaliera di 160-900 mg di un estratto secco idroalcolico (etanolo al 45% o metanolo al 70%, rapporto droga:estratto 4-7:1) standardizzato in flavonoidi o procianidine (ovvero contenente 30-168,7 mg di procianidine, calcolate come epicatechine, o 3,5-19,8 mg di flavonoidi, calcolati come iperoside).

L’azione del biancospino generalmente non è immediata, ma si instaura lentamente e dopo un uso prolungato; pertanto la durata del trattamento non deve essere inferiore alle sei settimane. Sono disponibili opercoli di gelatina o capsule contenenti un estratto standardizzato in flavonoidi (0,8% calcolati come iperoside oppure con contenuto minimo dell’1,5% di vitexina-2-ramnoside) ottenuto dalle sommità fiorite di C. monogyna.