Home C'era una volta Bill Chase, profeta del jazz rock

Bill Chase, profeta del jazz rock

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Il 9 agosto 1974 un piccolo Piper che sta sorvolando Jackson nel Minnesota si ritrova sulla strada di una violentissima tromba d’aria. Travolto dal vento precipita e si fracassa al suolo. Il velivolo è il mezzo di trasporto dei Chase, la band capitanata dal trombettista Bill Chase, che perde la vita nell’incidente.

Uno dei grandi capolavori del jazz rock

Con Bill Chase, oltre al pilota, muoiono altri tre strumentisti della sua band: l’organista Wallace Wohn, il bassista Walter Clark e il chitarrista John Emma. A trentanove anni si chiude così la carriera di William “Bill” Chase, uno dei grandi sperimentatori del jazz rock. Nato a Boston, nel Massachusetts, negli anni Sessanta, poco più che ventenne, è già popolarissimo per la sua tecnica superlativa messa in mostra nelle orchestre di Stan Kenton, Maynard Ferguson e, soprattutto, di Woody Herman. All’inizio degli anni Settanta, attratto dalle contaminazioni tra jazz e rock sviluppate da gruppi come i Chicago e i Blood, Sweat & Tears, si lancia con entusiasmo nelle sperimentazioni di frontiera tra i due generi. Nella primavera del 1971 ottiene uno straordinario successo con l’album Chase, considerato uno dei primo grandi capolavori del jazz rock. Il disco vende quasi mezzo milione di copie (una sorta di record per un disco di jazz) e viene scelto dai lettori della rivista specializzata “Down Beat” come migliore album dell’anno.

La crisi e il ritorno

Per dare continuità al suo lavoro crea i Chase, una band con la quale si esibisce anche al festival di Newport. Il primo album con il gruppo non ripete il successo del precedente. Il fiasco lo mette in crisi. Per molto tempo accarezza l’idea di mollare tutto, ma poi si scuote e decide di ricominciare. Riformati i Chase inizia una lunga tournée attraverso gli Stati Uniti entusiasmando il pubblico con i suoi pirotecnici show. La critica che l’aveva stroncato torna pian piano a occuparsi di lui mentre si parla di un nuovo album. Una tromba d’aria decide per tutti. La sua carriera e la sua vita finiscono a Jackson.

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Gianni Lucini
Scrivere è il mio principale mestiere, comunicare una specializzazione acquisita sul campo. Oltre che per comunicare scrivo anche per il teatro (tanto), il cinema e la TV. È difficile raccontare un'esperienza lunga una vita. Negli anni Settanta ho vissuto la mia prima solida esperienza giornalistica nel settimanale torinese "Nuovasocietà" e alla fine di quel decennio mi sono fatto le ossa nella difficile arte di addetto stampa in un campo complesso come quello degli eventi speciali e dei tour musicali. Ho collaborato con un'infinità di riviste, alcune le ho anche dirette e altre le dirigo ancora. Ho organizzato Uffici Stampa per eventi, manifestazioni e campagne. Ho formato decine di persone oggi impegnate con successo nel settore del giornalismo e della comunicazione. Ho scritto e sceneggiato spot e videogiochi. Come responsabile di campagne di immagine e di comunicazione ho operato anche al di fuori dei confini nazionali arrivando fino in Asia e in America Latina. Dal 1999 al 2007 mi sono occupato di storia e critica musicale sul quotidiano "Liberazione".

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