Home Eco Cultura Boldini, moda e seduzione; tra Baudelaire e D’Annunzio

Boldini, moda e seduzione; tra Baudelaire e D’Annunzio

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[Quei ritratti] sono perfettamente armoniosi dal momento che il costume, l’acconciatura e persino il gesto, lo sguardo e il sorriso […] formano un insieme di una compiuta vitalità - Charles Baudelaire, “Il pittore della vita moderna, 1863”

La mostra “Boldini e la moda” a Palazzo dei Diamanti Ferrara, (fino al 2 giugno 2019) a cura di Barbara Guidi con la collaborazione di Virginia Hill, organizzata dalla Fondazione Ferrara Arte e Gallerie d’Arte Moderna e Contemporanea-Museo Giovanni Boldini, è frutto di un lungo lavoro di ricerca che ha permesso la ricostruzione della fitta rete di rapporti sociali e professionali dell’artista.

Affermatosi nella Parigi tra Otto e Novecento, crocevia di ogni tendenza del gusto e della modernità, Boldini ha immortalato la voluttuosa eleganza delle élite cosmopolite della Belle Époque. Il suo talentuoso pennello ha consegnato alla posterità le immagini dei protagonisti di quell’epoca mitica – da Robert de Montesquiou a Cléo de Mérode alla marchesa Casati – contribuendo a fare di loro delle vere e proprie icone glamour.

Un suggestivo e ricco percorso aspetta il visitatore; oltre centotrenta opere, tra cui dipinti, disegni e incisioni di Boldini e dei suoi colleghi Degas, Manet, Sargent, Seurat, Blanche ed Helleu, meravigliosi abiti d’epoca, libri e accessori preziosi, per ripercorrere la folgorante carriera parigina di Boldini, illustrano l’evoluzione di quattro decenni di stile e di fascino. La rassegna svela inoltre i suggestivi intrecci tra arte, moda e letteratura che hanno segnato la fin de siècle, evocando la cornice di mondanità che fece da sfondo alla lunga carriera di Boldini. Il magnetismo delle pennellate di Boldini, che esalta ed intensifica il potere di seduzione dei personaggi ritratti, deve molto al rapporto che il pittore ebbe con la nascente industria della moda alla quale, a sua volta, dette un notevole contributo. Infatti come un contemporaneo trendsetter fu capace di influenzarne le scelte.

Nel luglio del 1931, in occasione della prima retrospettiva allestita a Parigi, «Vogue» dedicava a Boldini, scomparso solo qualche mese prima, un articolo dal titolo emblematico: Giovanni Boldini. Pittore dell’eleganza. Nel momento in cui il ritrattista, che per decenni era stato l’arbitro del gusto parigino, lasciava la scena, iniziava il mito di un artista che, avendo dato vita a un canone di bellezza moderno e dirompente, avrebbe ispirato generazioni di stilisti, da Christian Dior a Giorgio Armani, da Alexander McQueen a John Galliano, avendo creato una personale declinazione della moda che anticipava le successive formule e linguaggi del cinema e della fotografia. La mostra è ordinata in sezioni tematiche, ciascuna patrocinata da letterati che hanno contribuito a fare della moda un elemento fondante della modernità, da Charles Baudelaire a Oscar Wilde, da Marcel Proust a Gabriele D’Annunzio.

  • Eleganza, mistero, modernità (Charles Baudelaire)

Precursore di ogni poetica della modernità, Baudelaire è stato tra i primi a sancire il culto dell’effimero e della moda come altra metà, transitoria e fuggitiva, della bellezza. Sublime espressione del gusto e dell’ideale di ogni epoca, la moda diviene l’elemento che permette di ancorare un’opera d’arte al presente consentendo all’artista di essere veramente moderno. La rappresentazione diretta e immediata del presente, invocata da Baudelaire, trova la sua apoteosi nell’opera di un gruppo di artisti tra cui Boldini. Questi, tra gli anni Settanta e Ottanta dell’Ottocento, celebrarono la raffinatezza, il mistero e la modernità dell’abito contemporaneo. Trionfò in questi anni il nero, misterioso colore-non colore celebrato da Baudelaire che, da segno di lutto, divenne per la vera signora un emblema di eleganza e distinzione, da sfoggiare in qualunque situazione.

  • Ritratto di signora (Henry James)

In seguito alle trasformazioni sociali che segnarono la seconda metà dell’Ottocento, gusto ed eleganza cessarono di essere appannaggio esclusivo dell’aristocrazia per divenire segno distintivo del benessere delle nuove classi in ascesa ed in cerca di affermazione. La moda assurge a mezzo di espressione della personalità, prolungamento materiale del sé, tanto che il sarto inglese Charles Frederick Worth si autoproclamò “artista” dell’abbigliamento e del fascino femminile, dando così origine al moderno concetto di stilista come genio creativo, pittore e couturier, complice nella celebrazione della più divina delle creature: la donna. Il ritratto di società, soprattutto femminile, volge in questi anni sempre più verso la magnificazione degli aspetti esteriori piuttosto che in direzione della rappresentazione di emozioni e sentimenti.

  • Riflessi (Oscar Wilde)

Secondo le teorie estetiche di fine Ottocento, un ritratto doveva essere più di un semplice atto di registrazione. Come il couturier, l’artista assurgeva a mediatore sociale, giocando un ruolo strategico nella determinazione dell’immagine e della reputazione del proprio modello. Se il committente poteva scegliere un pittore in voga per raggiungere un preciso risultato stilistico o veicolare un messaggio, a sua volta l’artista selezionava determinati soggetti in base alla loro notorietà, al fine di accrescere la propria reputazione. Artista e modello si riflettono dunque l’un l’altro in un gioco di specchi, complici nel processo di auto-affermazione della propria immagine pubblica.

La costruzione di questa iconografia destinata alla divulgazione, passa per la scelta ponderata e condivisa di abbigliamenti, pose e atteggiamenti, nella consapevolezza che, come affermava Oscar Wilde: «Al mondo c’è solo una cosa peggiore del far parlare di sé: il non far parlare di sé»

  • Il pittore della donna (Robert de Montesquiou)

Nel gennaio del 1901 vide le stampe la rivista di moda, lusso e high life «Les Modes». La nuova e raffinatissima pubblicazione «mondana» ideata da Michel Manzi prevedeva un’inedita collaborazione tra arte e moda, con l’intento di celebrare le «bellezze francesi e straniere più alla moda di Parigi». Protagonista del primo numero della serie dedicata ai Pittori della donna, Boldini è acclamato da Robert de Montesquiou come impareggiabile talento nel restituire l’essenza stessa della femminilità.

Agli albori di quella cultura di intrattenimento di massa che avrebbe segnato il Novecento, Boldini mostra di aver contribuito alla creazione del moderno concetto di glamour, utilizzando quelle effigi come immagini promozionali volte ad attrarre, nel suo atelier parigino, le opulente signore del vecchio e del nuovo continente, impazienti di essere immortalate come incantevoli e seducenti protagoniste di quel mondo scintillante.

  • Il tempo della mondanità (Marcel Proust)

Tra l’inizio del secolo e lo scoppio del primo conflitto mondiale, nell’atelier di Boulevard Berthier si avvicendano molte delle protagoniste di quei salotti scintillanti frequentati anche da Proust, da Madame Charles Max (1896, Parigi, Musée d’Orsay) a Consuelo Vanderbilt (1906, New York, Metropolitan Museum of Art) a Gladys Deacon (1916, Blenheim Palace), adornate dagli abiti e da gioielli che Boldini sceglieva per loro. Slanciata, irrequieta e pericolosamente seducente, l’idolo femminino di Boldini divenne ben presto un documento rappresentativo della fin de siècle, emblema di quell’epoca di sofisticata eleganza che avrebbe lasciato un segno indelebile sulla memoria del giovane Christian Dior.

  • La Diva (Gabriele D’Annunzio)

Alla vigilia della prima guerra mondiale, nel mondo della moda ed in quello dell’arte, avvengono significativi cambiamenti. Mentre una nuova generazione di pittori si affaccia sulla scena per scardinare le forme e incendiare i colori, le sinuose silhouette floreali che avevano dominato il primo decennio del secolo, vengono soppiantate dalle linee rigorose di Paul Poiret, dai pizzi preziosi delle Sorelle Callot e, più tardi, dalle sete plissettate di Mariano Fortuny. Infine un gusto per l’esotico e l’orientalismo diffuso dai Balletti Russi (che debuttarono a Parigi nel 1909) dettò nuove tendenze all’abbigliamento.

La pennellata dell’artista, vibrante, materica e sfrangiata, in tele «percorse da una scarica elettrica» descrisse un’immagine di donna emancipata, disinibita, sicura di sé e del proprio potere di seduzione: la Diva. Archetipo delle moderne icone di moda e del cinema, le “divine” di Boldini si stagliano ancora oggi come vere e proprie apparizioni fantasmagoriche, cariche di erotismo, con occhi bistrati e labbra languidamente socchiuse.

 “Boldini e la moda” a Palazzo dei Diamanti – Dal 16 febbraio al 2 giugno 2019
Aperto tutti i giorni, dalle 9.00 alle 19.00 – Aperto anche il 2 giugno
Informazioni e prenotazioni
tel. 0532 244949
diamanti@comune.fe.it www.palazzodiamanti.it

Foto della mostra di Valter Sambucini

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Carla Guidi
Giornalista (pubblicista) iscritta ODG Lazio, ho collaborato per più di 10 anni con il settimanale (in cartaceo) Telesport, adesso con alcune testate e riviste periodiche, tra queste Abitare a Roma, il Paese delle donne, Malacoda, Lazio ieri ed oggi e Daily Green. Ho scritto alcuni libri sulla memoria storica quali Operazione balena - Unternehmen Walfisch sul rastrellamento nazista del 17 aprile 1944 al Quadraro, giunto alla sua terza edizione (Edilazio 2013); Un ragazzo chiamato Anzio sulle vicende dello sbarco alleato del 1944, alla sua seconda edizione (Onyx 2005/A.Sacco 2013). Infine l’ultimo in ordine di tempo, Estetica anestetica - Il corpo, l’estetica e l’immaginario nell’Italia del Boom economico e verso gli anni di Piombo (Robin edizioni 2018). Al mio attivo anche alcune pubblicazioni di poesia Come le bestie (Onyx edizioni 2004) La pace che ci meritiamo (Onyx Edizioni 2008), Fatti ad immagine d’Io (Progetto E-Publishing Reti Di Dedalus/Onyx Editrice dicembre 2016) infine ho curato, insieme a Massimo De Simoni l’antologia “I poeti incontrano la costituzione” (Ediesse editore gennaio 2017). Docente di Disegno e Storia dell’Arte, mi sono occupata anche di Computer Art dal 1981 e mie immagini sono state pubblicate nel volume “Computer image” di Mauro Salvemini (Ed. G.E.Jackson, 1985). Ho gestito una galleria d’Arte negli anni ‘70/’80 ed ho organizzato in seguito varie mostre, manifestazioni e convegni. Dal 1975 mi sono occupata anche di psicoanalisi e dal 1982 sono stata accettata dalla “Società italiana di psicodramma analitico”- SIPSA - in qualità di membro titolare. In seguito ad una formazione quinquennale con trainer internazionali, ho svolto attività di collaborazione presso la Società Medica italiana di Analisi Bioenergetica – SMIAB e sono divenuta membro titolare dell’ “International institute for Bioenergetic analisys” di New York rimanendo iscritta fino al 1995. Attualmente sono stata invitata più volte a relazionare a Convegni Nazionali ANS alla Facoltà di Scienze Politiche, Sociologia e Comunicazione, (Uni Roma 1 Sapienza, via Salaria 113) dal 9 giugno 2016 all’ultimo in ordine di tempo (del 07/12/2017) dal titolo Dal Villaggio globale alla crisi del Senso di appartenenza nazionale.

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