Home C'era una volta Buster Bailey, un clarinetto prodigioso

Buster Bailey, un clarinetto prodigioso

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Il 9 luglio 1902 nasce a Memphis, nel Tennessee William C. Bailey, destinato a restare nella storia del jazz come uno dei primi grandi virtuosi del clarinetto con il nome d’arte di Buster Bailey

Lo stesso maestro di Benny Goodman

È ancora un bambino quando inizia a studiare musica sotto la guida di Franz Schoepp, il clarinettista dell’orchestra sinfonica di Chicago cui qualche anno dopo si rivolgerà anche Benny Goodman. Quando il leggendario direttore d’orchestra W. C. Handy lo scrittura per il suo ensemble il ragazzo non ha ancora compiuto quindici anni. A diciassette è a Chicago con l’orchestra di Erskine Tate e nel 1923 se ne va a New York. La sua tecnica prodigiosa e la straordinaria abilità di fraseggio entusiasmano l’ambiente newyorkese e Bailey, per non scontentare nessuno, suona con tutti quelli che lo cercano. In questi anni, infatti, passa da un’orchestra all’altra con estrema disinvoltura. A lui fondamentalmente piace suonare. Non importa con chi, purché si suoni. Alterna così concerti e lavoro di studio con quasi tutti i migliori gruppi di quel periodo: dai Blue Five di Clarence Williams alla Creole di King Oliver, dalle band che accompagnano le grandi signore del blues Ma Rainey, Bessie Smith e Alberta Hunter alla grande orchestra di Fletcher Henderson. È proprio la sua lunga militanza con quest’ultima orchestra a portarlo clamorosamente alla ribalta e a consacrarlo definitivamente come uno dei grandi maestri del clarinetto.

Il declino e il rilancio con lo swing

Ascoltando i dischi del periodo in cui fa parte dell’orchestra di Henderson si nota come lo stile di Bailey si riallacci a quello fluido e pulito di Jimmie Noone anche se il clarinettista di Memphis tende a sfruttare di più il registro acuto e quello sovracuto nei quali può valorizzare meglio la sua straordinaria abilità di fraseggio. Negli anni Trenta qualcuno comincia a considerarlo ormai superato e lui vive momenti difficili. Quello che sembra l’inizio del declino si rivela invece l’anticamera di un colossale rilancio. Con l’esplosione dello swing Buster Bailey riemerge prepotentemente. Conteso dalle migliori formazioni nere della “swing era” ricomincia a darsi da fare passando, come sempre, da un gruppo all’altro: dalla Mills Blue Rhythm Band alle orchestre di Lucky Millinder, Stuff Smith e John Kirby. Proprio con quest’ultima ottiene anche il suo primo grande successo commerciale. Non smetterà più fino alla morte e nel 1958 registrerà per l’etichetta Felsted a New York una personalissima versione di due brani simbolo come Memphis Blues e Beale Street Blues,, oggi considerata il suo testamento artistico. Il 12 aprile 1967 muore a New York.

 

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Gianni Lucini
Scrivere è il mio principale mestiere, comunicare una specializzazione acquisita sul campo. Oltre che per comunicare scrivo anche per il teatro (tanto), il cinema e la TV. È difficile raccontare un'esperienza lunga una vita. Negli anni Settanta ho vissuto la mia prima solida esperienza giornalistica nel settimanale torinese "Nuovasocietà" e alla fine di quel decennio mi sono fatto le ossa nella difficile arte di addetto stampa in un campo complesso come quello degli eventi speciali e dei tour musicali. Ho collaborato con un'infinità di riviste, alcune le ho anche dirette e altre le dirigo ancora. Ho organizzato Uffici Stampa per eventi, manifestazioni e campagne. Ho formato decine di persone oggi impegnate con successo nel settore del giornalismo e della comunicazione. Ho scritto e sceneggiato spot e videogiochi. Come responsabile di campagne di immagine e di comunicazione ho operato anche al di fuori dei confini nazionali arrivando fino in Asia e in America Latina. Dal 1999 al 2007 mi sono occupato di storia e critica musicale sul quotidiano "Liberazione".

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