Home C'era una volta Danny Polo, il clarinettista che amava l’Europa

Danny Polo, il clarinettista che amava l’Europa

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L’11 luglio 1949 all’Illinois Masonic Hospital di Chicago muore il clarinettista e sassofonista Danny Polo, uno dei migliori ed eclettici musicisti di sezione, oltre che ottimo solista. Ha quarantotto anni. Il giorno prima è stato colto da un improvviso malore mentre era impegnato con l’orchestra di Claude Thornhill all’Edgewater Hotel di Chicago.

A otto anni nella banda

Figlio d’arte (suo padre è clarinettista) Danny Polo nasce a Clinton, nell’Indiana, e fin dai primi anni d’età inizia soffiare negli strumenti ad ancia. A otto anni veste la divisa di una banda della sua città. Negli anni successivi forma una coppia inseparabile con un suo amico d’infanzia, il pianista Claude Thornhill, lo stesso che gli sarà accanto anche nel suo ultimo concerto. A Chicago, nel 1923, ottiene i primi ingaggi professionali con l’orchestra di Elmer Schoebel al Midway Gardens cui segue un breve periodo nella band di Merritt Brunies. Tra il 1924 e il 1925 lavora in Florida e a New York con varie orchestre da ballo. Nell’inverno del 1926 sostituisce per tre mesi Don Murray nell’orchestra di Jean Goldkette e nell’estate successiva si lascia tentare dall’idea di andarsene via per un po’.

La scoperta dell’Europa

Insieme al batterista Dave Tough, lascia gli Stati Uniti per un lungo soggiorno europeo durante il quale suona con le band del banjoista George Carhart, di Lud Gluskin e con quella di Arthur Briggs, senza rinunciare  a una breve esperienza in proprio. All’inizio degli anni Trenta è a Londra con il gruppo di Bert Ambrose. Nel 1935 torna negli Stati Uniti, ma non può resistere alla nostalgia per l’Europa. Nel 1938 torna a Parigi al fianco di Ambrose e poi si aggrega alla band di Ray Ventura. Lo scoppio della Seconda Guerra Mondiale lo costringe a rientrare in patria. Lo fa malvolentieri anche se riesce a suonare con alcuni tra i migliori gruppi del periodo, come quelli di Joe Sullivan e di Jack Teagarden. Alla fine della guerra rientra nell’orchestra del suo amico Claude Thornhill con la quale resta fino alla morte.

 

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Gianni Lucini
Scrivere è il mio principale mestiere, comunicare una specializzazione acquisita sul campo. Oltre che per comunicare scrivo anche per il teatro (tanto), il cinema e la TV. È difficile raccontare un'esperienza lunga una vita. Negli anni Settanta ho vissuto la mia prima solida esperienza giornalistica nel settimanale torinese "Nuovasocietà" e alla fine di quel decennio mi sono fatto le ossa nella difficile arte di addetto stampa in un campo complesso come quello degli eventi speciali e dei tour musicali. Ho collaborato con un'infinità di riviste, alcune le ho anche dirette e altre le dirigo ancora. Ho organizzato Uffici Stampa per eventi, manifestazioni e campagne. Ho formato decine di persone oggi impegnate con successo nel settore del giornalismo e della comunicazione. Ho scritto e sceneggiato spot e videogiochi. Come responsabile di campagne di immagine e di comunicazione ho operato anche al di fuori dei confini nazionali arrivando fino in Asia e in America Latina. Dal 1999 al 2007 mi sono occupato di storia e critica musicale sul quotidiano "Liberazione".

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