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A Disneyworld la più grande centrale fotovoltaica

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Disneyworld

Il parco divertimenti Walt Disney World Resort di Orlando, in Florida (noto anche come Disneyworld), ha annunciato sul suo blog che costruirà una centrale fotovoltaica da 50 megawatt, per alimentare due dei suoi quattro parchi a tema.

La centrale sorgerà su di un terreno di 1 km quadrato vicino al parco Disney’s Animal Kingdom ed avrà 500.000 pannelli, installati dall’azienda Origis Energy USA.

Energia solare, a Disneyworld la più grande centrale fotovoltaica

Entrerà in funzione entro la fine dell’anno e sarà in grado di eliminare emissioni di gas serra per 57.000 tonnellate all’anno, come se si togliessero 9.300 automobili dalle strade. La Walt Disney Company ha intenzione di ridurre le sue emissioni del 50% nel 2020, rispetto al 2012.

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Del resto, anche gli scienziati continuano a puntare l’attenzione sull’immane problema del riscaldamento globale. Un’ultima ricerca conferma che mantenere il riscaldamento globale entro 1,5 gradi dai livelli pre-industriali (l’obiettivo più ambizioso dell’Accordo di Parigi sul clima) farebbe risparmiare al mondo entro la fine di questo secolo 30mila miliardi di dollari, portando benefici al 90% della popolazione globale. A dirlo l’Università di Stanford pubblicata su Nature.

L’aumento delle temperature in genere danneggia l’economia provocando danni per gli eventi estremi, riducendo la produttività e aumentando le malattie. Questo secondo gli studiosi di Stanford vale per il 71% degli stati al mondo, dove vive il 90% della popolazione: tutti i paesi più poveri, oltre a grandi economie come Usa, Cina e Giappone. Solo alcuni stati freddi (Russia, Canada e paesi scandinavi) aumenterebbero il Pil con l’aumento delle temperature.

La ricerca sostiene che mantenere il riscaldamento entro 1,5 gradi farebbe risparmiare al mondo 30.000 miliardi di dollari al 2100. Il costo di questo sforzo sarebbe di appena 500 miliardi di dollari al 2030. Un riscaldamento di 3 gradi alla fine del secolo (quello che avverrà se non si prendono provvedimento) secondo i ricercatori di Stanford costerebbe “il 5-10% del Pil, decine di migliaia di miliardi di dollari”.

 


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