Home C'era una volta Dove sono finiti gli agenti dell’OVRA?

Dove sono finiti gli agenti dell’OVRA?

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Il 2 luglio 1946 viene pubblicata una lista ufficiale dei nominativi dei confidenti dell’Ovra, il braccio segreto creato del fascismo per la repressione delle attività antifasciste.

Una verità non detta

Redatta a cura di una apposita Commissione, lungi dal sopire le polemiche la pubblicazione ne rinfocola di nuove. Da più parti la Commissione viene accusata di aver lavorato a proteggere parte della struttura della polizia segreta fascista. La lista, infatti, avrebbe contenuto inizialmente ben novecento nomi che poi grazie a una serie di successive cancellazioni si riduce a poco più di seicento. Che fine hanno fatto i trecento cancellati? Non si sa. Molti anni dopo alcuni storici sosterranno che parte della struttura dell’Ovra sarebbe stata riutilizzata in funzione anticomunista da alcuni servizi segreti occidentali, ma la verità è ancora lontana. Ogni ricerca cozza infatti contro la segretezza che sigilla la parte più corposa degli archivi italiani dell’epoca. Lsa storia dell’organizzazione inizia l’11 novembre 1922 quando il quadrumviro Emilio De Bono viene nominato da Benito Mussolini alla carica di ‘intendente generale di polizia’ con l’esplicito scopo di reprimere chi può ostacolare gli interessi del fascismo. Sarà lo stesso De Bono a definire così la sua strategia: «Non credo di indicare per speciali attenzioni i comunisti piuttosto che i repubblicani o i popolari. Lo Stato può avere nemici pericolosi anche fra gli uomini che più ostentano devozione allo Stato stesso e alla Patria». È l’inizio della costruzione di una struttura che porterà poi all’Ovra, la polizia segreta del regime fascista, l’organizzazione di punta nella persecuzione dei dissidenti e degli antifascisti il cui acronimo ha un significato mutevole nel tempo: Opera Volontaria di Repressione Antifascista e poi Organizzazione di Vigilanza e Repressione dell’Antifascismo.

L’istituzionalizzazione

Dopo la crisi provocata dal delitto Matteotti le prime indagini di polizia disposte dalla magistratura non ancora succube al regime svelano l’esistenza di una sorta di polizia segreta interna al partito fascista, nata dall’incontro tra una decina di squadristi violenti e fanatici controllata direttamente dal capo Ufficio stampa della Presidenza del Consiglio Cesare Rossi. Nel mese di novembre del 1926 tra i provvedimenti legislativi che cancellano la vita democratica italiana ce n’è uno che riforma le strutture preposte al controllo dell’ordine pubblico e alla lotta contro l’antifascismo potenziandone le competenze e l’organizzazione. Non si sa bene quando si nata davvero l’OVRA. In genere si fa coincidere la sua formazione con il cosiddetto “Discorso dell’Ascensione” tenuto da Benito Mussolini il 26 maggio 1927 «Signori: è tempo di dire che l’uomo, prima di sentire il bisogno della cultura, ha sentito il bisogno dell’ordine. In un certo senso si può dire che il poliziotto ha preceduto, nella storia, il professore, perché se non c’è un braccio armato di salutari manette, le leggi restano lettera morta e vile. Naturalmente ci vuole il coraggio fascista per parlare in questi termini…». Il giorno dopo viene costituita ufficialmente la Prima Zona Ovra destinata a occuparsi delle regioni in cui l’antifascismo è più attivo: Lombardia, Veneto, Piemonte, Val d’Aosta, Venezia Giulia e Liguria. Pur essendo citata nei documenti ufficiali la sigla viene resa pubblica soltanto nel dicembre del 1930 quando Benito Mussolini ringrazia «La sezione speciale dell’Ovra della Direzione generale di Pubblica Sicurezza…» per un’azione contro gli antifascisti del Gruppo Giustizia e Libertà. Dopo la sconfitta del fascismo, la Resistenza e la Liberazione l’Ovra viene ufficialmente smantellata e le sue strutture sottoposte a procedimenti penali. Gran Parte delle forze antifasciste chiedono con forza che vengano resi pubblici tutti i nomi delle persone che hanno fatto parte dell’immensa rete spionistica stesa sul paese, ma non saranno soddisfatti.

 

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Gianni Lucini
Scrivere è il mio principale mestiere, comunicare una specializzazione acquisita sul campo. Oltre che per comunicare scrivo anche per il teatro (tanto), il cinema e la TV. È difficile raccontare un'esperienza lunga una vita. Negli anni Settanta ho vissuto la mia prima solida esperienza giornalistica nel settimanale torinese "Nuovasocietà" e alla fine di quel decennio mi sono fatto le ossa nella difficile arte di addetto stampa in un campo complesso come quello degli eventi speciali e dei tour musicali. Ho collaborato con un'infinità di riviste, alcune le ho anche dirette e altre le dirigo ancora. Ho organizzato Uffici Stampa per eventi, manifestazioni e campagne. Ho formato decine di persone oggi impegnate con successo nel settore del giornalismo e della comunicazione. Ho scritto e sceneggiato spot e videogiochi. Come responsabile di campagne di immagine e di comunicazione ho operato anche al di fuori dei confini nazionali arrivando fino in Asia e in America Latina. Dal 1999 al 2007 mi sono occupato di storia e critica musicale sul quotidiano "Liberazione".

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