Home C'era una volta Duccio Tessari, il regista che amava le citazioni

Duccio Tessari, il regista che amava le citazioni

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L’11 ottobre 1926 nasce a Genova il regista Amedeo Tessari detto Duccio, uno dei protagonisti della grande statione del cinema pop italiano, quello che è passata alla memoria con l’etichetta di “Cinema di genere”.

Hanno già inventato tutto Omero e Tolstoj

Una delle sue frasi più celebri è un invito ai colleghi perché non si prendano troppo sul serio, non si montino la testa per i successi e non si deprimano alla prima difficoltà. «Nessuno di noi inventa niente, hanno inventato tutto Omero e Tolstoj». Fedele a questa dichiarazione affronta il cinema con il gusto intellettuale della citazione e del rimando. A volte lo fa per burla, come accade in “Arrivano i Titani”, il suo primo film da regista del 1961, quando gli spettatori che hanno la pazienza di assistere anche allo scorrere dei titoli di coda possono vedere i protagonisti che si complimentano tra loro esclamando «Abbiamo realizzato un’impresa titanica!». In altri casi l’operazione è più elaborata e presuppone il gusto della trascrizione non calligrafica di storie attinte altrove. Il suo rapporto con il western all’italiana è caratterizzato da questo approccio fin da quando, insieme a Sergio Leone, ricolloca nella cittadina di San Miguel tra gli Stati Uniti e il Messico la storia del samurai Sanjuro raccontata nel film giapponese “Yojimbo-La sfida del samurai” di Akira Kurosawa. Se per “Una pistola per Ringo” ambienta in chiave western un thriller come “Ore disperate” per il successivo “Il ritorno di Ringo” va oltre e s’ispira agli ultimi libri dell’Odissea, quelli che descrivono la resa dei conti tra Ulisse e i Proci affidando a Giuliano Gemma il ruolo di Ulisse e ad Hally Hammond, cioè sua moglie Lorella De Luca, quello di Penelope.

La sua ultima cavalcata

Le sue prime esperienze cinematografiche avvengono a Genova.  Proprio nella sua città natale, quando è ancora studente universitario, si diletta a girare i primi documentari. Dopo essersi laureato in Chimica e aver così soddisfatto le ambizioni della famiglia decide di tentare a trasformare la passione per il cinema in qualcosa di più. Negli anni Cinquanta si trasferisce a Roma dove riesce a fare un po’ d’esperienza in particolare come assistente dei registi Carmine Gallone e Vittorio Cottafavi. Pian piano si specializza come sceneggiatore di “peplum”, i film d’ambientazione storico-mitologica popolarissimi in quel periodo. Il suo primo western “Una pistola per Ringo”, nel 1964 incassa oltre due miliardi di lire e ne fa uno dei più illustri protagonisti del nascente western all’italiana. In realtà le incursioni western di Tessari saranno limitate e molto diverse tra loro. Dopo “Il ritorno di Ringo” del 1965 si cimenterà in altri generi tornando a raccontare storie di pistoleri solo raramente. Nel 1985 dopo la realizzazione di vari sceneggiati televisivi, gli viene proposto un ritorno al western in grande stile con “Tex e il signore degli abissi” la trasposizione cinematografica di Tex Willer, l’eroe dei fumetti creato da Gian Luigi Bonelli. È la sua ultima cavalcata sui territori della frontiera. Muore nel 1994.

 

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Gianni Lucini
Scrivere è il mio principale mestiere, comunicare una specializzazione acquisita sul campo. Oltre che per comunicare scrivo anche per il teatro (tanto), il cinema e la TV. È difficile raccontare un'esperienza lunga una vita. Negli anni Settanta ho vissuto la mia prima solida esperienza giornalistica nel settimanale torinese "Nuovasocietà" e alla fine di quel decennio mi sono fatto le ossa nella difficile arte di addetto stampa in un campo complesso come quello degli eventi speciali e dei tour musicali. Ho collaborato con un'infinità di riviste, alcune le ho anche dirette e altre le dirigo ancora. Ho organizzato Uffici Stampa per eventi, manifestazioni e campagne. Ho formato decine di persone oggi impegnate con successo nel settore del giornalismo e della comunicazione. Ho scritto e sceneggiato spot e videogiochi. Come responsabile di campagne di immagine e di comunicazione ho operato anche al di fuori dei confini nazionali arrivando fino in Asia e in America Latina. Dal 1999 al 2007 mi sono occupato di storia e critica musicale sul quotidiano "Liberazione".

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