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La Curia Iulia, il cuore della storia romana

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Curia
Storia e descrizione della Curia Iulia, dove il Senato romano si è riunito per secoli decidendo di Roma e del mondo e giungendo fino a noi in buone condizioni.

La Curia, luogo dove si riuniva il Senato, è uno degli edifici meglio conservati nell’area archeologica del Foro Romano ed è stata teatro di eventi che hanno indirizzato il corso della storia e, in ultima analisi, contribuito a forgiare il nostro mondo. Chi vive a Roma la vede, di spalle, anche da Via dei Fori Imperiali. Entrando invece nell’area archeologica e dirigendosi verso il Campidoglio, bisogna percorrere un piccolo tratto di Via Sacra per ammirarla, imponente, alla propria destra. È un contenitore di storie lontane e reali, ma talmente vivide da sembrarci leggendarie.

La Curia e la storia di Roma: un legame inscindibile

La costruzione e lo sviluppo della Curia

Il primo edificio adibito a Curia, detto Curia Hostilia perché voluto dal terzo re di Roma, Tullio Ostilio, ha i suoi resti davvero a due passi dalla Curia che vediamo noi, chiamata Iulia perché voluta da Giulio Cesare e poi inaugurata dal figlio adottivo, Ottaviano Augusto. Di nuovo la storia di Roma vive e palpita nello spazio di pochissimi metri quadrati, sempre all’interno del Foro Romano. In quel fazzoletto di terra, Catone il Censore ripeté allo stremo che bisognava distruggere Cartagine; il nipote, Catone l’Uticense, tenne discorsi infiniti per riempire la seduta ed evitare l’approvazione di leggi sgradite, Cicerone denunciò la congiura di Catilina e potremmo continuare. È una vertigine.

Curia Iulia
Il pavimento della Curia Iulia

La Curia Hostilia era simile alla Iulia, ma meno imponente. Bruciò nel 52 a.C. durante i disordini seguiti al funerale dell’agitatore di folle Publio Clodio Pulcro e si decise di ricostruirla più massiccia, inglobando una parte del precedente edificio. La storia degli uomini si incastra con la storia delle loro opere edilizie, perché all’epoca Cesare stava costruendo il primo Foro “personale”, intitolato a sé e praticamente tutti gli imperatori avrebbero seguito il suo esempio, affiancando i cosiddetti Fori Imperiali al più antico Foro Romano. La Curia Iulia dà le spalle al Foro di Cesare, lo tocca, anche se per via della strada che taglia in due l’area archeologica la nostra percezione ne è disturbata. Una posizione che simboleggia la transizione del potere: dal consesso di uomini, al potere di un unico uomo. Nulla è lasciato la caso nella confusa bellezza di Roma.

La storia della Curia

Per giungere fino a noi, la Curia ha attraversato secoli, eventi e anche quello che oggi noi chiameremmo uno scontro tra civiltà. A testimoniarlo resta il basamento di una statua che rappresentava la dea Vittoria. Era stata portata a Roma da Ottaviano, nel I secolo a.C., e su di essa i senatori giuravano fedeltà a una repubblica ormai diventata impero. In epoca tarda, la statua fu oggetto di una lunga disputa tra due famosi intellettuali di rango senatoriale: Ambrogio da Milano, che noi conosciamo come Sant’Ambrogio e che, come cristiano, ne chiedeva la rimozione, e Aurelio Simmaco, ancora devoto agli dei dei padri, che invece cercava di preservarla.

Curia Iulia
Piantina della Curia Iulia

La spuntò il primo e la statua fu tolta dal figlio di Costantino, Costanzo II. Nel VI secolo d.C., si tenevano ancora timide e pallide riunioni di senatori, finché nel 630 d.C. Papa Onorio I trasformò la Curia in chiesa, intitolandola a Sant’Adriano al Foro. Grazie a questo evento, che non stravolse troppo la struttura del luogo, l’aspetto della Curia si cristallizzò, permettendole di giungere fino a noi tutto sommato integra. L’ultimo grosso cambiamento risale al XVII secolo, quando la Curia perse anche la splendida porta in bronzo che vi era stata aggiunta all’epoca di Diocleziano e che esiste tutt’ora, visto che fu spostata nella basilica di San Giovanni in Laterano. Sconsacrata la chiesa negli anni Trenta, la Curia è tornata di nuovo simile a se stessa, con la sua bellezza solenne e le sue storie da raccontare. Bisogna solo visitare il luogo e fermarsi ad ascoltarle.

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