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Economia circolare. Una speranza per l’Europa

Il 2 dicembre 2015 la Commissione europea ha varato il cosiddetto “pacchetto sull’economia circolare”. E’ questo, per l’Europa, l’inizio di un grande cambiamento di rotta. Un cambiamento progressivo che lentamente inciderà, si spera, sulle abitudini dei cittadini europei. Ma cos’è l’economia circolare?

L’economia circolare è un’economia finalizzata ad auto-riprodursi

L‘ economia circolare è un’economia finalizzata ad auto-riprodursi. In questo modello i materiali di origine biologica ritornano nella biosfera, vale a dire nella dimensione vitale dove ciascuno di noi opera quotidianamente. Mentre i materiali che hanno subito un trattamento “tecnico” sono destinati ad entrare in un “flusso circolare”, in un percorso di riutilizzo che non ne pregiudichi la qualità. E’ un modello economico basato sull’utilizzo delle fonti energetiche rinnovabili, che punta alla eliminazione delle sostanze tossiche, dei rifiuti, degli sprechi. E’ anche, per certi versi, un ritorno al passato. Al periodo preindustriale. Quando funzionava un’economia basata sulla produzione agricola e si riciclava e riutilizzava qualunque cosa. Per esempio, i vecchi indumenti venivano trasformati in nuovi oggetti utili per determinate attività nell’ambiente domestico. L’olio d’oliva diventava sapone. Gli scarti animali venivano sparsi sui campi per fertilizzare.

Ma le buone vecchie abitudini dell’epoca preindustriale ad un certo punto hanno perso il loro radicamento nel comportamento umano. Si è passati cioè ad un modello economico di tipo “lineare” basato suo trinomio “produci-usa-getta”. I beni vengono acquistati, usati e destinati ad essere rifiuti di continuo anziché essere riutilizzati. Questo modo di fare, oggi, è diventato insostenibile, non solo per l’ambiente e per la limitatezza delle risorse, ma anche perché ci costa troppo. In uno studio dell’Università Bocconi dedicato all’economia circolare, infatti, è scritto che: “I prezzi dei beni tradizionalmente considerati commodity (incluse le risorse naturali) hanno subito un incremento pari quasi al 150 per cento fra il 2002 e il 2010; esperti hanno stimato che elementi vitali per l’industria, quali oro, argento, tungsteno, iridio, e altri, potrebbero esaurirsi in brevissimo tempo, a meno che non si ripensino le modalità di utilizzo e sfruttamento degli stessi”. C’è poi da considerare l’incidenza della crescita demografica prevista nei prossimi decenni nel mondo: circa tre miliardi di nuovi consumatori entro il 2030 che comporteranno un aumento della domanda di beni e servizi senza precedenti.

Tutto questo significa che mantenere un modello economico lineare può determinare una crescente variabilità dei prezzi, una “probabile inflazione dei beni commodity fondamentali e, in particolare, delle materie prime e delle risorse naturali” (cito sempre lo studio della Bocconi). E’ stimato, inoltre, che il costo di estrazione delle risorse sarà maggiore e minore, contemporaneamente, sarà disponibilità delle risorse stesse.

Economia circolare, un nuovo modo di concepire beni e servizi

L’ economia circolare affronta proprio questi problemi. E’ un “nuovo” modo di concepire i beni e i servizi semplicemente riconferendo ad essi nuova vita. I prodotti possono essere trasformati in cose nuove o utilizzati come risorse per fare altri prodotti. Nella circolarità fondamentale è, inoltre, la consapevolezza del consumo energetico e dell’acqua. Basandosi su questi principi il “pacchetto” predisposto dalla Commissione europea nel dicembre 2015 punta alla modifica di cinque direttive che riguardano: rifiuti, rifiuti di imballaggio, discariche, rifiuti elettronici e rifiuti di pile, e l’uso dei fertilizzanti biologici. Il piano di interventi europeo ha stabilito alcuni obiettivi, difficili da raggiungere ma non impossibili, sullo spreco entro il 2030: riciclare il 65 per cento dei rifiuti urbani; riciclare il 75 per cento dei rifiuti di imballaggio; ridurre la produzione dei rifiuti destinati alle discariche ad un tetto massimo del 10 per cento.

L’azione normativa della Ue si auspica anche che porterà ad una maggiore collaborazione tra gli Stati membri sul piano della gestione. Ad un uso responsabile dei fondi strutturali oltre che ad una maggiore responsabilità dei produttori favorendo quelli che commercializzano prodotti più green, recuperabili e riciclabili alla fine del loro ciclo vitale.

Ma l’azione delle leggi, in sé, avrà effetti limitati se ad essa non si accompagnerà un cambiamento ben radicato nelle abitudini dei cittadini europei. Se la mentalità resta ferma all’economia lineare la circolarità rischia di essere solo un bel sogno.