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Foreste fonte di carbonio? Uno studio lancia l’allarme

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alberi foreste

Gli alberi possono limitare il cambiamento climatico, eppure, secondo uno studio che ha confrontato previsioni climatiche e analisi su più di due milioni di alberi in tutto il Nord America, risulta che le foreste potrebbero invece trasformarsi in una fonte di CO2.

Foreste in affanno. In un futuro potrebbero diventare fonte di carbonio

Dal momento che le piante terrestri assorbono circa il 25 per cento delle nostre emissioni di anidride carbonica, gli alberi sembrerebbero essere potenziali ostacoli al cambiamento climatico. Ma, in una versione allarmante, lo stesso riscaldamento globale potrebbe limitare la loro capacità di assorbire le emissioni in molte parti del continente e trasformarsi in una ulteriore fonte di inquinamento.

In uno studio pubblicato sulla rivista Ecology Letters, che combina proiezioni climatiche e potenzialità di assorbimento di CO2 da parte degli alberi, i ricercatori hanno valutato l’impatto che la siccità e altre problematiche ambientali possono avere sul naturale sistema di assorbimento e rilascio.

Nella nostra era gli alberi muoiono troppo velocemente, rilasciando il carbonio intrappolato e le foreste potrebbero così diventare fonte di CO2, accelerando di fatto il cambiamento climatico. Lo studio afferma che potremmo raggiungere un punto di svolta già nel 2050.

Noah Charney, autore dello studio e ricercatore presso l’Università di Dipartimento di Ecologia e Biologia Evoluzionistica in Arizona, ha affermato che questo risultato è un’altra prova di quanto sia serio il problema e auspica che nasca un vero e serio coordinamento globale per fermarlo. Lo studio è basato su ampie proiezioni climatiche e ha monitorato ben 1.457 siti in tutto il continente e ha incluso proiezioni su 13 zone climatiche Nord Americane, tenendo anche conto che le foreste, situate in diverse parti del continente, avrebbero potuto rispondere in modo diverso alle temperature.

Il modello ha evidenziato tassi di crescita delle foreste fino al 75 per cento più lenti lungo le Montagne Rocciose, nel sud-ovest della Stati Uniti attraverso il Canada e l’Alaska. Sebbene aumenti di crescita sono stati osservati in alcune zone costiere, come il Pacifico nord-occidentale e la penisola della Florida, alcuni degli effetti negativi stanno già diventando realtà in Alaska.
David Archer, professore di scienze geofisiche presso l’Università di Chicago e studioso di riscaldamento globale, pur non coinvolto nello studio, ha affermato di trovarsi d’accordo con la conclusione dei ricercatori: anche se alcune foreste stanno continuando ad immagazzinare carbonio, e probabilmente continueranno a farlo, con l’aumento della temperatura, non è chiaro per quanto tempo questo effetto resterà stabile.

Secondo Archer questo studio è una prova ulteriore che le emissioni devono essere monitorate, soprattutto se si considera l’impatto che il cambiamento climatico potrebbe avere sul carbonio immagazzinato nel suolo.

 

 

Fonte: bloomberg.com

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