Home C'era una volta Freddy Fender, il messicano del rockabilly

Freddy Fender, il messicano del rockabilly

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Il 4 marzo 1937 nasce a San Benito, nel Texas, il piccolo Baldemar Huerta, figlio di una coppia di immigrati messicani e futuro interprete di rockabilly con il nome d’arte di Freddy Fender. Fin dai primi anni si accorge di non essere nato dalla parte giusta. I suoi genitori faticano a tirare avanti e la miseria è una compagnia abituale per tutta la comunità messicana.

Il rock, una via d’uscita

Più diventa grande e meno gli piace quella vita. Ai suoi coetanei lo prendono in giro, lui risponde stizzito «Io non sono messicano, ma americano come voi» e per dimostrarlo si arruola in marina a soli sedici anni. La divisa lo fa sentire finalmente integrato e per tre anni le navi sono il suo piccolo e protetto mondo. Quando, nel 1956, viene congedato si ritrova alle prese con il solito problema: vivere. Trova un posto da operaio e s’impegna a mettere a frutto la sua passione per la musica. Di giorno lavora e la sera canta nei bar e nei club. Il genere? Rock and roll o, meglio, il rockabilly, la versione più bianca possibile di quella musica un po’ troppo da neri. Piano piano la sua popolarità si diffonde, tanto che, con un po’ di spirito d’adattamento, può lasciare il lavoro e dedicarsi alla musica a tempo pieno. Pubblica anche qualche disco con piccole etichette indipendenti alternando la lingua inglese all’idioma ispanico. In questo periodo comincia anche a utilizzare, per le versioni in inglese dei suoi brani, il nome d’arte di Freddy Fender, sicuramente più americano di quello che gli hanno dato i suoi genitori.

Il carcere e il ritorno

Un po’ ingenuo, si fa spesso abbindolare da personaggi senza scrupoli che approfittano della sua voglia di emergere. Nel 1959 finisce in carcere a Baton Rouge, in Louisiana, vittima sacrificale di una sporca storia di soldi e droga. Nel 1963, quando torna libero, il mondo è cambiato. C’è stata la rivoluzione del beat che ha travolto anche il suo genere. Lasciati sul tavolaccio della cella i sogni di gloria riprende a suonare nel circuito dei locali notturni. A sorpresa, però, il destino si ricorda di lui nel 1975, quando il suo singolo Before the next teardrop falls arriva addirittura al vertice della classifica dei dischi più venduti negli Stati Uniti. Sull’onda dell’improvvisa popolarità le sue vecchie incisioni vengono ripubblicate in tutta fretta. Questa volta però Freddy non si fa incantare dai lustrini e dagli applausi. Non è più tempo di sogni. Sa che il successo può finire per cui pubblica un disco ogni tanto e cerca di far durare più a lungo possibile la sua carriera. Muore a Corpus Christi, 15 ottobre 2006.

 

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Gianni Lucini
Scrivere è il mio principale mestiere, comunicare una specializzazione acquisita sul campo. Oltre che per comunicare scrivo anche per il teatro (tanto), il cinema e la TV. È difficile raccontare un'esperienza lunga una vita. Negli anni Settanta ho vissuto la mia prima solida esperienza giornalistica nel settimanale torinese "Nuovasocietà" e alla fine di quel decennio mi sono fatto le ossa nella difficile arte di addetto stampa in un campo complesso come quello degli eventi speciali e dei tour musicali. Ho collaborato con un'infinità di riviste, alcune le ho anche dirette e altre le dirigo ancora. Ho organizzato Uffici Stampa per eventi, manifestazioni e campagne. Ho formato decine di persone oggi impegnate con successo nel settore del giornalismo e della comunicazione. Ho scritto e sceneggiato spot e videogiochi. Come responsabile di campagne di immagine e di comunicazione ho operato anche al di fuori dei confini nazionali arrivando fino in Asia e in America Latina. Dal 1999 al 2007 mi sono occupato di storia e critica musicale sul quotidiano "Liberazione".

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