Home C'era una volta Gilbert O’Sullivan, il cantautore vestito da operaio

Gilbert O’Sullivan, il cantautore vestito da operaio

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Il 29 settembre 1971 alla Royal Albert Hall di Londra è in programma un concerto a favore del WWF. Il cartellone prevede, accanto ai nomi di personaggi popolarissimi di quel periodo come i Rockpile, gli Sweet e Ashton Gardner, la partecipazione di Gilbert O’Sullivan, un oscuro e sconosciuto cantautore.

Un irlandese malinconico

Quando si presenta sul palcoscenico il pubblico resta colpito da questo venticinquenne pallido e dall’aria triste vestito come un operaio inglese dei primi del Novecento: calzoni corti, scarpe grandi, camicia di flanella e berrettone di traverso. Il suo vero nome è Raymond O’Sullivan ed è nato a Waterford, in Irlanda. Le sue canzoni gentili e delicate rappresentano una ventata di novità nel frastuono di suoni e colori del glam rock imperante in quegli anni. L’esibizione alla Royal Albert Hall lascia il segno. Sottolineata da brani come Nothing rhymed, Underneath the blanket go, We will e No matter how I try la sua popolarità cresce di giorno in giorno. Sempre più sicuro di se stesso Gilbert ottiene nel 1972 un grande successo internazionale con Alone again (naturally), un vero e proprio inno alla semplicità che viene vissuto, a dispetto delle parole, come una sfida anticonformista agli eccessi del music business.

Il rischio della banalità

Si ripete l’anno dopo con Get down, ma la decisione del suo produttore Gordon Mills di insistere su brani eccessivamente semplici lo fa scadere ben presto nella banalità. Il cantautore cerca di ribellarsi alle imposizioni con l’unico risultato di bloccare per un lungo periodo la sua attività discografica. La separazione da Mills, in possesso di diritti esclusivi su di lui gli impedisce, infatti, di tornare in sala di registrazione. Gilbert, però, piuttosto di restare sotto la tutela del suo manager, accusato dallo stesso cantante di averlo eccessivamente sfruttato negli anni precedenti, preferisce il silenzio. Si libera dell’opprimente cappa soltanto nel 1980 quando torna al successo con l’album Off centre e con il singolo What’s in a kiss?. Nel 1982 la causa con Mills si conclude con la condanna di quest’ultimo. O’Sullivan recupera così i diritti sulle sue canzoni e ottiene due milioni di sterline di risarcimento, ma non riuscirà più a ripetersi ai livelli del suo periodo d’oro. Circondato dall’atteggiamento ostile dell’ambiente discografico che non gli perdonerà mai la ribellione alle regole, si accontenterà di suonare dal vivo nei locali e di qualche sporadica partecipazione televisiva.

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Scrivere è il mio principale mestiere, comunicare una specializzazione acquisita sul campo. Oltre che per comunicare scrivo anche per il teatro (tanto), il cinema e la TV. È difficile raccontare un'esperienza lunga una vita. Negli anni Settanta ho vissuto la mia prima solida esperienza giornalistica nel settimanale torinese "Nuovasocietà" e alla fine di quel decennio mi sono fatto le ossa nella difficile arte di addetto stampa in un campo complesso come quello degli eventi speciali e dei tour musicali. Ho collaborato con un'infinità di riviste, alcune le ho anche dirette e altre le dirigo ancora. Ho organizzato Uffici Stampa per eventi, manifestazioni e campagne. Ho formato decine di persone oggi impegnate con successo nel settore del giornalismo e della comunicazione. Ho scritto e sceneggiato spot e videogiochi. Come responsabile di campagne di immagine e di comunicazione ho operato anche al di fuori dei confini nazionali arrivando fino in Asia e in America Latina. Dal 1999 al 2007 mi sono occupato di storia e critica musicale sul quotidiano "Liberazione".

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