Home C'era una volta I canali della televisione in Italia diventano due

I canali della televisione in Italia diventano due

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Il 4 Novembre 1961 iniziano le trasmissioni della Seconda rete televisiva. Ancora una volta la sua diffusione avviene in modo progressivo partendo dal nord del paese.

Tutto inizia da Torino

Torino è un po’ il centro motore dell’iniziativa. Proprio nel capoluogo piemontese si inaugura nello stesso periodo un nuovo Centro Ricerca e Sperimentazione Rai in corso Giambone. Seguendo un po’ l’impostazione dei canali radiofonici, il primo canale televisivo prende il nome di “Programma nazionale” e l’altro diventa il “Secondo programma”.

Bernabei, il direttore

Nello stesso anno viene nominato direttore generale Ettore Bernabei, un dirigente destinato a caratterizzare per anni, nel bene e nel male, con il suo stile e le sue scelte l’azienda. Una delle sue prime decisioni è quella di nominare, nel settembre del 1961, a direttore del telegiornale Enzo Biagi, un giovane giornalista già popolare nel mondo della carta stampata.

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Gianni Lucini
Scrivere è il mio principale mestiere, comunicare una specializzazione acquisita sul campo. Oltre che per comunicare scrivo anche per il teatro (tanto), il cinema e la TV. È difficile raccontare un'esperienza lunga una vita. Negli anni Settanta ho vissuto la mia prima solida esperienza giornalistica nel settimanale torinese "Nuovasocietà" e alla fine di quel decennio mi sono fatto le ossa nella difficile arte di addetto stampa in un campo complesso come quello degli eventi speciali e dei tour musicali. Ho collaborato con un'infinità di riviste, alcune le ho anche dirette e altre le dirigo ancora. Ho organizzato Uffici Stampa per eventi, manifestazioni e campagne. Ho formato decine di persone oggi impegnate con successo nel settore del giornalismo e della comunicazione. Ho scritto e sceneggiato spot e videogiochi. Come responsabile di campagne di immagine e di comunicazione ho operato anche al di fuori dei confini nazionali arrivando fino in Asia e in America Latina. Dal 1999 al 2007 mi sono occupato di storia e critica musicale sul quotidiano "Liberazione".

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