Home C'era una volta I Rolling Stones a Varsavia nonostante le pressioni

I Rolling Stones a Varsavia nonostante le pressioni

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Il 13 aprile 1967 i Rolling Stones sono attesi a Varsavia. La notizia suscita molto scalpore in un’epoca in cui l’Europa è divisa in due blocchi separati dalla cosiddetta “cortina di ferro”. Quando diventa ufficiale per Mick Jagger e soci inizia un periodo turbolento costellato da guai giudiziari e da problemi di ogni genere. In realtà gli Stones non sono la prima rockband britannica che accetta l’invito delle autorità dei paesi del “socialismo reale”. Il diritto di primogenitura spetta ad altri. I primi in assoluto sono stati qualche anno prima i Manfred Mann, ma poi altri gruppi li hanno seguiti. E allora perché prendersela con i Rolling Stones? Perché la loro è una presenza importante, che “buca” il mondo più direttamente connesso alla musica e non può passare inosservata. L’invito rivolto dalle autorità polacche alla più provocatoria band del panorama mondiale rischia di compromettere anche il lavoro dei media che tendono ad accreditare l’immagine dell’Europa dell’Est come di un’enorme caserma grigia e impermeabile alle novità. Per questo Mick Jagger e compagni sono sottoposti a più d’una pressione da parte degli ambienti politici britannici perché annullino il concerto di Varsavia.

Abbiamo la testa più dura delle autorità

E che le pressioni non siano soltanto verbali lo prova la prima perquisizione nelle loro case e la prima denuncia per possesso di droga, che hanno luogo un paio di mesi prima della partenza per la Polonia. I Rolling Stones, però, hanno la testa più dura delle autorità britanniche. Pur precisando che «Non c’è niente di politico. Noi suoniamo per i giovani che sono uguali dovunque…», si presentano puntuali sul palco allestito nel Palazzo della Cultura già Palazzo Stalin, di Varsavia il 13 aprile 1967 accolti da migliaia di fans in delirio. Va peggio all’esterno dove la polizia usa le maniere forti, con manganelli e lacrimogeni, per contenere l’assalto di duemila giovani senza biglietto che cercano di entrare. Le scaramucce degenerano in scontri ripetuti fino al termine del concerto.

Esuberanza giovanile e ottusità della polizia

L’eccezionalità dell’avvenimento attira nel Palazzo della Cultura molti giornalisti che per la prima volta assistono a un’esibizione dei Rolling Stones e abbondano in colore descrivendo l’ambiente come una bolgia infernale in stato d’assedio. Le critiche più accese si appuntano sulla violenta repressione all’esterno, che viene considerata emblematica dei rapporti tra l’autoritarismo dello stato e il desiderio di libertà delle giovani generazioni. Diversi saranno i commenti dei Rolling Stones: «Il concerto? Eccezionale. Gli incidenti? Normali episodi di esuberanza giovanile e ottusità della polizia. Sono successi episodi simili a Blackpool, a Belfast, a l’Aia, a Toronto, a Rochester, a Vienna, a Parigi e ad Halsinborg… Non c’è niente di nuovo»

 

 

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Scrivere è il mio principale mestiere, comunicare una specializzazione acquisita sul campo. Oltre che per comunicare scrivo anche per il teatro (tanto), il cinema e la TV. È difficile raccontare un'esperienza lunga una vita. Negli anni Settanta ho vissuto la mia prima solida esperienza giornalistica nel settimanale torinese "Nuovasocietà" e alla fine di quel decennio mi sono fatto le ossa nella difficile arte di addetto stampa in un campo complesso come quello degli eventi speciali e dei tour musicali. Ho collaborato con un'infinità di riviste, alcune le ho anche dirette e altre le dirigo ancora. Ho organizzato Uffici Stampa per eventi, manifestazioni e campagne. Ho formato decine di persone oggi impegnate con successo nel settore del giornalismo e della comunicazione. Ho scritto e sceneggiato spot e videogiochi. Come responsabile di campagne di immagine e di comunicazione ho operato anche al di fuori dei confini nazionali arrivando fino in Asia e in America Latina. Dal 1999 al 2007 mi sono occupato di storia e critica musicale sul quotidiano "Liberazione".

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