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Il bello ed il buono della moda sostenibile

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moda sostenibile

Critica, indipendente e soprattutto…verde! Ebbene si, anche la moda si sta avvicinando ad un futuro sostenibile.

Nelle sfilate che si stanno svolgendo in questi ultimissimi mesi, trionfa il green, con le creazioni degli eco-stilisti che puntano su tessuti organici, scarpe vegane, abiti biodegradabili, operando nel rispetto della salute di tutti i lavoratori del settore. Il loro motto è “Green is the new black”, non inteso come “colore” verde, ma come moda che sostiene e supporta l’ecologia e l’ambiente, utilizzando materiali riciclati, fibre e tinte naturali, riqualificazione dei rifiuti plastici, cartacei, elettronici, tessili, dando vita a modelli originali, splendidamente eco-compatibili. Del resto, cosa fermenta meglio dell’immondizia?

Lo sviluppo di una moda sostenibile

Case di moda del lusso globale ormai investono in brand sostenibili proponendo capi in stile eco-friendly, piccoli marchi inscrivono il riuso di materiali di scarto dentro l’estetica del fashion sofisticato, la responsabilità sociale e l’etica diventano cool anche per gli uomini di marketing, i diritti dei lavoratori del settore sono sempre più difesi a spada tratta. Lo sviluppo di nuove fibre, quali soia, latte, bambù, alghe marine e ortiche, ha offerto nuove possibilità in termini di varietà, consistenza e potenzialità espressive dei materiali ecologici disponibili per gli stilisti.

Quella della moda eco-sostenibile è una tendenza che in Italia sta acquistando credibilità ed interesse solo negli ultimissimi anni ed in pochi sanno che la prima ed unica griffe d’alta moda italiana è nata nel sud Italia, in un piccolo paesino della Calabria, la Locride, grazie al brand “Cangiari”. A prima vista potrebbe sembrare un fashion brand come tanti altri ma in realtà la sua mission nasconde una storia ricca di tradizioni e amore per il sociale; una realtà nascosta di creazioni interamente realizzate in Calabria, che vanta l’unicità dei materiali pregiati.

Cangiari, grazie al supporto del consorzio sociale Goel, ha contribuito a lanciare un appello per dar vita ad una grande alleanza di supporto per la Locride, terra tanto bella quanto svantaggiata e sfortunata. Grazie alla sottoscrizione di migliaia di persone e centinaia di enti, oggi quest’alleanza è una realtà. Un’alleanza dove ognuno, aderendo, si è assunto responsabilità ed impegni ben precisi: un percorso di cambiamento per la democrazia e la libertà in Calabria, impedendo con ogni mezzo il contagio delle mafie e dei poteri occulti in tutta la regione e sviluppando esperienze di mutualismo economico, per dare risposte concrete e democratiche ai bisogni della gente, favorendo le classi più disagiate e in difficoltà.

“Quando da ragazzino camminavo nei vicoli del mio paese, nella Locride, sentivo il rumore incessante dei telai. Un suono amico, che rappresentava lo scorrere sereno del tempo di un artigianato familiare. Sogno di sentire quelle macchine riprendere vita e il ritorno di quella vivace operosità nei quartieri della Calabria”.

A parlare è Vincenzo Linarello, presidente del Consorzio Goel, entusiasta nel presentare uno dei progetti più ambiziosi del gruppo, “Cangiari”. Durante la trance delle ore al telaio, le donne calabresi cantavano una nenia, quasi un mantra sussurrato e tramandato di madre in figlia, per ricordare dove infilare la spoletta. La cosa più difficile è stata convincere le anziane donne calabresi a trascrivere queste memorie, in quanto si trattava di veri e propri segreti industriali.

E’ stato un progetto ardito e faticoso, ma quelle nenie canticchiate in dialetto calabrese sono servite a creare lavoro all’interno di tre cooperative sociali a due passi dal cuore dell’Aspromonte, angolo nascosto dell’Italia dove la disoccupazione è palesemente uno dei drammi più sentiti e conosciuti. Circa venti donne, con coraggio e determinazione, hanno straordinariamente ricostruito i telai in legno dell’800, recuperando le nenie e ridando vita a splenditi tessuti fatti a mano; lini, sete, e merletti da sogno sono il risultato di un’antica tradizione recuperata con orgoglio. I ricami definiscono trame ad occhio di pernice o spigati, esaltando cuciture ed illuminando dettagli da ricercare.

Dunque capi disegnati da un equipe stilistica e creativa, con una ricerca e cura continua; unici perché impreziositi dai ricami a mano e tessuti al telaio artigianale, anche con le ginestre d’Aspromonte e secondo tradizioni calabresi fatti di reminiscenze bizantine, greche, normanne attualizzate in uno stile giovane e dinamico. La predilezione di Cangiari per la versione biologica e naturale dei tessuti utilizzati, gli ha permesso di ottenere la certificazione dei “Prodotti Tessili Biologici” in accordo allo standard GOTS (Global Organic Textile Standard).

Un cotone 100% biologico

Il cotone utilizzato è 100% biologico, poichè nella sua coltivazione non vengono utilizzati pesticidi, non si fa uso di coloranti o altri prodotti chimici nei processi tessili, nel pieno rispetto dell’ecosistema e della salute dei consumatori. I tessuti biologici sono, infatti, notoriamente ipoallergenici ed atossici e si prendono cura della pelle di chi li indossa o ne viene a contatto. Grande attenzione è rivolta anche alle condizioni di lavoro nella produzione di Cangiari, per assicurare che i diritti di base vengano rispettati, come la messa al bando del lavoro minorile, nessuna discriminazione tra lavoratori, condizioni di sicurezza nell’ambiente di lavoro, libertà di associazione e pagamento di un salario dignitoso.

“Cangiari” vuol dire “cambiare” in idioma calabrese e siciliano, proprio a significare la mission della griffe. “Cambiare” in senso transitivo (il mondo) e riflessivo (se stessi), ma anche riferendosi al tentativo di differenziarsi all’interno del sistema moda.

I capi Cangiari non sono soltanto etici, ma soprattutto sono capi vivi, che trasudano la storia delle donne del sud, la fatica del “filo per filo”, della “tessitura per tessitura”, chi li indossa sente l’amore e la speranza per il cambiamento.

Chi l’avrebbe mai detto alle nonne di Calabria, chine sui propri telai, che, in un lontano giorno del terzo millennio, alzando lo sguardo, avrebbero visto le proprie creazioni debuttare nelle lussuose passerelle anche internazionali?

Cangiari intende dimostrare che “bello” e “buono” possono coesistere, che prediligere capi ecosostenibili non significa acquistare vestiti brutti o informi ma avere rispetto per se stessi, per l’ambiente, per gli altri, nella speranza di un futuro migliore anche all’interno del settore moda. L’etica non deve accontentarsi di essere solo giusta, ma deve diventare anche bella, efficace.

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