Home C'era una volta Il clarinettista Giuseppe Avati, in arte “Pupi”

Il clarinettista Giuseppe Avati, in arte “Pupi”

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Il 3 novembre 1938 nasce a Bologna Giuseppe Avati, detto “Pupi”, clarinettista jazz destinato a una luminosa carriera come regista cinematografico e televisivo.

L’avventura inizia presto

La sua avventura musicale inizia presto. Impara a suonare il clarinetto da solo quando ancora porta i calzoni corti e a sedici anni cominci a esibirsi in pubblico. Nel 1956 forma, con alcuni amici, un gruppo dixieland chiamato Criminal Jazz Band. L’anno dopo entra a far parte della Rheno Dixieland Band del trombettista Nardo Giardina con cui rimane fino al 1964, partecipando alle edizioni del concorso radiofonico “La Coppa del Jazz” del 1958 e del 1959. Proprio in quella del 1959 la Rheno Dixieland Band, che oltre a Pupi Avati schiera anche Lucio Dalla ai clarinetti, si aggiudica il trofeo destinato al miglior gruppo tradizionale. Nello stesso anno l’orchestra partecipa anche al festival del jazz di Antibes-Juan-Les-Pins con grande successo.

Il passaggio al cinema

Nel 1964 Pupi Avati abbandona l’attività musicale per sperimentarsi come regista e sceneggiatore. Nel 1965 mette in scena, al Teatro Duse in Bologna, un lavoro teatrale intitolato “Ma è poi esistito Louis Procope?” che lui stesso definisce: «una storia del jazz attraverso le atmosfere del jazz». Allo spettacolo partecipano una big band, due bande dixieland e Lucio Dalla, suo antico compagno, che per l’occasione debutta come cantante. È l’inizio di una fortunata carriera che lo porterà a diventare uno dei più apprezzati registi cinematografici italiana. Nel 1978 con lo sceneggiato televisivo “Jazz Band” racconta con grande nostalgia, ma anche con senso grande dell’umorismo, le vicende delle band bolognesi di jazz tradizionale.

 

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Gianni Lucini
Scrivere è il mio principale mestiere, comunicare una specializzazione acquisita sul campo. Oltre che per comunicare scrivo anche per il teatro (tanto), il cinema e la TV. È difficile raccontare un'esperienza lunga una vita. Negli anni Settanta ho vissuto la mia prima solida esperienza giornalistica nel settimanale torinese "Nuovasocietà" e alla fine di quel decennio mi sono fatto le ossa nella difficile arte di addetto stampa in un campo complesso come quello degli eventi speciali e dei tour musicali. Ho collaborato con un'infinità di riviste, alcune le ho anche dirette e altre le dirigo ancora. Ho organizzato Uffici Stampa per eventi, manifestazioni e campagne. Ho formato decine di persone oggi impegnate con successo nel settore del giornalismo e della comunicazione. Ho scritto e sceneggiato spot e videogiochi. Come responsabile di campagne di immagine e di comunicazione ho operato anche al di fuori dei confini nazionali arrivando fino in Asia e in America Latina. Dal 1999 al 2007 mi sono occupato di storia e critica musicale sul quotidiano "Liberazione".

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