Home Green Screen Kiki & i segreti del sesso: l’amore, prima di tutto, si fa

Kiki & i segreti del sesso: l’amore, prima di tutto, si fa

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Kiki

Enorme successo al botteghino in Spagna, Kiki & i segreti del sesso arriva nelle sale giusto in tempo per portare un’ondata di freschezza nella noiosa estate cinematografica italiana. Scritto e diretto da Paco León – attore molto popolare in patria per le sue partecipazioni televisive, e personaggio “chiacchierato” a seguito della rivelazione della sua bisessualità e di un nudo integrale postato su Twitter – il film è il remake di un titolo australiano che ha avuto decisamente meno fortuna.

Se è vero che per molti il cinema spagnolo è subito sinonimo di erotismo e tinte calde, Kiki non può che confermare questa immagine, e considerando che Almodóvar, pioniere nell’arte di combinare sesso e ironia, ha scelto con Julieta (2016) di ritornare ad un registro drammatico, ecco che León arriva a soddisfare i nostri desideri frustrati. Restando in tema con il film si può dire che León sa come far godere lo spettatore: offrendogli una carrellata di situazioni divertenti, pensate per far ridere con poco sforzo, di cui il sesso è il denominatore comune senza che questo dia luogo ad una comicità banale e pecoreccia.

In una sempreverde Madrid, che si è lasciata alle spalle le trasgressioni della Movida anni Ottanta, che ha contribuito a sdoganare l’omosessualità, la transessualità e i matrimoni arcobaleno, cosa è rimasto di “trasgressivo”, ammesso che la parola abbia ancora un senso? Kiki risponde al quesito tirando in ballo le parafilie, ovvero gli stati di eccitazione sessuale che le persone raggiungono facendo ricorso a pratiche non genitali, bensì legate ad oggetti e situazioni che sono decisamente estranee all’immaginario erotico convenzionale. Tra i protagonisti abbiamo: chi si eccita vedendo dormire il partner, chi si eccita vedendolo piangere, chi raggiunge l’orgasmo mentre viene rapinato, chi gode toccando tessuti pregiati, chi fa sesso con le piante e chi si dà alle gioie del poliamore. Secondo un approccio “scientifico” che è il contraltare leggero e gioioso della trattazione filosofico-enciclopedica di Lars Von Trier in Nymphomaniac (2013), ogni volta che una parafilia si manifesta nell’agire dei protagonisti ne compare sullo schermo il nome e la spiegazione.

È interessante sapere che, in ambito clinico, questi comportamenti sessuali, con il progredire della ricerca, hanno perso la connotazione di perversioni, per arrivare ad essere considerati delle manifestazioni peculiari di determinati tipi di identità, ovvero semplicemente dei modi di essere. Basti pensare che anche l’omosessualità, fino agli anni Settanta, era classificata tra le parafilie.

Non è un caso che il titolo originale del film ponga l’accento sul concetto di amore piuttosto che su quello di sesso – Kiki, el amor se hace ovvero “l’amore si fa”: come a dire, le dinamiche dell’attrazione resteranno sempre un mistero, chi può dire cosa spinga le persone l’una nelle braccia dell’altra o l’una nel letto dell’altra, ci si può solo limitare a registrare cosa succede nella pratica quando le cose funzionano e quando invece non funzionano. L’onestà, in questo contesto, sembra essere l’ingrediente irrinunciabile ai fini del successo di una relazione: i protagonisti del film riescono a superare l’empasse della coppia solo quando hanno il coraggio di condividere con il partner la propria passione segreta, e di mostrarsi per quello che sono a tutto tondo. In questa lettura le parafilie sono soltanto un’altra declinazione della paura di non essere accettati, tema che ci riguarda tutti indistintamente. Seguire l’istinto, indossare una maschera per abbassare la maschera, ritrovare un’animalità repressa dai condizionamenti morali e sociali: è questa l’unica trasgressione possibile.

Chicca del film: la sigla iniziale, un divertente coito ininterrotto di corpi umani e animali a ritmo di una canzone che dice el intelecto me está matando. L’intelletto ci sta uccidendo. Serve aggiungere altro?

 


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