Home C'era una volta La fine dell’esilio di Bob Marley

La fine dell’esilio di Bob Marley

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All’inizio del 1978 la notizia dell’anno, quella che appassiona le gente di Kingston e di tutta la Giamaica è l’annunciato ritorno di Bob Marley in patria. Da due anni, infatti, dopo essere stato lui stesso oggetto di un attentato il profeta del reggae ha deciso di non tornare più nel paese dove è nato per protestare contro il clima di violenza politica che si è instaurato.

L’illustre esule torna

Da qualche tempo di dice che la sua decisione stia per essere rivista e corretta. Man mano che passa il tempo quelle che erano indiscrezioni trovano conferma L’illustre esule torna, dopo l’attentato di due anni prima, per dare il suo contributo al tentativo di porre un freno all’escalation di violenza e di odio politico che sta travagliando la Giamaica. L’aereo che lo riporta nel suo paese atterra all’aeroporto di Kingston il 26 febbraio.

Il mio concerto deve dare un segnale concreto

Già il giorno dopo Bob prende contatto con gli esponenti dei due principali partiti giamaicani: «Il mio concerto deve dare un segnale concreto, altrimenti non servirà a nulla. Voglio che sul palco con me salgano sia il primo ministro Michael Manley che il capo dell’opposizione Edward Seaga e voglio anche che si stringano la mano…». La sera del 22 aprile, sotto gli auspici delle Dodici Tribù di Israele, Kingston ospiterà lo “One Love Peace Concert” cui saranno presenti tutti i maggiori artisti e gruppi reggae della Giamaica, ma questa è già un’altra storia…

 

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Gianni Lucini
Scrivere è il mio principale mestiere, comunicare una specializzazione acquisita sul campo. Oltre che per comunicare scrivo anche per il teatro (tanto), il cinema e la TV. È difficile raccontare un'esperienza lunga una vita. Negli anni Settanta ho vissuto la mia prima solida esperienza giornalistica nel settimanale torinese "Nuovasocietà" e alla fine di quel decennio mi sono fatto le ossa nella difficile arte di addetto stampa in un campo complesso come quello degli eventi speciali e dei tour musicali. Ho collaborato con un'infinità di riviste, alcune le ho anche dirette e altre le dirigo ancora. Ho organizzato Uffici Stampa per eventi, manifestazioni e campagne. Ho formato decine di persone oggi impegnate con successo nel settore del giornalismo e della comunicazione. Ho scritto e sceneggiato spot e videogiochi. Come responsabile di campagne di immagine e di comunicazione ho operato anche al di fuori dei confini nazionali arrivando fino in Asia e in America Latina. Dal 1999 al 2007 mi sono occupato di storia e critica musicale sul quotidiano "Liberazione".