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La posidonia contro l’inquinamento

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Posidonia contro l'inquinamento

Non tutti la conoscono, eppure la sua esistenza contribuisce ad assicurare l’equilibrio marino dei fondali della Sardegna. E’ la posidonia, pianta acquatica che produce una grande quantità di ossigeno ed è fonte di cibo per numerosi organismi, ma che è oggetto ogni anno di polemiche tra amministratori, operatori turistici e ambientalisti.

La posidonia contro l’inquinamento

Le praterie marine di questa ‘alga’ buona, in realtà una vera e propria pianta da fiore, rischiano di essere sradicate e scomparire a causa del traffico nautico, di ancoraggi liberi e improvvisati delle imbarcazioni, dei loro scarichi e della pesca a strascico. Ecco allora che arriva il progetto ‘Res Maris – Un mare di rispetto’, rilanciato in occasione della Giornata mondiale dell’Ambiente, volto al recupero degli habitat minacciati nell’area marina protetta di Capo Carbonara a Villasimius, a sud della Sardegna. Progetto promosso dalle Istituzioni locali e dall’Associazione Tecla, cofinanziato dal programma Life dell’Ue e che interessa un’area geografica di quasi 10mila ettari.

“A Capo Carbonara in questi anni si sta svolgendo un lavoro straordinario per la tutela e valorizzazione del mare e della costa” spiega Alberto Sanna, responsabile scientifico della Città Metropolitana di Cagliari, ente capofila del progetto ‘Res Maris.

La posidonia utile nel Mediterraneo

“Il nostro obiettivo – aggiunge – è informare e formare, diffondendo la cultura del turismo consapevole. Per questo abbiamo puntato sul coinvolgimento, tra l’altro, delle scuole del territorio nelle attività educative e su azioni di sensibilizzazione verso turisti e residenti. Se ogni individuo si comporta responsabilmente, si dà una grossa mano alla tutela dell’ambiente. E’ fondamentale quindi avere comportamenti che non costituiscano minacce per tutto l’ecosistema, incluso quello terrestre”.

Oltre alle praterie marine di posidonia, infatti, obiettivo del progetto è la conservazione e il recupero delle dune costiere con ginepro e delle pinete. Il continuo e indiscriminato attraversamento delle dune per raggiungere le spiagge causa fenomeni che impediscono alle piante naturali di riprendersi ed espandersi, favorendo invece la colonizzazione da parte delle specie invasive. “Questo è un esempio virtuoso – aggiunge Laura Lentini, project manager dell’associazione Tecla, partner del progetto – dell’utilizzo dei fondi europei, se spesi e spesi bene. Il prossimo 14 giugno a Roma, insieme agli altri partner Comune di Villasimius e Università degli Studi di Cagliari, tireremo le somme di questa iniziativa a un anno dalla sua conclusione e ci confronteremo con altri operatori del settore e addetti ai lavori di altre regioni”.

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