Home C'era una volta Lo sparo che uccise un’armonica

Lo sparo che uccise un’armonica

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Il 5 aprile 1970 uno sparo pone fine alla vita di Kid Thomas, armonicista d’impostazione blues dalla tecnica squisitamente personale e con uno stile molto lontano dagli schemi del blues classico.

Il suo modo di suonare l’armonica è particolare e resta nella storia di questo strumento. Prima di lui nessuno si era permesso di lavorare sulle “strozzature” del suono per ottenere una voce simile a quella di un sassofono. Nato il 20 giugno 1935 a Sturgess, nel Mississippi, il suo vero nome è Louis Thomas Watts. Nei primi anni di vita si trasferisce a Chicago al seguito della famiglia. Propri lì all’inizio degli anni Cinquanta inizia a suonare l’armonica facendosi subito notare per il suo talento. Deciso a impadronirsi dei segreti del mestiere non perde un’esibizione di quelli che all’epoca sono considerati i giganti della scena blues, da Little Walter a Junior Wells, a James Cotton. Li spia, cerca di carpirne le particolarità, ma soprattutto li tormenta con domande continue. Nell’ambiente si fa la fama di “rompiscatole”. Lui non ci fa troppo caso e cerca di farsi le ossa suonando ovunque glielo permettano. Le sue esibizioni non passano inosservate. Comincia così a incrociare la sua armonica con Muddy Waters, Elmore James, Eddie Boyd o Bo Diddley. Nel 1955 incide il suo primo singolo, Wolf pack, per la Federal Records senza troppo successo. Suona poi con Otis Rush e Magic Sam. Alla fine degli anni Cinquanta si trasferisce a Los Angeles.

Un genio musicale non apprezzato dai contemporanei

È affascinato dal rock and roll e vorrebbe seguire le orme di Little Richard. Proprio a Los Angeles incontra il produttore discografico George Motola che lo scrittura per la sua etichetta Transcontinental Record e gli fa incidere il singolo Rockin’ This Joint Tonite. Il disco oggi è considerato un capolavoro e la critica lo descrive come «uno dei più selvaggi dischi rock’n’roll di tutti i tempi con Kid Thomas che soffia la sua armonica gridando le parole con frenetica ossessività». Si tratta però di una rivalutazione tardiva, visto che all’epoca passa quasi inosservato. È l’ennesima delusione per Kid Thomas che lascia perdere i sogni di gloria e si accontenta di quello che gli viene proposto. Accette quel che arriva e si esibisce nei locali di Los Angeles spesso con pseudonimi inventati per l’occasione come Tommy Louis and the Rythm Rockers o Tommy Louis and the Versatiles.

Una campagna razzista

Per mantenersi lavora anche in un’impresa di giardinaggio pur continuando a suonare nei locali di sera. L’ultimo suo disco, con il nome di Tommy Lewis , è (You Are An) Angel per la Cenco Records nel 1969. Il 3 settembre del 1969, mentre è alla guida di un camion della ditta per la quale lavora, investe e uccide un ragazzo bianco. Rinviato a giudizio con l’accusa di omicidio colposo dichiara di non avere potuto far nulla per evitarlo. Anche l’accusa chiede il suo proscioglimento per insufficienza di prove. Contro di lui però si scatena una vera e propria campagna di stampo razzista. Non riuscirà a vedere la fine del processo perché il 5 aprile 1970, mentre sta recandosi in tribunale, viene ucciso dal padre del ragazzo morto nell’incidente che gli spara. Poche ore dopo muore all’UCLA Medical Center di Beverly Hills.

 

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Scrivere è il mio principale mestiere, comunicare una specializzazione acquisita sul campo. Oltre che per comunicare scrivo anche per il teatro (tanto), il cinema e la TV. È difficile raccontare un'esperienza lunga una vita. Negli anni Settanta ho vissuto la mia prima solida esperienza giornalistica nel settimanale torinese "Nuovasocietà" e alla fine di quel decennio mi sono fatto le ossa nella difficile arte di addetto stampa in un campo complesso come quello degli eventi speciali e dei tour musicali. Ho collaborato con un'infinità di riviste, alcune le ho anche dirette e altre le dirigo ancora. Ho organizzato Uffici Stampa per eventi, manifestazioni e campagne. Ho formato decine di persone oggi impegnate con successo nel settore del giornalismo e della comunicazione. Ho scritto e sceneggiato spot e videogiochi. Come responsabile di campagne di immagine e di comunicazione ho operato anche al di fuori dei confini nazionali arrivando fino in Asia e in America Latina. Dal 1999 al 2007 mi sono occupato di storia e critica musicale sul quotidiano "Liberazione".

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