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Lo sviluppo termale del Trentino tra ‘800 e ‘900

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Termale
Il Grand Hotel Imperiale di Levico Terme ai giorni nostri, uno dei simboli dello sviluppo turistico a scopo termale nel Trentino

Per comprendere al meglio le ragioni dello sviluppo termale in Trentino è bene ripercorrere, sia pure per grandi linee, quali sono stati i personaggi, i momenti e i luoghi che hanno caratterizzato questo territorio tra l’800 e il 900. Da questo punto di vista, può essere molto utile consultare l’interessante saggio di Elena Libardi pubblicato nella rivista Archivio trentino (2/2015, pp. 237-257). In queste pagine, l’attenzione dell’autrice si concentra sulla produzione di particolari studi, fra XVIII e XIX secolo, noti anche come “topografie mediche”, ossia la descrizione delle caratteristiche ambientali di determinati territori e l’individuazione di eventuali connessioni con lo stato sanitario generale della popolazione. In un contesto di questo tipo, ben evidenzia la Libardi, non poteva non svilupparsi “l’attenzione per le proprietà medicamentose di specifiche fonti d’acqua e il conseguente sviluppo di molti degli stabilimenti termali” sulla falsariga di quello che stava accadendo nello stesso periodo nei paesi della Mitteleuropa.

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Il manifesto sulla mostra sull’acqua che si è tenuta tempo fa a Levico Terme

L’autrice analizza alcune tra le località termali più note del Trentino come Levico e Roncegno in Valsugana, Comano nelle valli Giudicarie, Peio e Rabbi in val di Sole, Cavelonte e Carano in val di Fiemme. In molti casi, si trattò di veri e propri esperimenti di carattere imprenditoriale che si risolsero con dei clamorosi insuccessi sia in termini economici che di pubblico. Non v’è dubbio che, tra gli elementi di maggiore criticità, si segnalarono, da un lato, le scarse abilità imprenditoriali e, dall’altro, i frequenti contrasti tra amministrazione locale e imprenditoria proveniente da fuori. Pur tuttavia, questi primi tentativi crearono le condizioni culturali per lo sviluppo del turismo termale dell’intero territorio in quanto riuscirono, tra le altre, ad attivare fiorenti collaborazioni con categorie e professioni come medici e farmacisti. Valga per tutti l’esempio di Levico Terme che vide, specie verso la fine del secolo XIX, un imponente sviluppo economico che la portò a trasformarsi da paese meramente agricolo a rinomato centro turistico. Soprattutto con l’arrivo dell’uomo d’affari Julius Adrian Pollacsek e la fondazione della società Levico-Vetriolo-Heilquellen (detta semplicemente La Berlinese), si assistette a un imponente espansione immobiliare con la costruzione di un nuovo magazzino per l’imbottigliamento dell’acqua, di uno Stabilimento Balneare e del viale che collega tuttora questa struttura con la stazione ferroviaria. A completamento di questo importante sviluppo urbanistico, sorsero due grossi alberghi come il Grand Hotel Terme e l’Hotel Levico Des Bains. Ma non furono i soli cambiamenti. Scrive la Libardi come, dal 1870 in poi, si incominciò ad assistere a una chiara inversione di tendenza nel concepimento stesso del soggiorno termale in quanto prese piede, in coincidenza con il periodo della Belle Epoque, il turismo termale come momento di svago e divertimento. L’autrice individua alcuni elementi specifici di questa nuova tendenza e cioè la “costruzione di stabilimenti termali terapeutici; l’attivazione di strutture ricreative come teatri, caffè e ristoranti; la costruzione di strutture alberghiere edificate spesso all’interno di parchi di grandi dimensioni”. Spettacoli, negozi e attività ricreative venivano pertanto ideati per offrire alla clientela non solo gli strumenti per la cura del proprio corpo ma anche gli espedienti per pensare al benessere della propria anima.

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