Home C'era una volta Louis Armstrong, The King of Zulus

Louis Armstrong, The King of Zulus

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Il 1° marzo 1949 sulla testa di Louis Armstrong viene posta la corona d’argento di King of The Zulus. Fino a poche ore prima il riconoscimento non era scontato.

Un sogno coltivato fin da bambino

Tutto inizia nell’inverno quando il grande Satchmo, che ormai suona senza problemi visto che ha uno stipendio fisso garantitogli da Joe Glaser, decide il grande ritorno a New Orleans. Vuole essere incoronato King of Zulus, un sogno che coltiva fin dalla sua fanciullezza passata nella città del delta. Il premio è nato nello Zulu Social Aid and Pleasure Club, un circolo fondato dalla popolazione nera di New Orleans con lo scopo esplicito di costruire solidarietà umana. Tutti i membri giurano di aiutarsi vicendevolmente tutte le volte in cui le circostanze li facciano trovare in difficoltà. Tutta la povera gente della città del delta fa parte dell’Associazione umanitaria e l’investitura annuale del King è riservata a personalità che si sono distinte nella realizzazione degli scopi societari e consiste nella posa sul capo di una corona d’argento, simbolo di generosità e senso dell’umanità verso il prossimo.

Una deroga alla norma

Per Armstrong non tutto è scontato. La regola, infatti, prevede che quella corona non possa essere posta sul capo di una persona benestante e il buon Louis, malgrado un passato poverissimo, all’epoca non può non dirsi benestante. Nasce così una sorta di comitato di amici e sostenitori che, in virtù della storia del jazzista, ricorre chiedendo di derogare alla norma. Il Comitato Organizzatore accoglie il ricorso e in occasione del Carnevale della Città, il 1° marzo del 1949 Louis, l’antico fanciullo che vendeva carbone a Perdido Street si sente chiedere dal sindaco Chep Morrisson, secondo una formula quasi nuziale, se voglia accettare la corona di re degli Zulù e osservare fedelmente fino alla morte gli impegni di occuparsi dei “fratelli” bisognosi e più deboli. Satchmo, commosso, risponde sì e a New Orleans inizia la festa.

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Gianni Lucini
Scrivere è il mio principale mestiere, comunicare una specializzazione acquisita sul campo. Oltre che per comunicare scrivo anche per il teatro (tanto), il cinema e la TV. È difficile raccontare un'esperienza lunga una vita. Negli anni Settanta ho vissuto la mia prima solida esperienza giornalistica nel settimanale torinese "Nuovasocietà" e alla fine di quel decennio mi sono fatto le ossa nella difficile arte di addetto stampa in un campo complesso come quello degli eventi speciali e dei tour musicali. Ho collaborato con un'infinità di riviste, alcune le ho anche dirette e altre le dirigo ancora. Ho organizzato Uffici Stampa per eventi, manifestazioni e campagne. Ho formato decine di persone oggi impegnate con successo nel settore del giornalismo e della comunicazione. Ho scritto e sceneggiato spot e videogiochi. Come responsabile di campagne di immagine e di comunicazione ho operato anche al di fuori dei confini nazionali arrivando fino in Asia e in America Latina. Dal 1999 al 2007 mi sono occupato di storia e critica musicale sul quotidiano "Liberazione".

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