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L’ultima Cena, una ricerca svela il menù

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ultima cena

“L’Ultima Cena”. E’ il titolo della ricerca storico archeologica che indaga su un evento fondamentale nella cultura Occidentale, presumibilmente accaduto agli esordi del primo secolo d. C. nell’antica Giudea. Lo studio è stato condotto da Generoso Urcioli e Marta Berogno, e pubblicato da Ananke edizioni.

Secondo questi ricercatori nell’Ultima Cena, contrariamente all’immagine costruita dall’arte nel corso dei secoli, grazie soprattutto al celebre dipinto di Leonardo Da Vinci, il cibo non è stato consumato davanti ad un tavolo rettangolare. No. Gesù e gli apostoli hanno mangiato sdraiati su dei cuscini, proprio come facevano i Greci e i Romani, o gli abitanti della Palestina. All’epoca si usavano anche dei tappeti insieme ad una serie di tavolini bassi dove veniva appoggiato il cibo.

La ricerca rivela il menù dell’Ultima cena

Il menù? Probabilmente comprendeva: vino aromatizzato, pane azzimo, erbe amare, una salsa di pesce, olive, agnello e stufato di fagioli. Alimenti della cucina tipica della Palestina di quei tempi.

Generoso Urcioli, archeologo specializzato sul cristianesimo delle origini, sostiene che la Bibbia non dice molto su cosa e come mangiarono Gesù e gli apostoli. Per tentare di capire questo enigma più a fondo gli autori del libro hanno usato un metodo che ha messo insieme dati storici e indizi provenienti dalle opere d’arte. Sono partiti dal presupposto che Gesù e il suo gruppo di discepoli mangiassero secondo le tradizioni trasmesse dalla Torah. La cena si sarebbe svolta nella stanza superiore di una casa di Gerusalemme. Sopra i tavolini bassi il cibo stava su piatti, ciotole e vasetti di pietra, materiale, quest’ultimo, utilizzato all’epoca dagli ebrei perché considerato utile per tenere lontane le impurità.

Un altro dettaglio che emerge dalla descrizione di Urcioli riguarda la disposizione dei partecipanti alla cena: si stava a destra e a sinistra dell’ospite principale. Da questo punto di vista l’archeologo cita il Vangelo di Giovanni: Giuda era molto vicino a Gesù, probabilmente alla sua sinistra, ed era colui che immergeva il pane nella ciotola comune dalla quale attingeva lo stesso Gesù. Dunque, un comportamento alimentare basato sulla condivisione.

L’Ultima cena, non solo pane e vino

Per fornire una rappresentazione dello stile alimentare vigente nella Palestina dell’Ultima Cena è stata fondamentale la ricostruzione di altri due importanti pasti citati nel Nuovo Testamento: le nozze di Cana, per intenderci quelle in cui avvenne il miracolo della trasformazione dell’acqua in vino; e il banchetto di Erode, ricordato soprattutto per la scena della presentazione al re della testa di San Giovanni Battista. Dalle nozze di Cana è stato possibile rilevare le influenze alimentari ebraiche di natura religiosa: sia sul fronte di ciò che era consentito (e non) mangiare che su quello delle modalità di preparazione dei cibi. Mentre dal banchetto di Erode emergono, in particolare, le influenze culinarie romane in terra di Gerusalemme. Gli autori della ricerca storica, infatti, hanno ipotizzato il consumo, oltre che del pane e del vino, anche di una variante del garum (una specie di salsa composta da interiora di pesce e pesce salato usata dagli antichi romani per condire primi e secondi piatti).

Molto probabilmente l’Ultima Cena fu un pasto di natura pasquale svoltosi per commemorare l’esodo degli ebrei dall’Egitto. Quindi si pensa che tra gli alimenti inclusi vi fosse anche l’agnello. In quella cena, inoltre, non va dimenticato che Gesù spezzò il pane e “diede il calice” di vino, dicendo agli apostoli che il pane era il suo corpo e il vino il suo sangue: pose così le basi della comunione.

Tra gli altri alimenti molto probabilmente presenti in questo straordinario evento legato alla figura di Cristo ci furono anche: lo cholent (un tradizionale stufato della cucina ebraica); l’issopo (un’erba simile alla lavanda), usato per condire le olive; lo charoset, fatto con i datteri. Insomma, una cena semplice, passata alla Storia e indimenticabile per l’umanità intera.

 

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