Home C'era una volta Luther Vandross, la voce di velluto

Luther Vandross, la voce di velluto

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Il 20 aprile 1951 nasce a Manhattan il cantante Luther Vandross, uno dei più grandi interpreti soul di tutti i tempi, soprannominato “The velvet voice” (Voce di velluto). Nella sua carriera ha venduto più di quaranta milioni di dischi conquistando ben 8 Grammy Award quattro dei quali ottenuti come “migliore performance vocale maschile Rhythm & Blues”. Figlio di una cantante gospel e di un interprete di standard italoamericani, respira fin da piccolo nell’ambiente famigliare la passione per la musica. Sua sorella, negli anni Cinquanta, entra a far parte del gruppo dei Crest. Luther è ancora studente quando forma il suo primo gruppo con Carlos Alomar e Robin Clark. L’avventura finisce presto. Nonostante gli inizi precoci la sua carriera non è priva di ostacoli. Quando muove i primi passi nell’ambiente musicale fatica a farsi prendere sul serio e per sopravvivere si adatta ai lavori più disparati. È un periodo complicato nel quale più d’una volta pensa di chiudere con i sogni e lasciar perdere la musica.

David Bowie, il primo a intuirne le qualità

Il primo vero cambiamento avviene quando incontra per caso il suo vecchio amico Carlos Alomar, in quel periodo impegnato come chitarrista nella registrazione dell’album Young americans di David Bowie. Proprio lui, venuto a conoscenza delle difficoltà nelle quali versa Luther, gli procura una scrittura come corista. È un colpo di fortuna inaspettato che gli apre nuove prospettive. David Bowie, infatti, resta favorevolmente impressionato dalle sue qualità, soprattutto nei cori di brani come Fascination e decide di affidargli anche gli arrangiamenti vocali. Da cosa nasce cosa e Luther si ritrova corista nel tour di promozione dell’album. Bowie fa di più. In alcuni concerti gli offre l’opportunità di cantare qualche canzone come solista. Nel 1975 il suo brano Everybody rejoice (A brand new day) viene inserito nella colonna sonora del film “The wiz”. L’anno dopo forma i Luther con i quali pubblica un paio d’album, Luther e This close to you, che nonostante le buone recensioni vengono accolti con freddezza dal pubblico. Lo scarso successo discografico finisce per frustrare ancora una volta i sogni di Vandross che, non trovando etichette disposte a scritturarlo, si adatta a registrare jingles per spot televisivi.

Il successo arriva tardi

Nel 1979 le cose iniziano a girare per il verso giusto. Dopo aver cantato nell’album Sounds… and stuff like that! di Quincy Jones e nei cori di Le freak degli Chic e di We are family delle Sister Sledge, si occupa degli arrangiamenti vocali di No more tears (enough and enough) per l’inedito duo formato da Barbra Streisand e Donna Summer. Nel 1981 Roberta Flack canta la sua canzone You stopped lovin’ me nella colonna sonora del film “Libertà poco vigilata” interpretato da Richard Pryor e lo invita a partecipare anche alla sua tournèe di quell’anno. Da quel momento la sua carriera di autore, produttore e arrangiatore decolla, ma nessuno sembra ancora disposto a prenderlo sul serio come cantante. Sarà la Epic a rompere l’isolamento pubblicando il suo primo album da solista Never too much. Quasi quarantenne verrà finalmente inserito nel ristretto elenco delle migliori voci nere degli anni Ottanta. Da quel momento non si ferma più fino al 16 aprile 2003 quando viene colto da un ictus nel suo appartamento di Manhattan. Non si esibisce più in pubblico ma continua a lavorare in studio producendo vari successi fino alla morte che lo coglie a Edison il 1° luglio 2005.

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Scrivere è il mio principale mestiere, comunicare una specializzazione acquisita sul campo. Oltre che per comunicare scrivo anche per il teatro (tanto), il cinema e la TV. È difficile raccontare un'esperienza lunga una vita. Negli anni Settanta ho vissuto la mia prima solida esperienza giornalistica nel settimanale torinese "Nuovasocietà" e alla fine di quel decennio mi sono fatto le ossa nella difficile arte di addetto stampa in un campo complesso come quello degli eventi speciali e dei tour musicali. Ho collaborato con un'infinità di riviste, alcune le ho anche dirette e altre le dirigo ancora. Ho organizzato Uffici Stampa per eventi, manifestazioni e campagne. Ho formato decine di persone oggi impegnate con successo nel settore del giornalismo e della comunicazione. Ho scritto e sceneggiato spot e videogiochi. Come responsabile di campagne di immagine e di comunicazione ho operato anche al di fuori dei confini nazionali arrivando fino in Asia e in America Latina. Dal 1999 al 2007 mi sono occupato di storia e critica musicale sul quotidiano "Liberazione".

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