Home C'era una volta Mai dare per finiti i Deep Purple!

Mai dare per finiti i Deep Purple!

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Il 2 novembre 1984 inaspettatamente tornano i Deep Purple. Eppure più di dieci anni prima  la loro storia sembrava definitivamente chiusa.

La fine in luglio

«Dopo tanti cambiamenti negli ultimi anni crediamo giusto chiudere la storia del gruppo in un momento di creatività piuttosto che aspettare gli inevitabili momenti bui». Così nel mese di luglio del 1976 Rob Cooksey, il manager dei Deep Purple, annunciava lo scioglimento ufficiale di una delle storiche band dell’hard rock. Quasi a sancire l’irrevocabilità della decisione, il chitarrista Tommy Bolin moriva d’overdose pochi mesi dopo a Miami, dove era impegnato nella tournée del Jeff Beck Group. Come spesso accade la fine prematura di un gruppo fa si che il successo postumo tocchi vertici pari, se non superiori a quello di quando il gruppo era attivo. Un fatto simile accade ai Deep Purple, che vedono schizzare al vertice della classifica dei dischi più venduti una lunga sequenza di riedizioni, integrazioni e inediti. Progressivamente si fa così spazio l’idea di un ritorno sulle scene della band nella formazione originale o, meglio, visti i successivi cambiamenti, in quella che la critica considera “la migliore formazione della storia della band”. Inizialmente i componenti reagiscono più scocciati che indignati all’idea, ma con il salire delle offerte economiche iniziano i primi cedimenti.

Più che l’affetto contano i dollari

Là dove non sono riuscite le mozioni d’affetto riesce un’offerta di svariati milioni di dollari. Alla fine la notizia è ufficiale: i Deep Purple si riformano nella formazione storica, quella che comprende Ritchie Blackmore, Ian Gillan, Roger Glover, Jon Lord e Ian Paice. Contrariamente alle previsioni l’annuncio non entusiasma i fans della prima ora, convinti che si tratti di un’operazione commerciale destinata a danneggiare la stessa immagine della band. Il 2 novembre 1984, quando tutti sono ormai rassegnati ad ascoltare il prodotto di un gruppo privo di mordente e riunitosi soltanto per soldi, vede la luce Perfect strangers, un album che smentisce i più pessimisti. I Deep Purple tornano sulle scene con un disco semplice e privo di effetti speciali che, proprio per la sua modestia appare fresco e convincente. È l’inizio di un nuovo capitolo nella storia della band che finirà per sopravvivere a se stessa, a volte con ironia, come nell’album Nobody’s perfect (Nessuno è perfetto), altre volte con maggior presunzione.

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Gianni Lucini
Scrivere è il mio principale mestiere, comunicare una specializzazione acquisita sul campo. Oltre che per comunicare scrivo anche per il teatro (tanto), il cinema e la TV. È difficile raccontare un'esperienza lunga una vita. Negli anni Settanta ho vissuto la mia prima solida esperienza giornalistica nel settimanale torinese "Nuovasocietà" e alla fine di quel decennio mi sono fatto le ossa nella difficile arte di addetto stampa in un campo complesso come quello degli eventi speciali e dei tour musicali. Ho collaborato con un'infinità di riviste, alcune le ho anche dirette e altre le dirigo ancora. Ho organizzato Uffici Stampa per eventi, manifestazioni e campagne. Ho formato decine di persone oggi impegnate con successo nel settore del giornalismo e della comunicazione. Ho scritto e sceneggiato spot e videogiochi. Come responsabile di campagne di immagine e di comunicazione ho operato anche al di fuori dei confini nazionali arrivando fino in Asia e in America Latina. Dal 1999 al 2007 mi sono occupato di storia e critica musicale sul quotidiano "Liberazione".

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