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Mamavegas, Emanuele Mancini ed il suo lato “green”

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Questa settimana Daily Green incontra Emanuele Mancini, cantante dei Mamavegas. 

I Mamavegas non hanno certo bisogno di presentazioni. Il loro ultimo album è Arvo, secondo full lenght della ormai famosa band romana. 

Emanuele, chi ascolta i Mamavegas? E perché?
Di sicuro chi ha i nostri stessi riferimenti musicali, o almeno lo speriamo! Ma anche chi ci ha visti dal vivo almeno una volta. Dal vivo per noi è molto più facile far cadere la barriera linguistica e di genere, e il pubblico riesce a entrare in sintonia con le canzoni più rapidamente. Come indipendenti non abbiamo i mezzi promozionali che hanno i big o che ha la musica di tendenza, come ad esempio in questo momento il rap. Il nostro è quasi un lavoro porta a porta, che si costruisce concerto dopo concerto, quindi magari chi non ci ascolta è perché ancora non ci conosce. Poi ci sono i gusti, che sono sacri, e magari quello che facciamo non incontra il gusto del grande pubblico… ma un giorno succederà!

I testi delle vostre canzoni sono in inglese, scelta coraggiosa al giorno d’oggi, e i vostri live sono più spesso all’estero che non in Italia. Non vi sentite “artisticamente affini” al bel paese?

Domanda dalla risposta articolata. Il punto è: quale musica va in Italia e quale musica viene spinta? Da noi è ancora forte e stabile la canzone nella sua forma canonica, così come il bel canto, e da questi due capisaldi siamo effettivamente distanti. La nostra scelta è una non-scelta in realtà. Siamo cresciuti con riferimenti provenienti dal nord europa o nel migliore dei casi dagli Stati Uniti, quindi approcciandoci alla scrittura ci siamo indirizzati spontaneamente verso ciò che ci piace e ciò che musicalmente ci ha formati. Che nella maggior parte dei casi è musica cantata in inglese.

C’è una canzone che preferisci tra quelle che avete scritto?

Cambia in continuazione, va a periodi. Le ho amate e odiate tutte a rotazione. Immagina che le avrò cantate almeno 100 volte ognuna. Una delle mie preferite resta una delle più vecchie, che non facciamo più dal vivo da un sacco di tempo. Si chiama Ieeeeee e credo non si trovi neanche sul web… è molto malinconica e sospesa. Chiedo sempre agli altri di rimetterla in scaletta, ma non mi accontentano mai.

Qual è il vostro concerto che ti è rimasto più impresso?

Abbiamo fatto un house concert nel 2011, in un casale di collina in cui organizzavano spontaneamente degli eventi per amici e conoscenti. Abbiamo suonato nel salotto di questa casa, circondati dal pubblico, al lume di candela. Gli ospiti portavano da mangiare e c’era vino biologico a fiumi… con noi c’era anche Thony ed è stata una delle serate più rock’n’roll della nostra carriera! Devo dire però che anche fare sold-out all’Auditorium di Roma non è stata un’emozione da poco, soprattutto per quello che significa simbolicamente.

 
Abbiamo visto il video di Wonder Tortilla e ci è piaciuto molto. Sappiamo di cosa parla: ci vuoi invece raccontare qualche aneddoto sullo shooting del video?
La realizzazione di questo video è stata miracolosa, è stato tutto molto rapido, senza nessun intoppo e in una decina di giorni avevamo la versione definitiva, merito del regista Marco Riccardi che ha lavorato stupendamente. Il pesce in faccia è stato traumatizzante, non era squamato e mi ha fatto un male cane… e di fatti agli altri è stato dato addosso con molta meno veemenza di me che sono stato il primo. Nonostante ciò, alla fine ce lo siamo mangiato.
Emanuele, in Arvo è sempre presente l’acqua come elemento naturale, la stessa copertina del disco è la fotografia di un lago artificiale della Calabria. Il vostro quarto singolo estratto da Arvo, “The Flood”, ha come protagonista un’inondazione. Perchè?
L’inondazione azzera il mondo per come lo conosciamo ma ci dà la possibilità di ricominciare, il suo manifestarsi è catartico. I due protagonisti ricostruiscono la realtà a partire da loro stessi.
Navigando in rete ci sono tantissime fotografie che vi ritraggono immersi nel verde, sui prati, circondati dalla natura. Sembrate dei ragazzi molto bucolici! Emanuele, quanto sei sensibile alle tematiche ambientali? Ti capita di cercare notizie, curiosità riguardo questo tema?
Mi sforzo continuamente di fare il meglio che posso, ma ci sono ancora molti margini per migliorare. La differenziata è la base (un atteggiamento che a Roma non è affatto automatico), ma faccio soprattutto attenzione ai piccoli gesti. Quando vedo qualcuno buttare una carta per terra mi arrabbio da morire!
Di solito non cerco notizie sull’ambiente ma sono molto ricettivo quando vi incappo. Sono fra le poche che leggo approfonditamente e condivido. E sono fra le poche che mi preoccupano sul serio.
Cosa fai di ecologicamente corretto nel tuo quotidiano e cosa invece di “scorretto” che proprio non riesci ad evitare?
Cerco di essere impeccabile nella differenziata ma purtroppo non sono bravo a contenere i consumi d’acqua, ne uso troppa per qualsiasi cosa faccia.
Com’è il tuo rapporto con la natura? Cosa cambieresti della tua città per renderla più vivibile?
Il mio rapporto con la natura è pessimo purtroppo! (ride, ndr). Mi piace e attrae tantissimo ma ogni volta che dalla città vado all’aria aperta mi sento male! Credo perché ormai il mio corpo si sia assuefatto allo smog e alle temperature falsate… nonostante ciò, dopo essermi ripreso riesco ad entrare in sintonia con la natura e non mi va più di tornare indietro.
La mia città è la numero uno nella lista delle città problematiche… ma credo che un servizio di trasporti pubblico efficiente migliorerebbe tanto la qualità della vita. Meno macchine, meno smog, meno stress.
Ami gli animali? Ne possiedi qualcuno?
Mi piacciono molto ma non ne ho. Vorrei volentieri un gatto ma sono allergico!
Che cosa associ al colore verde, qual è la prima cosa che ti viene in mente?
Verde è un grosso prato di una casa di montagna in cui sono cresciuto, in cui facevo le vacanze da bambino. Almeno è così che lo ricordo!
Qual è la parte di te che ricicleresti volentieri e quale invece quella che butteresti via per sempre?
Riciclerei volentieri la mia positività, diciamo che difficilmente mi abbatto. Tengo sempre a mente che a tutto c’è rimedio e se non c’è rimedio… è un motivo in più per non abbattersi. Butterei via la parte cattiva del mio egocentrismo, perché c’è anche una parte buona… ma credo che le due non esistano se non in coppia!
L’ultimo video dei Mamavegas

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