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Mario De Biasi, in una mostra gli scatti di Budapest 1956

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Mario
Un giovanissimo ragazzo ungherese nelle strade di Budapest durante i combattimenti nell'ottobre del 1956. Uno degli scatti emblematici di Mario De Biasi, in mostra all'Accademia d'Ungheria fino al 6 novembre prossimo.

Lo scorso 19 ottobre è approdata a Roma presso Palazzo Falconieri, sede dell’Accademia d’Ungheria, la mostra Mario De Biasi, Budapest 1956 realizzata dal Centro di ricerca e archiviazione della fotografia di Spilimbergo in collaborazione con l’Istituto Balassi e l’ambasciata d’Ungheria in Italia e curata in occasione del sessantesimo anniversario della Rivoluzione magiara del 1956. Gli scatti del fotografo di Belluno sono raccolti in un’esposizione che si compone di 76 fotografie in bianco e nero e 12 stampe contenute nel numero di ottobre 1956 della rivista Epoca e rappresentano uno dei documenti visivi fondamentali per comprendere cosa accadde realmente quei giorni a Budapest.

Mario De Biasi, Budapest 1956

Gli scatti dell’orrore di Mario De Biasi

Il settimanale diretto da Enzo Biagi inviò Mario De Biasi insieme al reporter Massimo Mauri nei giorni a cavallo del 23 e 24 ottobre 1956 per testimoniare i sanguinosi eventi dell’insurrezione antisovietica del popolo ungherese, una rivolta che coinvolse ampi strati della società magiara partendo da scrittori e intellettuali per arrivare a operai e contadini passando per impiegati e gente comune. Nelle immagini presentate al pubblico, è possibile osservare come in quelle giornate d’autunno, nelle strade e nelle piazze della capitale magiara, esplose la grande rabbia degli ungheresi. De Biasi immortala anziane donne impegnate a rimuovere ostacoli nelle vie di Budapest, giovani armati coinvolti in combattimenti contro le truppe sovietiche, i cadaveri esposti di alcuni membri dell’odiatissima A.V.H., la polizia segreta del regime di Ernő Gerő, diversi profughi in fuga verso il confine con l’Austria e, colpisce in maniera particolare, lo scatto dell’assalto di alcuni uomini alla sede del partito comunista, simbolo dell’oppressivo potere politico ungherese.

Il fotografo di Epoca rimase ferito nel corso dei combattimenti e, a testimoniare del grande coraggio personale di Mario De Biasi, vi è un ricordo dello stesso Massimo Mauri: “A un tratto vedo partire De Biasi. Attraversa piegato in due con le macchine che gli ballonzolano sulla pancia, arriva incolume al riparo del teatro. Lo vedo partire una seconda volta. Stavolta raggiunge i guerriglieri che sparano rabbiosamente da dietro gli alberi”.  La mostra Mario De Biasi, Budapest 1956 rimarrà aperta al pubblico romano fino al 6 novembre prossimo e le toccanti immagini di Mario De Biasi ci restituiscono la drammatica realtà di quei giorni in Ungheria, l’entusiasmo iniziale della rivolta e il successivo dolore del popolo ungherese per l’esito del moto rivoluzionario e, su tutto, la straziante umanità che traspare dagli scatti del fotografo bellunese.

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