Home Punti di vista Matteo Garrone: «Anche il cinema può diventare green»

Matteo Garrone: «Anche il cinema può diventare green»

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David di Donatello per la migliore sceneggiatura nel 2003, David di Donatello per il miglior regista nel 2009, David di Donatello per la migliore sceneggiatura nel 2009, Grand Prix Speciale al Festival di Cannes per “Gomorra” nel 2008, Grand Prix Speciale della Giuria al Festival di Cannes per Reality nel 2012. La carriera di Matteo Garrone è in veloce ascesa.

Sarà per quel modo così diretto di raccontare le sue storie sempre a metà tra la realtà e la favola che riesce a colpire sempre nel segno? Sarà per quella sua reticenza a parlare di se (una virtù che gli italiani hanno da tempo dimenticato) che ci fa tanta simpatia?

Raggiungiamo al telefono Matteo Garrone impegnatissimo a girare in largo e in lungo l’Italia per promuovere il suo “Reality” e gli facciamo qualche domanda sul suo modo di essere “green”.
Conosco perfettamente l’importanza di questo aspetto. Però non mi va proprio di cadere nella banalità. Posso dirvi che amo la natura? Certo che amo la natura! Cosa posso dirvi? Che faccio un po’ tutto quello che il buon senso mi suggerisce: faccio la raccolta differenziata e sto attento a non tenere l’acqua aperta quando mi lavo i denti. Amo gli animali, ho una casa al mare e possiedo un cane, ma questo non fa di me un ecologista. Credo che su questo argomento si faccia un po’ troppa confusione. Il nostro mondo gira tutto intorno all’economia e ci sono in ballo enormi interessi economici. Io faccio il mio mestiere al meglio e do il mio contributo. Questo è l’importante: fare quello il cui si crede.

Visto che i tuoi film ci parlano dei limiti, delle fragilità e di quello che imbruttisce la nostra Italia, pensi che potresti mai fare un film sull’ecologia e sul brutto rapporto che abbiamo con la natura?

Certo che si… forse potrei considerare di parlare d’ecologia attraverso un personaggio, più che attraverso una storia. Ad ogni modo, io credo che il cinema sia un’arte: è come un quadro, come un dipinto che deve comunicare delle emozioni, è la realtà vista attraverso gli occhi del regista, quindi non mi pongo mai dei limiti. Credo anche che non necessariamente il cinema debba essere educativo e che non debba sempre avere carattere pedagogico. E’ un fatto legato al linguaggio: quello cinematografico non ha limiti veri e propri. Per argomenti come l’ecologia si possono utilizzare altri canali. Se la necessità è quella di fare denuncia, esiste la televisione, ci sono programmi come Report ad esempio. Ad ognuno il suo mestiere.

Gli facciamo presente che, ormai, il “green” è un linguaggio che sta per essere adottato anche nel cinema e non soltanto negli argomenti. Gli raccontiamo del progetto “Edison green movie”, da poco presentato proprio a Cannes, in cui si sostiene che, adottando accorgimenti ecosostenibili, si può ridurre l’impatto ambientale e risparmiare fino al 5% sui costi di produzione.
Certo che è interessante! Mi sembra una buona idea!

Matteo continua ancora a parlare, ma la voce arriva metallica: “Sono in treno, la comunicazione è impossibile: ci sono le gallerie!” Purtroppo siamo costretti a terminare l’intervista, ma facciamo ugualmente una considerazione: uno come lui, regista acclamato di fama mondiale, se na va in giro in treno per promuovere il suo ultimo lavoro. Forse è più ecologista di quanto voglia farci credere…


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