Home C'era una volta Monette, la regina del musical nero

Monette, la regina del musical nero

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Il 21 ottobre 1962 muore a Garden Grove, in California, la sessantenne cantante e pianista Monette Moore, una delle principali protagoniste delle riviste nere di Harlem anche con i nomi d’arte di Nettie Potter, Susie Smith, Grace White ed Ethel Mayes (da non confondere con l’Ethel Mayes che lavorò durante gli anni Venti con i Georgia Smart Set Minstrels).

Idolatrata dal pubblico nero, snobbata dai bianchi

Sono più di trenta le riviste e le commedie musicali che la vedono protagonista nel corso della sua carriera. Altrettanti, se non di più, sono gli album pubblicati. Idolatrata dal pubblico nero, non gode di identica popolarità presso la critica bianca, che per molto tempo la considera una sorta di sottoprodotto destinato alla gente dei ghetti. Dovranno passare una decina d’anni dalla sua morte perché anche i critici dal viso pallido inizino a rivalutare questa passionale interprete del blues urbano. La sua originalità consiste nella suggestiva alternanza di canto e momenti parlati all’interno dello stesso brano, che diventa quasi una piccola opera sospesa a metà tra canzone e affabulazione. L’esempio più famoso in questo senso è la sua esecuzione di Burgundy street blues in cui, accompagnata dal clarinettista George Lewis, guida gli ascoltatori lungo le strade rumorose, vive e animate del quartiere francese di New Orleans.

Indiscussa primadonna

Nata a Gainesville nel Texas nel 1902, inizia presto a vagabondare nei locali destinati rigorosamente a un pubblico nero dalle norme separatiste degli Stati del Sud. Nel 1923 registra il suo primo disco a New York per la Paramount accompagnata al pianoforte da Clarence Johnson. Il suo primo grande successo ad Harlem è legato alla commedia musicale “Lucky Sambo”, in cartellone per molto tempo al Colonial Theatre. Le cronache dell’epoca parlano di lei anche come della “vedette” dell’orchestra di Charlie Johnson allo Small’s Paradise di New York. A partire dal 1931 è la regina indiscussa del teatro nero di rivista dopo lo straordinario successo della “Happy go lucky revue” con l’orchestra di Lucky Millinder. Per tutti gli anni Trenta e Quaranta la sua attività si svolge prevalentemente tra New York e Chicago Nel 1949 si trasferisce in California, un po’ per il clima e un po’ perché riceve un’allettante proposta dal Las Palmas Theatre. Ci resterà fino alla fine dei suoi giorni. Poco tempo prima di morire il pubblico americano la vede al fianco di Louis Armstrong nello spettacolo televisivo “Wonderful world of color”.

 

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Gianni Lucini
Scrivere è il mio principale mestiere, comunicare una specializzazione acquisita sul campo. Oltre che per comunicare scrivo anche per il teatro (tanto), il cinema e la TV. È difficile raccontare un'esperienza lunga una vita. Negli anni Settanta ho vissuto la mia prima solida esperienza giornalistica nel settimanale torinese "Nuovasocietà" e alla fine di quel decennio mi sono fatto le ossa nella difficile arte di addetto stampa in un campo complesso come quello degli eventi speciali e dei tour musicali. Ho collaborato con un'infinità di riviste, alcune le ho anche dirette e altre le dirigo ancora. Ho organizzato Uffici Stampa per eventi, manifestazioni e campagne. Ho formato decine di persone oggi impegnate con successo nel settore del giornalismo e della comunicazione. Ho scritto e sceneggiato spot e videogiochi. Come responsabile di campagne di immagine e di comunicazione ho operato anche al di fuori dei confini nazionali arrivando fino in Asia e in America Latina. Dal 1999 al 2007 mi sono occupato di storia e critica musicale sul quotidiano "Liberazione".