Home C'era una volta Mouloudji le déserteur se ne va per sempre

Mouloudji le déserteur se ne va per sempre

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Il 14 giugno 1994 muore Mouloudji. Figlio dell’Africa e dell’Europa, amico di Prévert, Sartre, Robert Desnos e Raymond Queneau, Mouloudji, è uno degli chansonnier più impegnati sul piano sociale e politico e partecipa da protagonista al rinnovamento della canzone d’autore francese del dopoguerra. Il 16 settembre 1922 nasce a Parigi. Suo padre è un muratore emigrato algerino arrivato e suo nome completo è Marcel Mouloudji.

L’esperienza del Gruppo Ottobre

Nel 1935 conosce Sylvain Itkine, personaggio chiave del Gruppo Ottobre, una delle più importanti esperienze del teatro politico francese. La vitalità dell’ambiente teatrale lo affascina e in quell’ambiente scopre anche la poesia e la letteratura. Grazie allo studio e soprattutto alla tenacia, nel 1936 a soli quattordici anni debutta sul palcoscenico interpretando “Le Tableau des Merveilles un lavoro ispirato a Cervantes e adattato in francese da Jacques Prévert. Proprio grazie a Prévert nello stesso anno fa il suo debutto nel cinema partecipando al film “Jenny, la regina della notte” di Marcel Carné. A sedici anni è già una piccola vedette del cinema francese. La fine del Fronte Popolare, l’occupazione nazista della Francia, la nascita del governo collaborazionista e la seconda guerra mondiale costringono il giovane attore e militante comunista Mouloudji a trovare ogni giorno nuovi trucchi per sopravvivere e lavorare senza dare troppo nell’occhio. Per un ragazzo intorno ai vent’anni non è uno scherzo ma lui ce la fa un po’ mettendo a frutto gli insegnamenti della strada ma soprattutto grazie alla rete di solidarietà messa in campo dal mondo dello spettacolo per resistere. Le vicende vissute in quel periodo vengono raccolte in una sorta di diario che verrà pubblicato nel 1945 con il titolo di “Enrico”.

Il successo e la censura

Nel dopoguerra si esibisce nei cabaret parigini con un repertorio nel quale le sue canzoni si mescolano a quelle di Boris Vian e alle poesie in musica di Prévert. Il successo non gli fa abbandonare l’impegno politico e, in quegli anni che vedono i francesi impantanati nella guerra d’Indocina, mette le sue canzoni e la sua voce al servizio della causa antimilitarista. Nel 1954 incide Le déserteur, la canzone di Boris Vian ancora oggi uno dei più conosciuti brani contro la guerra. Lui la canta sul palco del Theatre de l’Oeuvre proprio il giorno in cui la guerra dell’Indocina si conclude con la sconfitta francese a Dien Bien Phu provocando uno scandalo. Censurata e messa al bando dalle radio allineate con il governo riesce comunque a essere diffusa dalle antenne di Europe 1. Negli anni Sessanta pensa di ritirarsi e nel 1966 apre un negozio da parrucchiere, ma nonostante tutto non smetterà mai di cantare. Non si arrende nemmeno nel 1992 quando, a settant’anni, perde per una malattia parte della voce. Imposta diversamente il suo canto e continua imperterrito fino al mese d’aprile del 1994 quando tiene il suo ultimo concerto nei pressi di Nancy. Il 14 giugno 1994, due mesi dopo quell’esibizione si spegne a Parigi.

 

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Gianni Lucini
Scrivere è il mio principale mestiere, comunicare una specializzazione acquisita sul campo. Oltre che per comunicare scrivo anche per il teatro (tanto), il cinema e la TV. È difficile raccontare un'esperienza lunga una vita. Negli anni Settanta ho vissuto la mia prima solida esperienza giornalistica nel settimanale torinese "Nuovasocietà" e alla fine di quel decennio mi sono fatto le ossa nella difficile arte di addetto stampa in un campo complesso come quello degli eventi speciali e dei tour musicali. Ho collaborato con un'infinità di riviste, alcune le ho anche dirette e altre le dirigo ancora. Ho organizzato Uffici Stampa per eventi, manifestazioni e campagne. Ho formato decine di persone oggi impegnate con successo nel settore del giornalismo e della comunicazione. Ho scritto e sceneggiato spot e videogiochi. Come responsabile di campagne di immagine e di comunicazione ho operato anche al di fuori dei confini nazionali arrivando fino in Asia e in America Latina. Dal 1999 al 2007 mi sono occupato di storia e critica musicale sul quotidiano "Liberazione".

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