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New York, le ostriche contro gli uragani

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New York

New York è sempre stata famosa per le ostriche. Riportare le ostriche a New York. E’ un progetto tanto ambizioso quanto utile e non solo per la sopravvivenza delle ostriche quanto delle acque della Grande Mela. E’ proprio questo quanto intendono fare i ricercatori di Baykeeper a New York. Lo scopo è reintrodurre le ostriche per purificare le acque anche perché – incredibile a dirsi – le ostriche contribuiscono a fornire barriere naturali contro possibili uragani.

Riportare le ostriche a New York significa avere depuratori d’acqua naturali

Il  Progetto di ricerca per le ostriche è gestito dal programma Baykeeper New York/New Jersey, la Fondazione del fiume Hudson, il Corpo degli Ingegneri dell’Esercito, e altri partner.

Nella prima fase, le coltivazioni in altre zone di prova – Governors Island, gli appartamenti di Bay Ridge, Jamaica Bay – sono tutte fallite. Le ostriche non hanno resistito alla violenza delle onde e la coltivazione è stata spazzata via. Le barriere coralline a Soundview sono, ora, l’unico luogo dove le ostriche sono riuscite a sopravvivere.

“Soundview era l’unico posto a non subire la violenza delle onde”, ha dichiarato la dottoressa Allison Fitzgerald di NY/NJ Baykeeper. “Possono sopravvivere. La domanda è: per quanto tempo. C’è una grande differenza tra sopravvivere e prosperare”.

Riuscire a ripristinare le ostriche a New York significa  – sostengono i ricercatori – avere depuratori d’acqua naturali ed efficienti. Alcuni recenti studi hanno dimostrato come ogni singolo mollusco può filtrare fino a 50 litri di acqua al giorno. “In realtà filtrano i sedimenti e le particelle dall’acqua e li depositano sul terreno” spiega Fitzgerald. “Puliscono l’acqua mangiando”.

La presenza delle ostriche facilita il ritorno di altri organismi utili per l’ambiente

Non basta: perché, con la ricostruzione di barriere coralline, la presenza delle ostriche facilita il ritorno di tutti quegli organismi, come il pesce, i frutti di mare, i granchi, le alghe, e gli uccelli in aree in cui lo sviluppo umano ne ha distrutto l’habitat. Inoltre, grandi barriere di ostriche marine, forniscono una barriera naturale efficace contro le mareggiate, come quella che ha devastato il centro di Manhattan e parti di Staten Island e Brooklyn durante l’uragano Sandy.

Resta il fatto che non si tratta di molluschi commestibili. Non ancora, almeno. Potrebbero contenere prodotti chimici e agenti patogeni che, a volte, si trovano nei corsi d’acqua inquinati della Grande Mela. In passato, ostriche contaminate di provenienza illegale hanno ucciso e provocato la cecità di molte persone.

L’importanza di questo progetto sta nella sua efficienza

“L’idea non è quella di ottenere un settore di ostriche commerciale” ha dichiarato ancora la dottoressa Fitzgerald.”Se si desidera creare ostriche per il consumo alimentare, questo lo si può fare in un vivaio”.

Ci sono ancora problemi con chi pesca ignorandone i pericoli. “Trovo gente che pesca granchi in alcuni dei nostri siti ogni giorno”, continua Fitzgerald. “Dovrebbero pensarci due volte prima di farlo”.

Ma, in fondo, i pescatori sono un problema piccolo nello sforzo di ricostruzione. Ci sono ad esempio i predatori naturali, anche se l’ostacolo più grande è rappresentato, anche in America, da un insieme confuso di burocrazie che si distinguono nel modo della coltivazione delle ostriche. Baykeeper ha avuto una proposta per portare le ostriche a Freshkills Park, una riserva di 2.200 ettari a Staten Island, grande circa due volte e mezzo Central Park , creata da poco nella città.

“I vantaggi di avere una barriera di ostriche superano di gran lunga i rischi” – continuano i ricercatori – “ma i rischi per la salute dell’uomo sono difficili da regolamentare per le autorità”.

Ora lo scopo è quello di continuare in un progetto del tutto naturale che ripristinerebbe non solo un habitat ma proteggerebbe la stessa città da possibili uragani. E tutto grazie alle ostriche.


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