Home C'era una volta Paul Gonsalves, il sax di Duke Ellington

Paul Gonsalves, il sax di Duke Ellington

SHARE

Il 15 maggio 1974 muore a Londra per overdose il sassofonista Paul Gonsalves, una delle stelle più luminose dell’orchestra di Duke Ellington. Nato il 12 luglio 1920 a Boston, nel Massachusetts, muove i suoi primi passi nel mondo della musica come… chitarrista. Nel 1936, infatti, a soli sedici anni, suona per la prima volta in pubblico proprio con la chitarra. Soltanto qualche anno dopo scopre la vocazione per il sassofono tenore. Il primo ingaggio come sassofonista nell’orchestra di Sabby Lewis è dell’inizio degli anni Quaranta. Nel 1946 entra a far parte della big band di Count Basie e nel 1949 in quella di Dizzy Gillespie.

L’incontro con il Duca

All’inizio degli anni Cinquanta Gonsalves viene scritturato da Duke Ellington con il quale resterà fino alla fine della sua carriera. Ellington inizialmente lo considera una sorta di clone di Ben Webster, il suo mitico tenorsassofonista che non era mai stato adeguatamente sostituito dopo la sua partenza dall’orchestra nel 1943. Gonsalves sta al gioco e sorprende il buon Duke e la vecchia guardia della band suonando a memoria molti degli assoli di Ben. Mentre tutti sono felici di aver ricuperato un tassello mancante del mosaico ellingtoniano Paul, che è davvero un ammiratore di Webster, non intende però limitarsi a far la parte del suo imitatore. Pian piano prende uno spazio stilistico suo negli assoli che Duke gli affida con sempre maggiore frequenza. In breve tempo si afferma come l’improvvisatore più dotato della sezione ance insieme a Johnny Hodges. Con le sue frasi ampie, la voce soffiata e una quasi naturale tendenza all’improvvisazione rapsodica può essere inserito nel gruppo di quei sassofonisti che pur non aderendo alla lettera al be bop ne sono stati comunque influenzati soprattutto sul piano della complessità armonica e hanno sviluppato il lessico sassofonistico. È un gruppo che, oltre a lui, comprende Don Byas, Flip Phillips, il primo Lucky Thompsone i più giovani Benny Golson, Johnny Griffin, Frank Foster e Frank Forrest. Tra tutti Paul Gonsalves è forse il più eclettico. Non ha limiti di atmosfere. È perfettamente a suo agio sia nelle ballads che gli permettono di sfoggiare la sua intricata e insinuante immaginazione armonica che a nei brani più ritmati o veloci nei quali rivela una vitalità e una mobilità estreme. Le sue esibizioni assumono a volte un senso sottilmente ironico quando la voce del suo strumento si fa esageratamente soffiata, da parere quasi nasale e un po’ grottesca.

Diminuendo & Crescendo in Blue

Gli assoli importanti di Gonsalves incisi sia con l’orchestra Ellington che in altri contesti sono numerosissimi. Tra i più celebri e celebrati c’è Diminuendo & Crescendo in Blue la cui parte centrale è interamente sua. Per anni ogni esecuzione di quel brano ottiene un successo straordinario. Curioso frequentatore di stili di lui restano nella memoria brani come Laura riciclato in un’atmosfera vicino alla tradizione swing-mainstream oppure Cotton Tail improvvisato su tempi assolutamente fuori dall’ordinario per l’epoca. Non mancano senza rivali nella capacità di modificare la struttura dei brani senza stressare il contesto orchestrale. Al talento e alla indubbia capacità di operare scelte anche azzardate in campo musicale fa da contraltare una vita problematica. Timido e introverso trova nelle sostanze psicotrope e nell’alcol una soluzione alla fatica di vivere. Muore il 15 maggio 1974 per un’overdose a Londra nove giorni prima della morte di Duke Ellington che se ne andrà ignorando la tragica fine del sassofonista che, nel 1956, aveva di fatto risollevato la popolarità della sua grande orchestra. Il figlio di quest’ultimo, infatti, Mercer Ellington, sceglie di non dire nulla al padre perché il vecchio Duke, ormai molto debole e malato, avrebbe sofferto troppo.

 

SHARE
Previous articleChes Smith, Craig Taborn e Mat Maneri a Mestre
Next articleEconomia circolare, torna Circonomìa
Scrivere è il mio principale mestiere, comunicare una specializzazione acquisita sul campo. Oltre che per comunicare scrivo anche per il teatro (tanto), il cinema e la TV. È difficile raccontare un'esperienza lunga una vita. Negli anni Settanta ho vissuto la mia prima solida esperienza giornalistica nel settimanale torinese "Nuovasocietà" e alla fine di quel decennio mi sono fatto le ossa nella difficile arte di addetto stampa in un campo complesso come quello degli eventi speciali e dei tour musicali. Ho collaborato con un'infinità di riviste, alcune le ho anche dirette e altre le dirigo ancora. Ho organizzato Uffici Stampa per eventi, manifestazioni e campagne. Ho formato decine di persone oggi impegnate con successo nel settore del giornalismo e della comunicazione. Ho scritto e sceneggiato spot e videogiochi. Come responsabile di campagne di immagine e di comunicazione ho operato anche al di fuori dei confini nazionali arrivando fino in Asia e in America Latina. Dal 1999 al 2007 mi sono occupato di storia e critica musicale sul quotidiano "Liberazione".

LEAVE A REPLY