Home Eco Culture Per lo scrittore Giorgio Di Genova, l’arte è cosa viva

Per lo scrittore Giorgio Di Genova, l’arte è cosa viva

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- Da sinistra: Michela Becchis, Frédérique Malaval, Giorgio Di Genova.
COPERTINA DEL LIBRO

Il 23 novembre 2018, alla Galleria Sinopia di Roma, in via dei Banchi Nuovi 21B, la seconda presentazione del primo volume, dal titolo “Interventi ed erratiche esplorazioni sull’arte. La dialettica del mestiere di un critico” http://www.sinopiagalleria.com/it/. Si tratta del nuovo libro/documento dello Storico dell’arte Giorgio Di Genova (Roma 1933) che dal 1961 svolge un’intensa attività di critico d’arte, conferenziere, curatore di rassegne e mostre a tema, nazionali ed internazionali. Il volume, con gli altri due che seguiranno, espone ed analizza una panoramica dell’arte contemporanea in tutta la sua vivacità, ma soprattutto non celando le sue mortificazioni o le sue disillusioni.

Un sorprendente incipit Vissi d’arte … dalla famosa aria dell’opera di Puccini Tosca, apre il volume e viene definita dall’autore una sintesi della sua esistenza, utile anche ad introdurre i suoi testi, scritti in oltre cinquant’anni di intensa attività culturale. Questo davvero ci dice già molto su quello che dobbiamo attenderci, soprattutto chi ancora non ha avuto modo di conoscere questo autore personalmente, ovvero passione, rigore ed onestà intellettuale in uno stile coinvolgente, con una schiettezza che non tollera fraintendimenti ma viene concepita come un dono di sé rivolto ai lettori. Infatti come interpretare diversamente la cura affettuosa e quasi maniacale dedicata a movimenti, vite di artisti ed alle loro opere, la stessa passione con la quale ha raccolto la vivacità creativa di personalità che hanno vissuto o vivono ancora nel nostro paese, nei 10 tomi della Storia dell’arte italiana del 900 (Edizioni Bora, Bologna 1999 – 2010), sua opera forse più famosa.

GIORGIO DI GENOVA

In questo primo, dei tre volumi di raccolta degli scritti dell’autore, una vita dedicata all’arte, sono stati inseriti testi relativi alle sue esplorazioni sui linguaggi artistici, sia di avanguardia e post-avanguardia (Futurismo, Surrealismo, Iperrealismo, Narciso Arte) che tematici (sezione aurea, arte sacra, arte e fascismo, arte scatologica, arte monocroma) utilizzando anche terminologie ed approfondimenti interpretativi mutuati dalla psicoanalisi, per illustrare alcuni rapporti tra le personalità degli artisti e la loro particolare predisposizione alla creatività; una lettura attenta ed originale interpretazione per esempio di Mondrian, Giacometti, Capogrossi e Warhol. La sostanza di questo primo volume, tra l’altro ricco di immagini a colori, è quindi costituita soprattutto da presentazioni, recensioni di mostre e di libri, interviste fatte agli autori, utilizzando sempre la sua particolare dialettica di critico e studioso, con il suo stile attento alla comprensibilità del linguaggio verbale che viene applicato alla specificità del linguaggio visivo, con genialità, non senza denunciarne elaborazioni tecniche e difficoltà interpretative.

Il libro contiene inoltre note editoriali, ma anche polemiche, provocazioni, stroncature, un messaggio utile anche a chi si sente ingiustamente escluso (nella nostra recente situazione dell’Arte) da un linguaggio di settore intenzionalmente criptico, oscuro, oppure genericamente accondiscendente, ma volutamente e responsabilmente ambiguo. A tal proposito il prof Di Genova in questo libro, è intervenuto anche sulla funzione della critica e nell’articolo intitolato E’ perverso il linguaggio della critica? pag 145 (intervento al convegno promosso da Domenico Guzzi, Casa della Cultura, Roma 1981) dove dice, tra l’altro, queste parole:

  • Vorrei preliminarmente precisare che io non mi considero né un critico, né un militante, come già ebbi modo di spiegare nell’intervento che feci a Bologna nel convegno “Autonomia critica dell’artista”, promosso dall’Arte Fiera. In quell’occasione ribadii che in realtà io mi considero uno scrittore di arte, sull’arte e per l’arte. (…) L’arte è un organismo vivente, una realtà nella realtà degli uomini, in cui altri uomini possono riconoscersi o no. Quindi il primo problema che si pone, quando si parla di critica, nella fattispecie di critica d’arte, è quale ruolo ha e/o debba avere il critico nell’ambito di un sistema talmente complesso e articolato, com’è quello dell’arte d’oggi, che si serve anche dell’industria della parola. Infatti tutti sappiamo che nella società a capitalismo avanzato, come la presente, l’aura culturale propria dell’arte è necessariamente inquinata dalla struttura di base economica, che tramuta il prodotto artistico immediatamente in merce (…)

Da questo ne discendono interessanti considerazioni che percorrono tutto il libro, coniugate alle varie situazioni storico/artistiche, dandoci immediatamente la sensazione di una densità di notizie e di intenti coraggiosi che ci portano all’interno di un labirinto di immagini, ma attraverso un percorso tracciato del quale l’autore si prende la responsabilità. Attraverso questo possiamo finalmente tentare di riconoscere (tra falsificazioni e rivelazioni che ahimè ci circondano) le pulsazioni dell’organismo ancora vivace dell’arte contemporanea. Perché oggi, più che mai abbiamo bisogno di arte, arte come linguaggio delle forme, legate in un discorso che si fa memoria, con una consistenza simbolica che nutre la nostra passione per il futuro, anche se rimane complesso il rapporto, sempre erratico e di confine, tra linguaggio verbale e linguaggio visivo.

SEDE GANGEMI IN VIA GIULIA

Viviamo in quella post-modernità che Zygmunt Bauman, con una espressione divenuta proverbiale, ha denunciato; in una società ormai intrisa di incertezza e paura, sempre più frenetica e costretta ad adeguarsi ad attitudini sempre variabili, sempre più veloci ed altrettanto prive di consistenza, dotate di un appagamento temporaneo, narcisistico, bulimico, in cui tutto diventa merce e produce quasi esclusivamente rifiuti ed esclusioni. Ebbene lo stesso Bauman, ci ha indicato un tipo di morale ancora valido ed attualizzabile, cioè come atto assolutamente e totalmente individuale e libero, ma che ci permette di incontrare l’altro, non come persona/maschera, ma come volto, cioè nella sua vera identità.

Ecco allora come queste lezioni, ovvero gli articoli tematici del libro, ci introducono ad una complessità di pensiero attraverso un discorso che non solo storicizza ma che potrebbe definirsi dotato di sostanza, di senso. Jacques Lacan distingueva infatti la parola “vuota” dalla parola “piena”, ritenendo solo quest’ultima in grado di produrre effetti di trasformazione. La parola “vuota” infatti è senza la tridimensionalità ed è purtroppo quella del narcisismo, dell’amor proprio, senza lo spessore conferito dall’esserci più autentico del soggetto che parla. Ebbene solo con questa possiamo confrontarci (per essere o non essere d’accordo) ma sempre aderenti alla nostra capacità di simbolizzare, comprendere, essere empatici e, non secondariamente, avere la possibilità di esplorare territori sconosciuti e difficili come i territori dell’arte.

La prima presentazione del libro è stata fatta il 25 giugno 2018, direttamente nella sede della Casa Editrice Gangemi (in via Giulia, 142 Roma) che lo ha pubblicato. Sono intervenuti Michela Becchis, Storica dell’arte, Roma – Guglielmo Gigliotti, Docente di Storia dell’arte, Accademia di Belle Arti, Napoli – Frédérique Malaval, Docente di Estetica Università Paul Valery, Montpellier 3, Francia. (foto 1)

La Gangemi Editore, nota per il rigore scientifico e la ricercatezza grafica e tipografica dei testi pubblicati, tanto da divenire in breve una delle poche aziende editoriali italiane inserite nei massimi circuiti di produzione e vendita in Italia ed all’estero, pubblicherà a breve anche gli altri due volumi dell’opera.

https://www.gangemieditore.com/dettaglio/interventi-ed-erratiche-esplorazioni/8203/3.

In questa seconda presentazione il prof Di Genova intende invece fare un excursus personale, non privo di approfondimenti, sui temi e gli argomenti affrontati nel libro, veramente molti a partire dal 1961, interagendo con il pubblico e rapportandosi con gli eventuali interventi. In funzione di questo programma d’intenti la sottoscritta parteciperà solo con funzione di moderatrice. Si segnala inoltre un interessante articolo uscito su Il Manifesto del 7 novembre 2018 a firma di Michela Becchis.

 

Giorgio Di Genova (Roma, 23 ottobre 1933) è uno storico dell’arte italiano, noto anche per essere autore dei volumi della generazionale Storia dell’arte italiana del ‘900 (Edizioni Bora, Bologna, 1990-2010 – da cui è nato, a Pieve di Cento, un museo da lui diretto dal 1999 al 2005). Laureato in Storia dell’arte all’Università La Sapienza di Roma con una tesi su Silvestro Lega, fu iscritto al Partito Comunista Italiano, da cui uscì nel 1956, dopo i fatti di Ungheria, continuando la sua lunga attività di critico e storico dell’arte, oltre che di curatore di esposizioni e allestimenti museali. È autore di numerose monografie e dal 1961 svolge un’intensa attività di conferenziere, curatore di rassegne e mostre a tema, nazionali ed internazionali.

Fino al 2006 è stato il coordinatore della rivista trimestrale d’arte “Terzo Occhio”, edita da Bora, da lui fondata nel 1975 a Bologna. Ha insegnato storia dell’arte contemporanea nelle Accademie di BB. AA. di Catania, Napoli e Roma e dal 1981 è membro dell’Associazione Internazionale Critici d’Arte (AICA). Ha creato, sempre nel 1981 il gruppo Narciso Arte e nel 1996 il Gruppo Aniconismo Dialettico. Già commissario del Padiglione Italia alla Biennale del 1984, nel 2011 è stato membro di due commissioni del Padiglione Italia della 54a Biennale di Venezia.

Nel 1980 ha ideato e curato per la Provincia di Rieti, le Biennali Nazionali d’Arte Contemporanea, avviate con Generazione anni Venti, a cui affianca al posto del consueto catalogo, un volume. Dopo aver curato la Biennale Generazione anni Dieci (1982) e Generazione primo decennio (1985), nel 1990 riavvia per la Edizioni Bora di Bologna la stesura dei volumi, riveduti ed ampliati, della Storia dell’arte italiana del ‘900, impresa conclusa il 2010, con la pubblicazione dell’Indice generale dei nove tomi.

Nel 2008 è stato nominato dalla Camera di Commercio di Vibo Valentia curatore artistico del Premio Internazionale Lìmen Arte da lui ideato e avviato nel 2009, giunto fino alla VII edizione. E  fare un elenco delle sue ultime organizzazioni sarebbe lungo.

 

LE FOTO SONO DI VALTER SAMBUCINI in occasione della prima presentazione Gangemi in via Giulia, 142 – Roma

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Carla Guidi
CARLA GUIDI – www.carlaguidi-oikoslogos.it Giornalista pubblicista, iscritta ODG Lazio, ha collaborato per più di 10 anni con il settimanale (in cartaceo) “Telesport”, adesso collabora con alcune testate e riviste periodiche online, tra queste “Abitare a Roma”, “ll Paese delle donne”, “Lazio ieri ed oggi”, “About Art online” e “Daily Green” ove è in redazione. Conseguito il diploma superiore di Accademia di Belle Arti di Roma, sezione pittura (tenuto dal maestro Gentilini), è docente di Disegno e Storia dell’Arte nelle scuole pubbliche, medie superiori. Si è occupata di Computer Art dal 1981 e sue immagini sono state pubblicate nel volume Computer image di Mauro Salvemini (Jackson Libri, 1985). Ha gestito la Galleria d’Arte “5x5” in via Garibaldi in Trastevere negli anni ’70/’80 insieme a Rinaldo Funari ed ha organizzato varie mostre, manifestazioni e convegni anche presso istituzioni come la Casa delle Donne, la Casa della Memoria e della Storia di Roma, alcune Biblioteche comunali di Roma ed un Convegno di sociologia a Bagni di Lucca. Dal 1975 si è avvicinata alla psicoanalisi e dal 1982 è stata accettata dalla Società italiana di psicodramma analitico – SIPSA in qualità di membro titolare. In seguito ad una formazione quinquennale con trainer internazionali, ha svolto attività di collaborazione presso la Società Medica italiana di Analisi Bioenergetica SMIAB ed è divenuta membro titolare dell’International Institute for Bioenergetic analisys di New York, rimanendo iscritta fino al 1995. Attualmente è stata invitata più volte a relazionare in Convegni Nazionali ANS alla Facoltà di Scienze Politiche, Sociologia e Comunicazione. Ha scritto alcuni libri sulla memoria storica quali Operazione balena - Unternehmen Walfisch sul rastrellamento nazista del 17 aprile 1944 al Quadraro, giunto alla sua terza edizione (Edilazio, Roma 2013); Un ragazzo chiamato Anzio sulle vicende dello sbarco alleato del 1944, alla sua seconda edizione (A. Sacco, Roma 2013); Estetica anestetica - Il corpo, l’estetica e l’immaginario nell’Italia del Boom economico e verso gli anni di Piombo (Robin Edizioni, Torino 2018). Sempre per Robin Edizioni nel 2019 ha pubblicato il libro socio-fotografico in collaborazione con Valter Sambucini e con la presentazione di Franco Ferrarotti, Città reali, città immaginarie - Migrazioni e metamorfosi creative nelle società nell’Antropocene tra informatizzazione ed iper/urbanizzazione, con i contributi del giornalista e sociologo Pietro Zocconali, Presidente A.N.S, dello storico dell’arte Giorgio Di Genova, dello scrittore Roberto Morassut e del Presidente dell’Ass. Etica Massimo De Simoni. Una sezione del libro approfondisce la grande diffusione della tecnica del tatuaggio, valutandone aspetti storici, sociologici ed artistici, con i contributi dello scrittore Eliseo Giuseppin ed una intervista all’artista Marco Manzo. Ha curato insieme allo storico dell’arte Giorgio Di Genova, l’esposizione online Quintetti d’arte dal 06/04/2020 al 31/08/2020, con una parte, Vetrina dell’invisibilità, dedicata agli artisti che hanno rappresentato visivamente la tragedia della pandemia. Di questo progetto nel 2021 è uscita l’edizione in cartaceo (Robin Edizioni, Torino). Appena uscito il libro - Lo sguardo della Sibilla. Dal Daimon all’Anima Mundi: la poetica di Placido Scandurra (Robin editore 2022) - http://www.robinedizioni.it/nuovo/lo-sguardo-della-sibilla. Al suo attivo anche alcune pubblicazioni di poesia su tematiche ambientali: Ha curato, insieme a Massimo De Simoni, l’antologia I poeti incontrano la Costituzione (Ediesse, 2017) -