Home C'era una volta Renault 4 Cv, simbolo della ricostruzione francese

Renault 4 Cv, simbolo della ricostruzione francese

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Il 6 luglio 1961 la Renault 4 Cv esce di produzione. Finisce così la storia di un’automobile che ha avuto un peso anche simbolico nella storia della Francia.

Una vettura progettata in clandestinità

Nella storia della Renault 4 Cv c’è la tragedia della Francia nella Seconda Guerra Mondiale. Figlia di un’intuizione del direttore del settore progettazione della Renault Charles Edmond Serre e di quel genio della storia automobilistica che risponde al nome di Ferdinand Picard sembra destinata a restare soltanto un sogno di primavera quando le truppe della Germania nazista occupano il suolo francese. Le condizioni imposte dall’occupante, infatti, prevedono la cessazione di ogni ricerca tecnologica autonoma. Anche la Renault, che fino a quel momento si era dedicata alla costruzione di automobili di classe media. Serre e, soprattutto, Picard, però, non ci stanno. In silenzio e nell’ovatta della clandestinità continuano a lavorare su quella che loro ritengono debba essere la vettura dei francesi del dopoguerra: capace di buone prestazioni, affidabile e a basso costo. Le difficili condizioni ambientali sono aggravate anche dall’atteggiamento negativo del patron Louis Renault, scettico sulle possibilità di un modello a basso costo. Nonostante la distruzione degli stabilimenti, le retate, i drammi di una guerra che sembra non finire mai, i risultati delle ricerche vengono salvati dalla distruzione. Alla Liberazione Louis Renault viene arrestato con l’infamante accusa di aver collaborato con i nazisti e rinchiuso in un carcere da dove non uscirà più. Il 27 settembre 1944 gli stabilimenti sono confiscati e pochi giorni dopo affidati in custodia a Pierre Lefaucheux, un uomo d’affari impegnato nella Resistenza che fa parte del ristretto gruppo d’esperti chiamati a progettare la ricostruzione economica della Francia.

La nazionalizzazione favorisce la realizzazione del sogno

Il 6 gennaio 1945 la Renault viene nazionalizzata e a capo della nuova azienda il Presidente della Repubblica Charles De Gaulle mette lo stesso Lefaucheux. Finalmente gli studi sulla vettura iniziati da Serre e Picard possono rivedere la luce del sole e, a partire dal 9 ottobre 1945 la loro realizzazione viene autorizzata ufficialmente nell’ambito di un piano quinquennale che prevede anche la ricostruzione del parco automobilistico francese. Lefaucheux fa le cose per bene. Forte di un’indagine di mercato, raddoppia i dati consegnatigli e fissa in 200.000 vetture in cinque anni l’obiettivo minimo di produzione. Il prototipo della Renault 4 Cv fa così il suo debutto in società nel 1946 al Salone dell’Auto di Parigi. Il successo è immediato. Le piccole dimensioni, la sua compattezza e l’affidabilità conquistano il pubblico. Mentre fioccano le prenotazioni, Lefaucheux cerca di rimettere in sesto a grande velocità gli stabilimenti devastati dalle bombe e, soprattutto, di realizzare a tempo record una linea di montaggio adeguata ai risultati che si è prefisso, visto che la 4 Cv è destinata nelle sue intenzioni a essere la prima vettura di quel tipo prodotta in serie. Nonostante tutto ce la fa. Il 12 agosto 1947 la prima Renault 4 Cv di serie lascia la catena di montaggio. È l’inizio di uno straordinario successo che farà diventare Renault la prima casa automobilistica francese. La vettura, ispirata nelle forme ai modelli americani della classe superiore, diventerà la vettura “popolare” per eccellenza e centrerà anche importanti risultati sportivi. Quando, il 16 luglio 1961, l’ultima 4 Cv lascia lo stabilimento per raggiunti limiti d’età il conteggio totale della produzione si ferma alla ragguardevole cifra di 1.105.543 vetture.

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Scrivere è il mio principale mestiere, comunicare una specializzazione acquisita sul campo. Oltre che per comunicare scrivo anche per il teatro (tanto), il cinema e la TV. È difficile raccontare un'esperienza lunga una vita. Negli anni Settanta ho vissuto la mia prima solida esperienza giornalistica nel settimanale torinese "Nuovasocietà" e alla fine di quel decennio mi sono fatto le ossa nella difficile arte di addetto stampa in un campo complesso come quello degli eventi speciali e dei tour musicali. Ho collaborato con un'infinità di riviste, alcune le ho anche dirette e altre le dirigo ancora. Ho organizzato Uffici Stampa per eventi, manifestazioni e campagne. Ho formato decine di persone oggi impegnate con successo nel settore del giornalismo e della comunicazione. Ho scritto e sceneggiato spot e videogiochi. Come responsabile di campagne di immagine e di comunicazione ho operato anche al di fuori dei confini nazionali arrivando fino in Asia e in America Latina. Dal 1999 al 2007 mi sono occupato di storia e critica musicale sul quotidiano "Liberazione".

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