Home C'era una volta Richard Harrison, l’attore che disse no a Leone

Richard Harrison, l’attore che disse no a Leone

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Il 26 maggio 1935 nasce a Salt Lake City, nello Utah, Richard Harrison, uno dei personaggi più popolari del cinema di genere italiano degli anni Cinquanta e Sessanta. Culturista e modello inizia a lavorare nel cinema alla metà degli anni Cinquanta a Hollywood in vari ruoli di secondo piano. Nel 1961, dopo aver partecipato al “Il padrone del mondo” di William N. Witney accanto a Vincent Price e a un giovane Charles Bronson, come molti culturisti americani sbarca a Roma per interpretare vari film di argomento avventuroso-mitologico, i cosiddetti “peplum”.

Eroe dei peplum, non crede al western italiano

Rapidamente Richard Harrison, che all’inizio usa anche lo pseudonimo Dan Harrison, diventa uno dei personaggi più amati dal pubblico italiano.  Tra i maggiori successi di quel periodo ci sono “Perseo l’invincibile” di Alberto De Martino nel quale interpreta proprio la parte di Perseo, “I due gladiatori”, “I Giganti di Roma” o “La rivolta dei pretoriani”. Culturista e modello Richard Harrison resta nella storia del western all’italiana per il gran rifiuto opposto a Sergio Leone che l’avrebbe voluto come protagonista in “Per un pugno di dollari”. Stando alla leggenda sarebbe stato proprio lui a suggerire al regista il nome del suo amico Clint Eastwood per la parte del “pistolero senza nome”. Alla base del rifiuto c’è lo scetticismo con il quale lui, giovanottone statunitense già pistolero in “Duello nel Texas”, guarda alla possibilità che ci possa essere qualche futuro per un western girato da un regista italiano in un periodo in cui la produzione americana del genere vive una crisi d’ispirazione e di pubblico. Di fronte all’incognita sul destino dell’idea di Leone preferisce non rischiare la buona posizione che si è costruito nel cinema italiano grazie al suo fisico prestante in un genere sperimentato come quello avventuroso-mitologico. La scelta si rivela sbagliata. Nel breve volgere di qualche anno la realtà dimostra che il “peplum” che è arrivato al capolinea mentre il western all’italiana si appresta diventare un fenomeno di portata mondiale.

Eastwood diventa una stella, lui s’accontenta

A dimostrazione che la vita è davvero imprevedibile il suo amico Clint Eastwood diventa una stella del western, lascia l’Italia e se ne va verso un nuovo destino che l’aspetta e che gli riserverà moltissime soddisfazioni. Richard Harrison però non è un tipo invidioso. Non se la prende e continua a lavorare prevalentemente nel cinema italiano dove finirà per diventare uno dei più apprezzati interpreti del cosiddetto “cinema di genere” districandosi tra film di guerra, cappa e spada, gialli, commedia sexy e thriller. Sia pur in ritardo non rinuncia neppure a cimentarsi nel western all’italiana. Si ritaglia anche un nuovo spazio in quelli di spionaggio che scimmiottano e sfruttano la strada aperta da 007. Lui si accontenta di vestire i panni dell’agente 077 Bob Fleming. Dopo aver partecipato a una serie di pellicole avventurose ispirate alle arti marziali e al mondo dei ninja Harrison decide di ridurre il suo impegno come attore e nel 1987 ritorna negli Stati Uniti stabilendosi a Malibu, in California. Un pugno di film girati in patria precede il suo ritiro pressoché definitivo. Come il suo amico Clint Eastwood si impegna anche in politica, candidandosi a sindaco di Palm Springs. A differenza di Eastwood però non riesce a essere eletto.

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Scrivere è il mio principale mestiere, comunicare una specializzazione acquisita sul campo. Oltre che per comunicare scrivo anche per il teatro (tanto), il cinema e la TV. È difficile raccontare un'esperienza lunga una vita. Negli anni Settanta ho vissuto la mia prima solida esperienza giornalistica nel settimanale torinese "Nuovasocietà" e alla fine di quel decennio mi sono fatto le ossa nella difficile arte di addetto stampa in un campo complesso come quello degli eventi speciali e dei tour musicali. Ho collaborato con un'infinità di riviste, alcune le ho anche dirette e altre le dirigo ancora. Ho organizzato Uffici Stampa per eventi, manifestazioni e campagne. Ho formato decine di persone oggi impegnate con successo nel settore del giornalismo e della comunicazione. Ho scritto e sceneggiato spot e videogiochi. Come responsabile di campagne di immagine e di comunicazione ho operato anche al di fuori dei confini nazionali arrivando fino in Asia e in America Latina. Dal 1999 al 2007 mi sono occupato di storia e critica musicale sul quotidiano "Liberazione".

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