Home C'era una volta Roberto Ciaramella, la più bella voce d’Angelo

Roberto Ciaramella, la più bella voce d’Angelo

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Il 30 agosto 1961 muore Roberto Ciaramella. Ha settantaquattro anni e all’Italia distratta dal boom il suo nome non dice più niente. Eppure è stato uno dei personaggi più importanti della scena musicale di Napoli, città dove nasce nel maggio del 1887.

Il richiamo del palcoscenico più forte della paga militare

Il Novecento non è ancora iniziato quando debutta, a soli sette anni, al Teatro Rossini di Napoli cantando l’inedita Maria Marì di Eduardo Di Capua, suo maestro di canto. In breve tempo il bambino prodigio diventa un beniamino del pubblico nel capoluogo partenopeo tanto che viene chiamato a far parte del gruppo di artisti che mettono in scena la “Cantata dei pastori” di Angelo Gabriele. È in questo periodo che, proprio giocando sul nome di Gabriele, Ciaramella si conquista il soprannome di “la più bella voce d’Angelo”. A sedici anni si arruola in marina e la sua carriera sembra chiudersi lì, ma il richiamo del palcoscenico è più forte della paga militare. Nel 1913 è nuovamente in scena insieme ad altri due personaggi fondamentali per l’evoluzione dello spettacolo napoletano: Mimì Maggio e Silvia Coruzzolo. Con loro forma un trio le cui esibizioni sono oggi considerate tra i primi tentativi di sceneggiata. Di nuovo la divisa sembra sbarrare la strada della sua carriera. Con lo scoppio della prima guerra mondiale viene richiamato sotto le armi. Nel 1918 quando il conflitto finisce torna ancora a Napoli e si riunisce ai suoi due compagni d’avventura.

Cantante, autore e macchiettista

Nel 1920, costretto a letto da un banale, ma fastidioso, infortunio, comincia a mettere sulla carta qualche idea. In breve tempo diventa un prolifico e geniale autore di sceneggiate, macchiette e canzoni popolari. Alla sua inventiva si devono canzoni in dialetto napoletano che hanno fatto epoca come O squilibrato e Ah Matalè. La sua napoletanità non ha confini. Come molti suoi compaesani prende “il vapore” e se ne va negli Stati Uniti, accolto da vere e proprie manifestazioni di piazza. Le sue tournée oltreoceano saranno numerosissime. In quegli anni traduce gran parte del repertorio tradizionale partenopeo nello slang di Little Italy favorendone la diffusione. Fa lo stesso, all’inverso, con alcuni brani americani che inserisce nel repertorio destinato al pubblico di Napoli previa traduzione in dialetto. Sulle due sponde dell’oceano registra gran parte delle canzoni dell’epoca tanto da lasciare in eredità ai posteri un’imponente mole di materiale fonografico. Memorabili restano anche i suoi duetti con la moglie Anna Carlevalis e con Ciccillo Rondinella, uno dei monumenti della napoletanità.

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Scrivere è il mio principale mestiere, comunicare una specializzazione acquisita sul campo. Oltre che per comunicare scrivo anche per il teatro (tanto), il cinema e la TV. È difficile raccontare un'esperienza lunga una vita. Negli anni Settanta ho vissuto la mia prima solida esperienza giornalistica nel settimanale torinese "Nuovasocietà" e alla fine di quel decennio mi sono fatto le ossa nella difficile arte di addetto stampa in un campo complesso come quello degli eventi speciali e dei tour musicali. Ho collaborato con un'infinità di riviste, alcune le ho anche dirette e altre le dirigo ancora. Ho organizzato Uffici Stampa per eventi, manifestazioni e campagne. Ho formato decine di persone oggi impegnate con successo nel settore del giornalismo e della comunicazione. Ho scritto e sceneggiato spot e videogiochi. Come responsabile di campagne di immagine e di comunicazione ho operato anche al di fuori dei confini nazionali arrivando fino in Asia e in America Latina. Dal 1999 al 2007 mi sono occupato di storia e critica musicale sul quotidiano "Liberazione".

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