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#RomaFF12: Hostiles di Kathryn Bigelow e Detroit di Scott Cooper

Visti per voi al #RomaFF12: Hostiles e Detroit
 

I primi giorni della dodicesima edizione della Festa del Cinema di Roma hanno offerto al pubblico un calendario fitto di proiezioni, anticipando un panorama denso di temi e suggestioni.

 
Singolare talvolta la corrispondenza di alcuni di questi temi, nonostante la diversità delle ambientazioni e dello stile registico, come accade in due film targati USA: Hostiles di Scott Cooper e Detroit di Kathryn Bigelow.
“Hostiles”, film di apertura della Festa, è ambientato nel selvaggio West agli albori del sogno americano e racconta il viaggio epico di un capitano dell’esercito degli Stati Uniti, incaricato suo malgrado di scortare nelle terre native una famiglia di indiani di alto rango, quella del capo Cheyenne Falco Giallo. Il viaggio si snoda tra temibili imboscate dei Pellerossa, paesaggi iconici e incontri che di volta in volta cambiano gli equilibri all’interno della spedizione. Naturalmente il viaggio corrisponde anche al percorso interiore dei protagonisti, specie del capitano (Christian Bale), che inizialmente esasperato dall’intolleranza totale verso il nemico indiano si scopre sul finale molto più vicino a coloro che pensava radicalmente diversi, tanto da diventare l’omologo spirituale del capo Cheyenne. Una trasformazione che è anche un messaggio politico rispetto all’ostilità dichiarata dal titolo, e si nutre di autentico rispetto, al confronto con l’atteggiamento ipocrita di una società alle origini che vuole ‘”utelare le minoranze” espropriando loro le terre e relegandole all’interno delle riserve.
L’ostilità razziale torna a mostrarsi con altrettanta violenza nell’altro film a cui facciamo riferimento, “Detroit” del premio Oscar Kathryn Bigelow, che è ambientato nella città omonima sul finire degli anni Sessanta, e riporta a galla uno degli episodi più sanguinosi della sempre attuale battaglia degli afroamericani per il riconoscimento dei propri diritti. Nel caso di “Detroit”, che ruota attorno all’omicidio di tre afroamericani ad opera della polizia all’interno di un motel dove stavano divertendosi in compagnia di ragazze bianche, nulla riesce a colmare la distanza tra i due mondi che si scontrano, e anzi l’ostilità tra le parti finisce per essere esacerbata dalla sentenza di un tribunale che sancisce la supremazia sociale dei bianchi. Qui il viaggio del protagonista, il poliziotto afroamericano che assiste al massacro dei suoi simili senza poterli salvare, segue la traiettoria contraria: dalla speranza che il rispetto delle regole sociali possa condurre alla convivenza pacifica all’amara constatazione che sotto la patina dell’integrazione si celi in realtà un’indomita intolleranza.
“Hostiles” e “Detroit” sono dunque facce della stessa medaglia: rappresentano due archetipi della coscienza sociale americana, che si fonda sulla coesione delle minoranze ma da sempre si percepisce colpevole per averle a lungo schiacciate.