Home C'era una volta Romolo Balzani, uno dei creatori della canzone romana

Romolo Balzani, uno dei creatori della canzone romana

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Il 4 aprile 1892 a pochi passi da Campo de’ Fiori nasce a Roma Romolo Balzani. Interprete geniale e prolifico compositore, di lui il critico Enzo Giannelli ha scritto che Balzani è «per la città di Roma ciò che Odoardo Spadaro è per Firenze, Amalia Rodriguez per il Portogallo, Maurice Chevalier o Edith Piaf per Parigi». Forse non con questi toni ma il riconoscimento al lavoro di questo geniale compositore e interprete è pressoché unanime. Gran parte dei critici e dei musicologi è concorde nel sostenere che le sue canzoni costituiscono ancora oggi il nerbo della scuola tradizionale romana. Tale affermazione non deve, però, trarre in inganno. La canzone tradizionale romana esiste ben rima di lui. Il suo principale meritò è, però, quello di alzarne il livello al di sopra della semplice ripetizione di strofe tramandate di bocca in bocca e di generazione in generazione come in genere accade per i canti della tradizione. Quello che fa la differenza è il suo “tocco”. Balzani attinge alla fresca vena popolare, si abbevera fino a saziare la propria sete, ma non si limita a restituirla come l’ha trovata. La arricchisce con la sua ispirazione artistica e quelli che prima potevano apparire stornelli semplici, si tramutano in piccoli capolavori, in perle uniche nate dall’incontro tra la poesia e canzone popolare.

Il debutto a Trastevere

Non ha ancora due anni quando la sua famiglia si trasferisce a Trastevere. Proprio in quella borgata fa il suo debutto sulle scene a sedici anni mettendo in scena sul palcoscenico della sala parrocchiale di San Crisogono un divertente balletto con dieci amici travestiti da ballerine. Pian piano decide che il “rutilante mondo dello spettacolo” sarà la sua vita, anche se per sopravvivere è costretto a fare lo stuccatore. L’Alcazar e il Salone Margherita sono testimoni della crescita della sua popolarità come cantante, chitarrista e intrattenitore. Dopo la pausa imposta dalla Grande Guerra nella quale vive anche l’esperienza della prigionia nel 1920 forma il suo primo gruppo musicale composto esclusivamente da strumenti a corda. Nella seconda metà degli anni Venti nascono le canzoni che lo renderanno famoso come L’eco der core e, soprattutto, Barcarolo Romano. Nel 1927 costruisce uno spettacolo di musica e immagini dal titolo “Canzoni illustrate da caratteristiche proiezioni luminose” che per l’epoca è decisamente innovativo e anticipa di mezzo secolo l’evoluzione della musica dal vivo. L’anno successivo inserisce in repertorio una canzone non sua: è la celeberrima Nannì (‘Na gita a li castelli) di Franco Silvestri.

Le radici a Roma

Roma impara ad amarlo e lui non la tradirà mai nemmeno quando, nel suo periodo di maggior successo impresari ed editori musicali lo lusingano e sono disponibili a largheggiare nei compensi pur di convincerlo a “sprovincializzarsi” e a estendere il suo interesse anche al di fuori delle mura della “città eterna”. Ha Roma ci sono le sue radici e lui non se la sente di andare altrove. Eclettico e disponibile, la sua attività non conosce limiti: dal teatro alla radio al cinema. Accetta di interpretare il personaggio di Lipari nella versione messa in scena da Luchino Visconti di “Uno sguardo dal ponte” di Arthur Miller, mentre Mauro Bolognini utilizza la sua Serenata de Paradiso nel film “La giornata balorda” e Pier Paolo Pasolini inserisce Barcarolo romano in “Accattone”. Nel 1954 si ritira dalle scene. Muore il 24 aprile 1962. Proprio per questa sua cocciutaggine nel voler restare abbarbicato alle strutture della musica popolare fatica a ottenere riconoscimenti da parte della critica cosiddetta “colta” che soltanto dopo la sua morte ne rivaluterà il lavoro riconoscendo in lui un interprete delicato e sensibile in possesso di una capacità di composizione non comune.

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Scrivere è il mio principale mestiere, comunicare una specializzazione acquisita sul campo. Oltre che per comunicare scrivo anche per il teatro (tanto), il cinema e la TV. È difficile raccontare un'esperienza lunga una vita. Negli anni Settanta ho vissuto la mia prima solida esperienza giornalistica nel settimanale torinese "Nuovasocietà" e alla fine di quel decennio mi sono fatto le ossa nella difficile arte di addetto stampa in un campo complesso come quello degli eventi speciali e dei tour musicali. Ho collaborato con un'infinità di riviste, alcune le ho anche dirette e altre le dirigo ancora. Ho organizzato Uffici Stampa per eventi, manifestazioni e campagne. Ho formato decine di persone oggi impegnate con successo nel settore del giornalismo e della comunicazione. Ho scritto e sceneggiato spot e videogiochi. Come responsabile di campagne di immagine e di comunicazione ho operato anche al di fuori dei confini nazionali arrivando fino in Asia e in America Latina. Dal 1999 al 2007 mi sono occupato di storia e critica musicale sul quotidiano "Liberazione".

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